In maniera piuttosto sorprendente, ma non immeritata, il vecchio e glorioso Atletico Chalaco, risalito dagli inferi della Segunda Division soltanto nel 1972, chiude la Liguilla del Descentralizado 1979 al secondo posto, collocandosi alle spalle dello Sporting Cristal campione, e qualificandosi alla Copa Libertadores a braccetto coi cerveceros. Per la “Furia Chalaca”, sulla cui panchina siede il “Cabezón” Cesar Cubilla, il risultato ottenuto, oltre ad essere per certi verti inaspettato, e a venire accolto con leggittimo stupore misto a soddisfazione, ha una portata storica: mai i biancorossi, inseriti nel gruppo 1 assieme alle argentine River Plate e Velez Sarsfield e ai connazionali dello Sporting Cristal, avevano preso parte alla regina delle competizioni sudamericane. Non ci riusciranno più.

Dopo il lusinghiero 0-0 di Lima con cui l’Atletico Chalaco inaugura l’avventura continentale, c’è attesa per il primo, storico incontro casalingo dei rojiblancos in Copa Libertadores. Anche se per questioni logistiche e pragmatiche – come favorire un maggior afflusso di pubblico – così da garantirsi un incasso più alto dai proventi della vendita dei tagliandi – alla leggendaria dimora del club, il piccolo Estadio Telmo Carbajo di Callao, viene preferito il mastondontico e più accogliente Estadio Nacional di Lima, quello che hanno in mente i portenos è un’imponente cerimonia di benvenuto. Nelle settimane che precedono il grande evento, in programma per il primo Marzo, fervono i preparativi e non mancano le idee, alcune anche bizzarre e pittoresche: la più ortodossa è quella di affidare l’apertura delle danza alla banda della Marina, incaricata di far risuonare le soavi note di “Nostalgia Chalaca”, inno incontrastrato della città, tra due ali di bambini in festa.

Ad un certo punto la dirigenza biancorossa, sempre alla spamosdica ricerca di soluzioni che diano un tocco identitario, originale ed accattivante alle celebrazioni, fa una pensata geniale. Si ricorda dell’apodo con cui la squadra è conosciuta in Perù, “El Leon Porteño“, e si mette in contatto con un circo della zona a cui rivolge una richiesta tanto singolare quanto precisa: vogliono un leone in prestito per un giorno. L’idea è quella di adagiare la belva, rinchiusa in una gabbia con le sbarre dipinte di bianco e rosso, su un apposito carrello trainato da un piccolo rimorchio per fargli fare la cosiddetta “vuelta olimpica” prima dell’inizio della partita. I biancorossi si augurano di vedere premiati i tanti sforzi con un ruggito spavaldo e terrificante del re della foresta, utile ad incutere timore agli avversari e a galvanizzare il pubblico chalaco. Ma, quando giunge il momento fatidico, la mascotte del club sembra divertirsi a fare i dispetti, e se ne sta placida, preferendo una bella pennichella al feroce ruggito tanto richiesto e atteso. E’un fiasco totale.

In campo, le cose per l’Atletico Chalaco, che pure può contare su elementi discreti come l’iconico portiere uruguagio Fernando Apolinario, passato alla storia per una copertina in cui lo si vede seduto sui talloni nel bel mezzo del terreno di gioco mentre fa da cavia a una nuova acconciatura partorita dal famigerato stilista e parrucchiere Toto Hall, e i nazionali peruviani Oscar Arizaga e WalterChuecoEscobar, non vanno mica meglio. Il Velez Sarsfield di Jorge Solari, guidato in campo dello strepitoso volante Carlos Ischia, è anch’esso neofita della competizione, ma si rivela avversario qualitativamente troppo superiore alla “Furia Chalaca”, schiantata da una zuccata di Josè Castro e da una rete dell’ineccepibile “rematador” Osvaldo Damiano. Il resto del cammino, proibitiva doppia trasferta argentina compresa, sarà, come peraltro ampiamente prevedibile, lastricato di sconfitte e cocenti umiliazioni. Nella gara di ritorno di Liniers, tra la valanga di reti, cinque, con cui il “Fortin” seppellirà prepotentemente i rojiblancos, arriveranno, però, le storiche, e uniche, due reti dell’Atletico Chalaco in Copa Libertadores: a firmarle saranno Marcos Portilla e Oswaldo Flores.

Dal blog Calciofuorimoda



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