Nel 1965 Ramiro Blacut è un giovane attaccante boliviano di belle speranze. Appena due anni prima è stato nominato miglior giocatore del Campeonato Sudamericano, disputato in Bolivia e vinto proprio dalla Verde di cui è l’uomo-copertina. Da due stagioni gioca in Argentina, tra le fila del Ferrocarril Oeste, e fa la spola con l’Università, dove studia Ingegneria Civile.

In Germania ha un amico che gli offre la possibilità di trasferisi in Europa e proseguire i suoi studi al rinomato Göthen Institut: Blacut non se lo fa ripetere due volte. Incalzato da alcuni iimpiegati dell’ambasciata boliviana, Ramiro si convince a affrontare un provino con il Bayern Monaco, all’epoca militante in seconda divisione. Dapprima riluttante, perchè poco soddisfatto dalle condizioni offerte, Blacut ci ripensa e accetta la sfida: è il primo calciatore boliviano a venire tesserato in Germania.

Nel Bayern Monaco, lontano parente del carro armato che conosciamo oggi, sta crescendo una rigogliosa nidiata di talenti che di lì a poco farà le fortune dei bavaresi e della nazionale tedesca: con Blacut, che per mantenersi si dibatte sui cantieri come operaio edile, ci sono i giovanissimi Franz Beckenbauer, Gerd Muller e Sepp Maier.
Con un parterre del genere, decisamente fuori categoria per la cadetteria, la promozione in prima divisione dei bavaresi è una formalità: il fromboliere sudamericano, tuttavia, assisterà dalla panchina alla cavalcata trionfale dei suoi compagni.

Lo scarso impiego, addizionato al culmine del percorso di studi i nterra tedesca, lo porteranno a fare immediato rientro in Bolivia, dove col Bolivar si toglierà la soddisfazione di conquistare due titoli consecutivi tra il 1968 e il 1969.



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