“Arbitrerò, ma voglio cento poliziotti che mi scortino, una nave pronta a salpare verso l’Europa subito dopo la fine dell’incontro e un’assicurazione sulla vita per me e per tutta la mia famiglia!”. Duro mestiere quello di direttore di gara, sin dagli albori. Capro espiatorio di ogni sconfitta e bersaglio dei più fantasiosi e non certo lusinghieri epiteti. Pensate dover dirigere la finale della prima Coppa del Mondo, il 30 luglio 1930, a Montevideo! E per giunta di fronte ci sono due nazionali acerrime rivali: i padroni di casa dell’Uruguay e i vicini dell’Argentina. Quando Jules Rimet chiamò John Langenus (Anversa, 08/12/1891 – 01/10/52) per comunicargli che sarebbe stato lui il fischietto della finalissima, nella testa del burocrate belga saranno passati mille pensieri contrastanti: l’orgoglio, la paura, l’indecisione, la responsabilità … Ma ormai non si poteva rifiutare. Così Langenus, che aveva già diretto due gare della manifestazione e aveva potuto constatare direttamente tutto il caos e la disorganizzazione che vi regnavano, dettò le proprie condizioni, quelle riportate all’inizio. Il 30 luglio le premesse non furono delle migliori: arrivato allo stadio, l’arbitro venne ammanettato. Già tredici persone prima di lui, infatti, si erano spacciate per il direttore di gara designato e nessuno dell’organizzazione era presente per riconoscerlo. La gara iniziò con un’ora di ritardo: fu il sarto, che gli aveva preparato la divisa il giorno precedente, ad assicurare che John Langenus era effettivamente lui. Ma i problemi continuarono: le due finaliste insistevano per giocare col proprio pallone. Langenus allora stabilì salomonicamente che si sarebbe disputato un tempo col cuoio argentino, l’altro con quello uruguayano. Finalmente il match poté avere inizio. Tutto andò bene, l’Uruguay vinse, Langenus non venne minimamente contestato, tant’è che decise di continuare a tenere il fischietto in bocca e lo si ritrovò in campo anche nelle due edizioni successive del Campionato del Mondo.



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