INCAPPUCCIATI – All’interno dello spogliatoio, i calciatori e lo staff della nazionale argentina si dispongono su tre file frastagliate e disomogenee. Quelli sistemati più in basso indossano giacca e cravatta d’ordinanza e cercano di mantenere un certo contegno istituzionale; dietro, invece, molto più informali, vestono l’uniforme da gioco e si affannano alla ricerca di un posticino nell’inquadratura abbarbicandosi sugli armadietti: il più fortunato riesce persino a sedersi, lasciando beatamente penzolare le gambe nel vuoto. Tutti hanno il volto celato da un cappuccio bianco, con due piccoli forellini all’altezza degli occhi, degno degli adepti di una confraternita religiosa o di una setta esoterica. Davanti a loro il fotografo Lucho Flores, che ha assecondato una geniale trovata del giornalista Miguel Tapia, entrambi stipendiati dal quotidiano “Hoy” di La Paz, sta per immortalare il momento. La posa è perfetta e la sceneggiatura tanto emblematica quanto provocatoria: il giorno prima, quando avevano avvolto i calciatori all’interno di lenzuoli bianchi per simboleggiare dei fantasmi, l’impatto ottenuto non era stato quello desiderato. Stavolta, invece, il messaggio di protesta lanciato tra le righe alla federazione, colpevole di averli piantati in asso, abbandonandoli scelleratamente al proprio destino, è abbastanza chiaro e intuitivo.

SIVORI AL TIMONE – Quando nel 1972 il mitologico Enrique Omar Sivori, dopo due brevi parentesi al Rosario Central e all’Estudiantes, accetta la panchina dell’Albiceleste, l’AFA gli affida il testimone lasciato libero da Juan Josè Pizzuti, leggendario condottiero del Racing Avellaneda campione del mondo nel ’67, e lo incarica di una missione sicuramente non proibitiva, ma nemmeno banale: mettere l’Argentina su un aereo per la Germania Ovest, sede deputata ad ospitare il Mondiale del ’74, riscattando così il fiasco della Selección del “DivinoAdolfo Pedernera che aveva incredibilmente bucato la rassegna iridata messicana del ’70. Per questioni politiche, economiche e per finire campanilistiche, oltre che meramente sportive, un secondo fallimento sarebbe disastroso e quindi da scongiurare a tutti i costi. Non è un mistero il fatto che l’Argentina culli la velleità di ospitare la kermesse del ’78 e, per questo, su un altro tavolo, ad un altro livello della rivalità, ha ingaggiato una serrata battaglia senza esclusioni di colpi con il Brasile: ovviamente, in questo senso, un flop albiceleste chiuderebbe le porte all’Argentina, spalancandole contemporaneamente al nemico giurato verdeoro.

PRECOCCUPAZIONI E STRATAGEMMI – L’Albiceleste, inserita nell’insidioso gruppo 2, se la vedrà con Paraguay e Bolivia. Anche se dopo il trionfale 4-0 inaugurale con la Bolivia a Buenos Aires, propiziato dalle doppiette di Brindisi ed Ayala, l’umore della truppa è alto, il “Cabezón” rimane abbottonato e mette in guardia i suoi circa le trappole che potranno incontrare durante il cammino. A preoccuparlo più d’ogni altra cosa è la trasferta del 23 Settembre in Bolivia: una settimana prima ci sarebbe il Paraguay. Ma quello è il meno. In quei giorni di meditazione e preparazione gli arriva all’orecchio una notizia secondo la quale proprio i Guaranì, spaventati allo stesso modo dalla trasferta in altura, effettueranno una ricognizione sulle ande boliviane per prevenire gli scherzi del “soroche”, il famigerato mal di montagna che rende l’aria irrespirabile, favorisce l’insorgenza di fenomeni tachicardici e facilita la produzione di acido lattico, provocando frequenti giramenti di testa e rendendo le gambe più pesanti e le traiettorie disegnate dalla sfera imprevedibili. Senza spremersi le meningi, Sivori di colpo ha trovato la soluzione a tutti i grattacapi che gli frullavano nella mente. In fondo non è poi mica difficile: basta seguire l’esempio dell’Albirroja. Solo che il “Cabezón” ci mette quel pizzico d’originalità ch’era mancato ai paraguagi, convocando un’altra masnada di calciatori e assemblando di tutto punto un’autentica nazionale parallela. Ci sarebbe poi questo Manuel Ignomiriello, uno che ha visto nascere la generazione d’oro dell’Estudiantes dei vari Ramón Verón, Malbernat, Pachamè e Poletti, e che quindi di giovani se ne intende. Sarebbe il selezionatore, cioè quello che se ne va in giro per l’Argentina ad adocchiare calciatori per conto dell’AFA, ma Sivori lo chiama a rapporto e lo pone a capo dell’Argentina dos, prima di spedirlo con la squadra ai duemilacinquecento metri di Tilcara, località della provincia di Jujuy al confine con la Bolivia. Quando Ignomiriello e i suoi partono per le Ande, alla gara con la Bolivia mancano settantacinque giorni. Sivori è scrupoloso e non intende lasciare nulla al caso: la squadra deve acclimatarsi all’aria rarefatta e farsi trovare pronta all’appuntamento con la Verde.

I FANTASMAS – La rosa è discreta. Tra gli uomini su cui Don Miguel può fare affidamento ci sono, tra gli altri: Aldo Pedro Poy, l’autore delle celebre palomita al Newell’s che valse un leggendario titolo al Central, Ubaldo Fillol, futuro iconico portiere del River e campione del Mondo nel ’78, il telento illuminante del flemmatico Ricardo Bochini e un giovanissimo Mario Kempes: della comitiva fanno parte pure Juan Ramon Rocha, il portiere di riserva Jorge Tripicchio, lo straripante “MandrakeMarcelo Trobbiani e il peronista convinto Rubén Oscar Hueso Glaria. I calciatori partono da Ezeiza, e dopo un primo periodo a Tilcara, attraversano l’altopiano della Quiaca e si spostano in Perù, prima di entrare in Bolivia a Oruro, e giungere a La Paz solo una settimana prima della gara. L’avventura dell’Albiceleste 2 sulle Ande si trasforma ben presto in un’odissea. L’albergo è spartano, il cibo carente e scadente, gli spostamenti su ferrovie in legno scomodi e tormentati. In tutto questo l’AFA, presieduta da Baldomero Gigàn, si lava le mani e chiude i rubinetti, abbandonando Don Miguel e la sua truppa al proprio destino: per saldare i conti e provvedere al proprio sostentamento i calciatori sono costretti a fare gli straordinari e raccattare qualche spicciolo giocando un numero esorbitante di gare amichevoli. In una di queste, nell’incantevole Cusco, Mario Kempes segna al Cienciano la sua prima rete, ovviamente non ufficiale, con la maglia della Selección. Al ritorno a Buenos Aires il “Matador” sale sulla bilancia: ha perso la bellezza di nove chili. Juan JosèJota JotaLopez, ReinaldoMostazaMerlo e Jorge Troncoso, invece, faticano ad adattarsi e, provati dalla condizioni estreme, fanno immediato ritorno a casa.

DA PAJARO A FANTASMA – Intanto la nazionale ufficiale, quella dove sgambettano i vari Brindisi, Wolff e Balbuena, ha strappato un prezioso pari in quel di Asuncion grazie ad una rete del solito Ruben “Ratón” Ayala, cespuglioso e baffutto alfiere del San Lorenzo. La sera prima della gara con la Bolivia il “Cabezón” irrompe piuttosto a sorpresa nel ritiro dei fantasmas a La Paz. Ma non è solo. Ha portato i rinforzi: assieme a lui ci sono l’agile arquero Daniel Carnevali, che sfilerà il posto all’indomani a Fillol, il torreggiante stopper Ángel Hugo Bargas, nominato miglior giocatore argentino nel 1972, e i totem Miguel Brindisi, Enrique Wolff, Roberto Telch e Rubén Ayala. Sivori verrà ripagato. Il 23 Settembre 1972 all’Hernando Siles le cose per l’Argentina vanno bene. Dopo aver rimediato una gomitata in pieno volto, lo sgusciante Oscar Fornari è stato a bordocampo per farsi medicare una narice sanguinante: quando rientra, fa in tempo a guadagnare l’area di rigore per convertire in rete con uno spettacolare colpo di testa in tuffo un traversone arrotato del “Ratón” Ayala, prima di piangere a dirotto pensando alla madre scomparsa solo qualche settimana prima. E’ questo l’esatto momento in cui Oscar smette di essere “El Pajaro”, e diviene per tutti “El Fantasma”. L’Argentina vince di misura ed avvicina una qualificazione festeggiata una settimana più tardi con la vittoria per tre reti ad una ottenuta sul Paraguay tra le mura amiche. Ma ormai non si fa altro che parlare dell’Equipo Fantasma. La foto pubblicata dal quotidiano “Hoy” di La Paz, quella parecchio evocativa dei calciatori incappucciati, ripresa dal settimanale argentino “Goles”, ha sortito gli effetti sperati, facendo gridare allo scandalo l’indignata opinione pubblica argentina. Se Sivori, soppiantato prima del mondiale Vladislao Cap, non sarà della spedizione, solo un elemento del nucleo originario dei fantasmas avrà il privilegio di rappresentare la propria patria sui campi tedeschi: Mario Alberto Kempes. Mica uno qualunque.

 

Dal blog Calciofuorimoda



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