Il 6 giugno 1971 l’istrionico presidente dei Kickers Offenbach Horst-Gregorio Canellas compie mezzo secolo di vita. Nella sua lussuosa residenza ha organizzato una festa in pompa magna, radunato attorno a sè tutti vertici della federazione tedesca, e confezionato una sorpresa. Ad un certo punto, quando le danze si interrompono, dal fondo della sala parte la registrazione di una vecchia audiocassetta. Si sentono distintamente le voci di Canellas e di altri notabili calciatori della Bundesliga. I toni sono conviviali, ma allo stesso tempo utlimativi: in cambio di una lauta mazzetta promettono di avere un occhio di riguardo quando incontreranno l’Offenbach per facilitarne la salvezza. Quelle compromettenti registrazioni fanno da detonatore allo scandalo che travolge la Bundesliga, coinvolgendo e ricoprendo di fango alcuni personaggi di spicco della lega tedesca.

Tra questi c’è anche Klaus Fischer, nato il 27 Dicembre 1949 a Lindberg, e fresco di trasferimento dal Monaco 1860 allo Schalke 04. La sentenza è perentoria: Kalus viene radiato. Poi, i giudici si mettono una mano sul cuore e la addolciscono, riducendola ad un solo anno di inattività forzata. Fischer torna più forte di prima. A Gelsenkirchen segna valanghe di reti, diventa un’icona dei blu della Ruhr, e si guadagna anche la meritata convocazione della Mannschaft.

Nella storica semifinale del Mundial ’82, lascia a bocca aperta tutto il mondo, piegando la Francia con una leggendaria rovesciata nel secondo tempo supplementare. Quello era il suo cavallo di battaglia. Arabescando nei cieli della Bundesliga, con evoluzioni acrobatiche nate per sfidare le più inconfutabili leggi della fisica, a più riprese coagula attorno al suo nome il voto unanime della giuria dell’ARD. L’emittente pubblica tedesca lo insignisce per ben tre volte con il prestigioso Tor der Jahres, ovvero il premio riservato all’autore della rete più bella dell’annata. Per tutti rimarrà l’uomo della “Fallrückzieher”.



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