Nonostante la precoce uscita di scena dell’estrosa ala sinistra Javier “Zurdo” Jimenez, trasportato negli spogliatoi in barella dopo aver assaggiato i tacchetti dell’arcigno Miguel Angel Matamoros, la Costa Rica, sconfitta 2-1 a Tegugigalpa, ma tenuta in vita da una rete di Asdrubal “Yuba” Paniagua, ha impiegato solo quarantacinque minuti per rimettere a posto le cose e ipotecare la propria presenza nel deciviso Hexagonal CONCACAF propedeutico a Germania ’74.

Intimorita dall’ambiente ostile incontrato in quel del “Ricardo Saprissa” di San Josè, la Bicolor smarrisce la trebisonda, imbarca acqua e affonda sotto i colpi della “Sele” timonata dalla “cara sucia” di Humberto Maschio: apre Walter Elizondo Gomez con una bordata direttamente da calcio a due in area di rigore, raddoppia in contropiede Roy Saenz Acuna Francisco, e, nel finale di tempo, un’autorete di Selvin Carcamo completa l’opera, permettendo ai ticos di sorseggiare il proverbiale tè caldo con un vantaggio più che rassicurante.

Miguel Angel “Shinola” Matamoros è uno di quei difensori rocciosi e poco elegenati che non fanno troppi complimenti alle caviglie degli avversari. Insomma, un vero duro. E’ lui, durante l’intervallo, ad infondere fiducia, suonare la carica e trascinare i compagni che, più che abbacchiati, sono già rassegnati all’eliminazione: “No estamos perdidos, metamos un gol!“, urla facendo tremare le pareti degli spogliatoi.

Al quarto d’ora della ripresa, il tecnico honduregno Carlos “Zorro” Padilla deve fare i conti con l’infortunio di Marco Antonio Mendoza e si gioca il tutto per tutto: getta nella mischia Rigoberto Gomez, formidabile alfiere dell’Olimpia. Sarà la svolta. La “Shula”, apodo che si portava appresso dai tempi della scuola elementare quando “chuleò”, cioè prese in giro, una maestra, compone una coppia atomica con Jorge “Indio” Urquia. Sono loro a guidare la rimonta: prima Urquia accende la miccia della speranza accorciando le distanze, poi la “Shula”, a cinque minuti dal gong, sale in cielo e trasforma in oro un traversone dalla destra di Jorge Bran Guevara.

La “Sele” di casa, fin qui spavalda padrona delle operazioni, comincia a traballare: il 3-2, che in realtà si legge 4-4 aggreggato, renderebbe necessario uno spareggio da disputare in Guatemala. Ma proprio al novantesimo, quando il desempate accontenta ragionevolmente tutti, il portiere costaricense Juan Gutierrez e il difensore Heriberto Rojas combinano la più grottesca delle frittate, spalancando la porta a Gomez: la “Shula” ringrazia, deposita in rete a porta sguarnita la palla del 3-3, e non ha nemmeno il tempo di alzare le braccia al cielo che si ritrova travolto dai compagni ebbri di gioia. Sull’Estadio Saprissa piomba un velo di silenzio quasi irreale. I catrachos hanno appena compiuto l’impresa: sono all’Hexagonal. Finiranno quarti, rimandando di qualche anno la prima comparsata iridata.

 

 

 



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