Anche se la grandeur dell’Expresso da Vitória – la squadra che nel 1948 si era aggiudicata la prima, sperimentale edizione della Copa Libertadores. e che due anni dopo avrebbe fornito l’ossatura alla Seleção protagonista del Maracanazo – era ormai sbiadita, il Vasco da Gama risultava comunque formazione temibile e in grado di incutere un certo timore.

La corazzata cruzmaltina non conosceva la sconfitta da trentatre incontri internazionali, e nella tourneè messicana appena intrapresa aveva già liquidato Tampico, Necaxa, Marte, e Oro, concedendo il pari solamente al Puebla: negli ultimi cinque anni di amichevoli nessuna formazione messicana era riuscita a togliersi lo sfizio di piegare il fomidabile “Gigante da Colina”. Il 7 Marzo 1954, allo stadio Olimpico di Città del Messico, toccava al Toluca, a cui per la speciale occasione si era aggregato il “Pina” Arellano del Chivas, cimentarsi coi brasiliani per tentare di realizzare l’ardua impresa.

Nonostante un avvio ad handicap, con tanto di vantaggio bianconero firmato da una zuccata di Dejair, gli escarlatas, tutt’altro che abbacchiati, ed anzi lievitati alla distanza, sarebbero riusciti laddove le altre messicane avevano miseramente fallito.

A pareggiare i conti è Carlos Carús. Il Monito, cosi come lo avevano ribattezzato gli aficionados che si radunavano al Campo Patria, aveva uno spiccato fiuto del goal, uno sguardo fiero, reso ancor più truce da un paio di baffoni da sceriffo, ed un elevato senso di responsabilità. Era stato lui ad avere il privilegio di siglare la prima, storica rete del Toluca in Primera Division e, in una gara col León, inonostante un braccio fratturato dopo una violenta collisione con l’iconico Antonio Carbajal, era rientrato stoicamente in campo grazie all’ausilio di una rigida bendatura, segnando pure una doppietta. Questa volta, invece, beneficia di un rinvio non esemplare di Fantoni e ristabilisce l’equilibrio. Non andrà oltre la marcatura unica.

A castigare ulteriormente i carioca ci pensano Perez e Lázcares: l’argentino griffa il punto del sorpasso, trasformando un calcio di rigore assegnato per uno sbadato fallo di mano di Bellini, il futuro capitano della Seleção campione del Mondo in Svezia, mentre il “Chino” incenerisce Ernani con una sventola su calcio di punizione e chiude il conto, facendo scendere una lacrimuccia ai venticinquemila toluqueni presenti sugli spalti.

Al triplice fischio finale, i calciatori del Vasco da Gama riconoscono la grande prestazione dei choriceros e si complimentano con loro, venendo ricambiati con un abbraccio tanto sincero quanto spontaneo. Una scena meravigliosa.



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