Ithumbnail_nielsenvan Nielsen non festeggerà il prossimo 9 ottobre un compleanno felice. Continua, addirittura si accelera per lui, una sorta di via crucis in cui più di una volta si guarda allo specchio che gli rimanda il suo sguardo accigliato e il baffo spento. Le 60 candeline illuminano non soltanto la sua età, ma quello che è stato e che non sarà più. Ha vinto una Champions, da protagonista, ma ora sbarca il lunario come idraulico.

Nobile professione, sia ben chiaro, come del resto tutti i lavori. Anacronistica però quando nella salopette blu c’è l’ex difensore del Psv Eindhoven e della nazionale danese. Nielsen vive a Frederiksberg, una sorta di enclave all’interno del territorio comunale di Copenaghen. E’ tornato nel suo paesello, per causa di forza maggiore, a occuparsi di tubi da sostituire e di rubinetti che fanno i capricci. Costretto alla manovalanza da alcuni investimenti in borsa che l’hanno quasi portato alla rovina. “Non sempre tutto può andare per il verso giusto”, racconta a chi lo riconosce e si stupisce di trovarselo in casa alle prese con il cestello della lavatrice. “Nielsen è un cognome comune. La gente non ci fa caso fino a quando mi incontra. E’ chiaro che c’è un pizzico di amarezza, ma anche l’orgoglio di aver vissuto alcuni anni meravigliosi”.

La storia parla del resto a suo favore. Dopo aver iniziato in patria Nielsen si è imposto in Olanda nel Feyenoord. Ma è a Eindhoven, nel Psv targato Hiddink, che si è consacrato. Fino al 25 maggio del 1988, quando ha sollevato al cielo al Neckarstadion di Stoccarda la Coppa dei Campioni vinta ai rigori sul Benfica. Giocata da titolare a fianco di acclamati campioni come Ronald Koeman, Gerets, Van Breukelen, Lerby e Kieft. Senza dimenticare i quattro scudetti e le 5 Coppe d’Olanda. Per non parlare delle 51 partite giocate nella nazionale del suo paese. Non una squadra qualsiasi, ma la Danish Dinamite di Elkjaer e Laudrup che sorprese il mondo in Messico prima di crollare contro la Spagna di Butragueno. C’è davvero tanto nel curriculum di Ivan Nielsen perché la memoria storica non venga cancellata. Quella stessa memoria che in parte lo tormenta e gli impedisce il sogno di un nuovo futuro glorioso.

 



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