Haiti si conferma una delle terre più martoriate del pianeta: il terremoto, nel 2010, e l’uragano Matthew, nei giorni scorsi, hanno provocato assieme qualcosa come 230mila vittime, anche se buona parte dei media preferisce puntare i riflettori sui rischi per la Florida. Sono giorni difficili per l’isola caraibica, ma anche giorni rievocativi, di anniversari, di convergenze con periodi più luminosi e sereni, benedetti dalla spiritualità tutta particolare del dio pallone.

Era infatti il 9 ottobre del 1973, quando un italiano, Ettore Trevisan da Trieste, metteva assieme un manipolo di giocatori volenterosi, ma anche dotati di un qualche bagaglio tecnico, per tentare l’impresa delle imprese: qualificare la nazionale di Haiti ai mondiali che si sarebbero disputati l’anno successivo nella Germania (ancora solo ovest). Impresa che Trevisan portò a termine, dominando un girone alimentato da titaniche formazioni (rispetto ad Haiti) come Messico, Honduras e Guatemala. “Ci fu anche un pizzico di fortuna – mi raccontò Trevisan nel 1997, quando andai a trovarlo nella sua Trieste – ma quei ragazzi avevano buona tecnica, e soprattutto un desiderio incontenibile di uscire dalla povertà”. Trevisan trascorse mesi a mediare con i capricci dell’allora dittatore Jean-Claude Duvalier, ma, situazione boccaccesca, soprattutto con i suoi calciatori che praticavano sesso libero e abbondante. “Per via del caldo torrido ci allenavamo alle sei del mattino – mi confidò – purtroppo i ragazzi arrivavano al campo d’allenamento di Port-au-Prince dopo aver trascorso notti di prodezze sessuali e senza una sola stilla di energia in corpo”.

Nonostante gli “inconvenienti” Trevisan conquistò la trasferta teutonica e lanciò nel firmamento internazionale atleti come il centravanti Manno Sanon (l’uomo che interruppe il record di imbattibilità di Zoff), il portiere Henri Francillon (ingaggiato dopo la kermesse iridata dal Monaco 1860, e oggi direttore di una scuola calcio a Boston) e il regista Philippe Vorbe.
Come è noto Trevisan non accompagnò la squadra in Germania, licenziato qualche mese prima da Duvalier in persona che volle sfruttare il trionfo sportivo per dare linfa vitale alla sua traballante dittatura, accollandosi meriti e onori del lavoro svolto dal tecnico triestino. In panchina andò quindi la schiena di gomma haitiana Antoine Tassy e i risultati in Germania furono quelli che vengono riportati dagli almanacchi e dalle enciclopedie del pallone: zero vittorie e prestazioni allergiche al firmamento.
Dopo quel lampo Haiti tornò nell’anonimato della sfera di cuoio, e alcuni eroi del 1974, tranne Sanon che morì a Orlando nel 2008, riapparvero per aiutare le vittime del terremoto. Francillon, il portiere d’ebano, ha già fatto sapere dal Massachusetts che si impegnerà anche per il nuovo dramma con una raccolta fondi. Un gesto importante per un’isola (anzi, una porzione in coabitazione con Santo Domingo) che divenne felice solo per pochi mesi e grazie alle alchimie di un italiano.

fra



As featured on NewsNow: Calcio news