Ventotto persone trucidate nell’arco di pochi giorni. Il jihad non dà tregua neppure allo sport e si accanisce, in Iraq, con gli appassionati del Real Madrid. Semplice liquidare la questione di quanto accaduto a Balad e Baakouba, con un generico “l’Isis odia il pallone perché distrae i giovani dalla guerra santa”, il jihad appunto. Aggredire in Iraq il vessillo merengues ha un significato preciso. Racchiude l’odio dell’islam integralista verso la corazzata blanca che ha voluto osare.

Gli uomini del Califfato islamico tanto per cominciare ce l’hanno con Zidane e Benzema, figli del maghreb che hanno voltato le spalle alla filosofia di una concreta devozione musulmana. A detta dei miliziani di Al Baghdadi sono “traditori” perché tra le altre cose non versano la zakat, una sorta di 8xmille in salsa coranica. E poi, non meno grave agli occhi del radicalismo, esiste una “questione Gareth Bale”. Due estati fa su un blog yemenita, Ahmed Al Dossari, leader della cellula di San’a, aveva inveito contro il Tottenham e il suo presidente Daniel Levy definendoli “mercanti senza scrupoli. Ebrei che saranno puniti per la loro avidità dalla collera divina e dal suono delle armi”. Al Dossari si riferiva al gioco al rialzo praticato dal club londinese che era arrivato a chiedere al Real Madrid 140 milioni di euro per Gareth Bale, l’esterno sinistro di origini gallesi.

Isis, come del resto Al Qaeda, non vedono di buon occhio il Tottenham, il club del quartiere ebraico londinese, guidato da un imprenditore del ramo finanziario originario di Tel Aviv. Che Bale, il figlio della “scabrosa” operazione di mercato perpetrata dai “sionisti”, vesta la camiseta blanca è un’eresia. Da qui l’odio di chi, soprattutto in un Paese musulmano, si riconosca nella Real passione. L’impressione, con Euro 2016 alle porte e tantissimi musulmani in campo, è che il pallone possa diventare il vigliacco pretesto per la sete di sangue e la fame di vendette deliranti di un integralismo che non ci dà più respiro.



As featured on NewsNow: Calcio news