Il pallone, soprattutto negli ultimi anni, è diventato per me più hobby che professione autentica. Una valvola di sfogo da una quotidianità costruita attorno a sigle della sterminata galassia jihadista. Sto lavorando in questi giorni su Berlino e da Berlino, a distanza di sicurezza però da quel mantra nazionalpopolare racchiuso nella frase da orgasmo iridato “andiamo a Berlino Beppe”. Raccontare della tragedia di Breitscheidplatz significa evocarne altre, e mentre controllavo gli appunti mi è saltata all’occhio la mattanza di Sousse del 26 giugno 2015, quando il radicalizzato tunisino Seifeddine Rezgui premette a più riprese il grilletto del suo kalashnikov trucidando sulla spiaggia di Port El Khantaoui 38 persone. Tra le vittime del massacro, se n’è parlato poco, figura anche un ex calciatore professionista inglese, Denis Thwaites. E’ lui che voglio raccontare, in rappresentanza delle migliaia di persone che, fin dall’11 settembre, hanno pagato con la vita le conseguenze di una guerra insensata, allestita come piatto cannibalico da chi, manipolando dettami religiosi, si arroga il diritto di vita e di morte di chiunque.

Denis, che avrebbe compiuto 72 anni pochi giorni fa, si trovava in vacanza a Port El Khantaoui con la moglie Eleine, anche lei trucidata in spiaggia. Era originario di Stockton, la città di Ridley Scott, ma forse neppure il regista di Blade Runner e del Gladiatore avrebbe saputo scrivere una storia così drammatica come quella toccata in sorte al calciatore-turista. Thwaites, rapido attaccante esterno, non ha infiammato le platee più di tanto. Semmai era lui a infiammarsi, raccontano gli annali, e a raggiungere anzitempo le docce con una certa abilità su indicazione dell’arbitro.

L’ira funesta ha finito per condizionare una carriera iniziata, quando aveva appena 16 anni, nel Birmingham City, in First Division, e conclusasi, sempre con gli stessi colori, ad appena 27 anni (87 presenze e 18 gol, i primi due al Chelsea). Thwaites che in dieci anni di militanza nei “Blues” ha giocato al fianco dell’allora centravanti della nazionale inglese Fred Pickering e di un giovanissimo Trevor Francis, si è poi riciclato operaio in un’azienda di automobili e, attività che l’ha accompagnato alla pensione, barelliere al pronto soccorso del Queen Elizabeth Hospital Birmingham. Era innamorato della Tunisia, del mare, del clima mite e dell’accoglienza della gente del posto. Il vigliacco colpo di mitragliatore ha spezzato la sua vita e quella di sua moglie, ma sono intimamente convinto che, se si fosse salvato, non avrebbe generalizzato condannando un popolo intero per via di una mela marcia.

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