Il centravanti Robin Ngalande vorrebbe accendere la favola del Malawi, un piccolo stato sperduto nell’Africa dei poveri. Nomi come Kefasi Chitsala, Ammara Pinto e Tereza Master non sono riusciti a vestire i panni degli inattesi eroi alle ultime Olimpiadi di Rio de Janeiro. Robin, 24 anni, impegnato nel campionato sudafricano, sogna il miracolo nel pallone. Una sorta di riscatto per lasciarsi alle spalle definitivamente il dramma comune di parecchi atleti del Malawi che provengono da un’infanzia di schiavitù nelle piantagioni di tabacco, il prodotto d’esportazione per eccellenza su cui si sostiene la fragile economia del paese.

Il rituale è stato il medesimo per Russell Mwafulirwa, centravanti della nazionale di calcio, professionista da cinque stagioni in Svezia, ed eroe locale, così come per gli olimpionici in Brasile e i tanti bambini di oggi. Quelli che si riuniscono nelle piazze della capitale Lilongwe attendendo i pullman di aguzzini che li impiegano per dodici ore al giorno con la schiena ricurva tra le sterpaglie e una paga da due centesimi di dollaro. Operai imberbi, alcuni persino di cinque anni, che assorbono tramite la pelle oltre 50 milligrammi di nicotina al giorno, l’equivalente di tre pacchetti di sigarette fumate. “Vengo da Dedza, una delle città più famose per le piantagioni nel Malawi. Dalle mie parti o ti impieghi nella lavorazione del tabacco o vivi nella povertà più nera”. Il tabacco assunto per via epidermica causa dolori addominali, debolezze muscolari, tosse e difficoltà respiratorie, l’anticamera del cancro ai polmoni. Robin aveva talento nei piedi a e si è affrancato, abbandonando l’inferno e imboccando la strada della sfera di cuoio che per un breve periodo l’ha condotto persino nelle giovanili dell’Atletico Madrid.

Robin Ngalande of Malawi during the 2015 Cosafa Cup Plate Semi Finals match between South Africa and Malawi at Royal Bafokeng Stadium, Rustenburg on the 27 May 2015  ©Muzi Ntombela/BackpagePix

Tutto questo mentre il governo presieduto da Peter Mutharika, dopo la morte del fratello maggiore Bingu Mutharika (che non viveva nel palazzo presidenziale perché sosteneva fosse infestato dai fantasmi), fa ben poco per fermare le multinazionali che spadroneggiano a Lilongwe. Robin ha un sogno nel cassetto, vincere per dedicare uno storico risultato ai piccoli martiri silenziosi. Un trionfo che spera possa arrivare dalla Coppa d’Africa. Perso il treno per Libreville 2017, ora ci si aggrappa alle qualificazioni per Camerun 2019. La federcalcio, specchio di un paese dalla povertà abissale, ha offerto alla squadra un premio di 20mila dollari da suddividere tra i tutti gli atleti che proveranno l’impresa. Robin e i suoi compagni vorrebbero rappresentare il canone inverso dopo una serie infinita di delusioni. “La concorrenza è spaventosa, ma abbiamo fiato da vendere, nonostante l’aver respirato per anni quella robaccia”.

rb

E se anche il viaggio a Yaoundè e Douala dovesse diventare un sogno chimerico, almeno Robin e i suoi compagni della nazionale potrebbero diventare icone della lotta contro il fumo.  Un risultato che non guasta.



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