“On vous connait” di Patience Dabany è una canzone che ti trascina in pochi istanti nel grembo di Mamma Africa, ovvero a casa di chi ama questo meraviglioso continente. Qui trovate video e canzone, https://www.youtube.com/watch?v=UriNtzM4CsU, giusto per farvi un’idea. Patience, stella della musica africana, si chiama Dabany da signorina, da sposata invece fa Bongo. Nessun caso di omonimia, è la madre dell’attuale presidente della repubblica del Gabon Ali Bongo. Un uomo oggi furioso, perché pensava di raccogliere consensi con la nazionale di calcio in Coppa d’Africa, e invece si ritrova con il classico pugno di mosche in mano.

Il torneo ha provocato nelle casse dello stato un’emorragia da 1,5 miliardi di euro, tutti soldi dei contribuenti. Bongo sognava di ricevere dalle mani del capitano Pierre-Emerick Aubameyang il trofeo e di sollevarlo al cielo. Lo scorso 31 agosto aveva appena vinto (truccando) le presidenziali. Festeggiare il Gabon e ammirarlo sul tetto d’Africa sarebbe stato qualcosa in più di una semplice ciliegina sulla torta. E le “Pantere” che cosa ti combinano? Pareggiano con Guinea Bissau, Burkina Faso e Camerun e se ne tornano a casa. Anzi, restano a casa visto che il Gabon ha giocato in Gabon. Non c’è stato neppure il tempo di architettare qualche colpo gobbo arbitrale per accompagnare la nazionale verso il podio. Il Gabon è banalmente atterrato sulla terra nonostante a guidare l’astronave ci fosse Aubameyang, una sorta di Capitano Steve Hiller di Independence Day applicato al pallone, ma soprattutto l’unica autentica stella di un torneo di una mediocrità imbarazzante. Talmente di infimo livello che avrebbe potuto vincerlo appunto il Gabon.

La sconfitta brucia anche politicamente. Jean Ping, uscito sconfitto al ballottaggio presidenziale (con uno scarto di appena 5.500 preferenze), ha chiesto a Bongo di farsi da parte, e di ammettere in un colpo solo il fallimento nel carrozzone Coppa d’Africa e i brogli elettorali. Nelle strade di Libreville e Port Gentil si sono segnalate manifestazioni di protesta, alimentate dal movimento di Ping, il Partito Democratico. Tutto potrebbe rientrare senza colpo ferire, anche se in Africa può accadere qualsiasi cosa e il suo esatto opposto. Chi non se la passa bene è il ct, ormai quasi licenziato, Antonio Camacho. Lo spagnolo in quaranta giorni non poteva fare molto e non è riuscito a combinare nulla, se non litigare con la federazione per gli stipendi da assegnare ai suoi collaboratori. Alla fine, come tradizione vuole a quelle latitudini, Camacho riprenderà la via di Madrid senza denaro. Si appellerà alla Fifa, vincerà la causa, e intascherà “zero”, perché nel frattempo il Gabon denuncerà a Zurigo il dissesto finanziario e la Fifa allargherà le braccia in segno di resa. Una storia che si ripete, ma c’è anche a chi passò momenti peggiori. Nel 1994 al tecnico belga Jean Thissen venne sequestrato il passaporto dopo la sconfitta in Coppa d’Africa contro l’Egitto. Il provvedimento partì direttamente da Omar Bongo, l’allora presidente, padre di Ali, e marito della signora che ci delizia con la sua “On vous connait”. Sì, perché “noi ti conosciamo”. Soprattutto conosciamo la dinastia dei Bongo.



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