Lo stratagemma dell’altura ha funzionato per l’ennesima volta, intrappolando in questa occasione un‘Argentina asfittica (e con poche stelle del firmamento a dire il vero…). La Fifa tentenna, e la Bolivia ne approfitta per portare sempre più in alto gli avversari, trasformandoli in marionette inanimate che boccheggiano ai 3.637 metri di altitudine dell’Estadio Hernando Siles di La Paz. Da qui il successo per 2 a 0 sull’Albiceleste di Bauza.

Al netto dei mezzucci la Bolivia di Angel Hoyos resta però una squadra mediocre, senza possibilità di volare (più in alto…) verso Mosca. Il mondiale è una chimera inafferrabile, e i “Los Altiplanicos” sono lontani parenti della strepitosa squadra che nel 1994 ottenne la sua terza, e ultima, qualificazione alla fase finale di una Coppa del Mondo. Era la Bolivia di Baldivieso, Etcheverry, Moreno e dei compianti Oscar Sanchez e Ramiro Castillo. Era anche (e forse soprattutto) la Bolivia di un condottiero basco, Xavier Azkargorta, detto el “bigoton” per i suoi baffi folti e superbi. Ho conosciuto Azkargorta nel 2001, in un ascensore di Barcellona. Saliva al mio stesso piano, fu così che scoprii che era il vicino dell’amico che mi ospitava. Devo dire che quello era un pianerottolo di tutto rispetto: tre appartamenti abitati dal mio amico, che all’epoca lavora all’ufficio stampa del Barcellona, da Azkargorta e dalla stella del tennis mondiale Jana Novotna. Alla kermesse iridata americana la Bolivia esordì con la Germania, e il duello di Chicago tra Rimba e Strunz valeva il prezzo della telecronaca… I tedeschi vinsero con un gol di Klinsmann. I ragazzi del baffone strapparono quindi un pari (0 a 0) alla Corea del Sud, perdendo 3 a 1 con la Spagna.

Torniamo all’altura: Josè Luis Runco, già responsabile sanitario del Brasile, provò un escamotage per frantumare le difficoltà nel giocare a due passi dal paradiso. A suo avviso sarebbe stato sufficiente un vasodilatatore per limitare al minimo i problemi di ossigenazione. Runco, nella gara del 7 novembre 2001, valida per un posto ai mondiali nippocoreani, somministrò una pastiglia di viagra a ciascun giocatore della Selecao. Nulla da fare, la partita si concluse con un 3 a 1 per la Bolivia, ma il centravanti verdeoro Edilson uscì dallo stadio ammettendo di “non aver mai avuto un’erezione così vigorosa nella mia vita”. La vicenda boccaccesca fece il giro del mondo, e si concluse quando la Fifa inserì il viagra tra i farmaci dopanti. La stessa Fifa che oggi vede e non provvede sui furbetti d’altura.



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