L’arbitro Byron Moreno, l’uomo più odiato dagli sportivi italiani, addirittura prima del compianto britannico Ken Aston (l’artefice della Battaglia di Santiago tra gli azzurri e i cileni nel 1962), oggi compie 47 anni. Di sicuro guardandosi allo specchio avrà scorto anche questa mattina il riflesso di un volto da figlio di buona donna. Come ho avuto modo di scrivere in tempi non sospetti, addirittura il 9 dicembre del 2011 sulle pagine de Il Secolo XIX, quatto anni prima che scoppiasse il bubbone nel sancta sanctorum della Fifa, non è stato l’unico carnefice degli azzurri, ma una pedina di un piano ben articolato.
Giovanni Trapattoni avrebbe potuto usare tutta l’acqua santa di questo mondo, ma la decisione di mandare a casa l’Italia dalla Coppa del Mondo del 2002 era già stata decisa a tavolino. Lo si evince da uno dei tanti fascicoli d’indagine dell’Fbi sugli ultimi vent’anni del governo del calcio mondiale. Su quello relativo alla kermesse nippocoreana ci ha lavorato l’agente speciale Erick Martinez che da Los Angeles rivela: “L’organizzazione non avrebbe mai consentito l’eliminazione agli ottavi di finale di entrambe le nazionali di casa. Una sarebbe dovuta approdare fino alle semifinali per ragioni più economiche che geopolitiche”.

thumbnail_moreno

Per far luce bisogna tornare al 18 giugno del 2002. Siamo in Corea del Sud e Giappone, le nazioni che hanno organizzato la 17esima edizione della Coppa del Mondo. Quel martedì sono in programma le ultime due gare degli ottavi di finale: a Miyagi si gioca alle 15.30 Giappone-Turchia e a Daejeon, alle 20.30, Corea del Sud-Italia. L’esito della prima gara risulterà purtroppo decisivo per le sorti degli azzurri. Il Giappone perde a sorpresa con i turchi in una sfida splendidamente diretta dal nostro Collina e, secondo i documenti in possesso dell’Fbi, il coreano Mong Joon Chung, uno dei vicepresidenti della Fifa in quegli anni, avrebbe chiesto a Blatter di fare in modo di favorire la squadra diretta dall’olandese Hiddink. Ed è a questo punto che entra in scena un personaggio fino ad ora trascurato dalle cronache sportive di quei giorni, l’arbitro marocchino Mohammad Guezzaz. Nella gara tra Italia e Corea era il quarto uomo, ma anche il “braccio armato” di quello che sarà il lavoro sporco per preservare i coreani e rispedire in Italia Totti e compagni.

Guezzaz era l’uomo di fiducia di Issa Hayatou, il plenipotenziario boss del calcio africano, il collettore di voti per conto di Blatter in quattro delle cinque tornate elettorali che hanno visto la vittoria dell’ex colonnello dell’esercito elvetico. Guezzaz non avrebbe fatto pressioni solo su Moreno, ma anche sui due guardalinee: l’argentino Jorge Rattalino e l’ungherese Ferenc Szekely. Nei filmati della gara Moreno, che non strinse intenzionalmente ad inizio match la mano ai calciatori azzurri, estrasse un frettoloso cartellino rosso nei confronti di Totti, ma fu Rattalino a sbandierare un fuorigioco inesistente su gol di Tommasi, mentre Szekely, in ottima posizione, non si accorse delle aggressioni ai danni di Coco e Di Livio.  Il piano pro-Corea proseguì nei quarti, dove la Spagna fu trascinata fino ai rigori da un atteggiamento a dir poco scandaloso perpetrato dall’arbitro egiziano Gamal Ghandour, poi sparito dalla circolazione, dagli assistenti Ali Tomusange (Uganda) e Michael Ragoonath (Trinidad & Tobago) e dal quarto uomo Saad Mane (Kuwait). Tutti provenienti da federazioni che avevano sostenuto la candidatura di Blatter. Ragoonath era legato a Jack Warner, l’ex vicepresidente della FIFA arrestato a Zurigo nell’estate del 2015, Tomusange e Ghandour al solito camerunense Hayatou, uno dei pezzi da novanta finiti sotto inchiesta.



As featured on NewsNow: Calcio news