Un altro portiere, l’ennesimo. Mi perdonerete? Sta per partire la Coppa d’Africa gabonese e mi è venuta voglia di inviare un in bocca al lupo di cuore al nonno della manifestazione, il 44enne numero uno dell’Egitto Essam El Hadary. C’è chi accusa Cuper, il ct argentino dei faraoni, di aver peccato di gerontofilia nella scelta di portarsi a Libreville El Hadary. Se fosse dipeso da me avrei riesumato anche il 42enne Wael Gomaa, il centrale dal cranio rasato e dallo sguardo ceruleo. Uno dei pochi, al mondo, ad aver reso inoffensivo (e non in una sola circostanza) Samuel Eto’o.

Torno però sul portiere che, con le sue tre vittorie consecutive in Coppa d’Africa, è entrato a far parte della hall of fame del calcio africano. El Hadary piaceva (e piace) per l’abilità nell’essere una sorta di portiere saltimbanco. Un Bruce Grobbelaar forse più disciplinato, ma atleta dispari a tutto tondo. Per Shehata, il ct del trittico continentale, è stato il giocatore imprescindibile con Gomaa e il fantasista Aboutrika (in foto).

 

 

Intorno ci posso mettere chiunque – mi raccontò l’allora commissario egiziano – senza quei tre non è la nazionale egiziana“. Impossibile dargli torto, soprattutto se pensiamo che con i tre moschettieri in campo l’Egitto ridimensionò l’Italia campione del Mondo di Lippi il 18 giugno 2009 a Johannesburg in Confederation Cup. Segnò Mohamed Soliman, meglio conosciuto come Homos per via della sua passione culinaria per il celebre piatto egiziano preparato con i ceci (assolutamente da assaggiare). Poi però El Hadary, con la complicità di Gomaa, alzò le barricate e mise il lucchetto al fortino.

Homos si è riciclato portiere (d’albergo) in un hotel di Khartoum in Sudan. Legato alla Fratellanza Musulmana, è stato epurato dall’attuale presidente Al Sisi. El Hadary invece è rimasto sulla cresta dell’onda nonostante sia stato un dichiarato simpatizzante del deposto presidente Morsi (condannato alla catena perpetua). Potere dei trofei e dell’aver militato per qualche tempo nello Zamalek, la squadra che fu di Mubarak, ma soprattutto il club del quartiere chic del Cairo, legato all’attuale establishment. Di El Hadary ricordo un episodio del 2009, quando ci furono problemi nel suo trasferimento agli svizzeri del Sion. Senza tanti fronzoli, dopo aver trovato l’accordo, si liberò del contratto sostenendo che un “musulmano come me, molto vicino alla causa palestinese, non può giocare nella città più ebraica d’Europa”. Dichiarazione che indignò mezzo mondo, ma che raccolse i consensi dell’altra metà…



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