Fuori il Paris Saint Germain, fuori il Manchester City, a casa gli sceicchi. Un denominatore comune troppo semplice? Forse, ma quanto accaduto negli ottavi di finale di Champions deve far riflettere. I signori del petrolio, dell’oro nero, si sono affacciati negli ultimi anni in Europa con investimenti colossali e l’obiettivo di sollevare al cielo la Champions League. Al momento, nonostante pirotecniche operazioni di rafforzamento, sono rimasti con il classico pugno di mosche in mano. E gli scenari futuri non promettono nulla di buono. Mansour, padre padrone di Abu Dhabi, decise nel 2008 di comprare il Manchester City perché era la squadra con la quale giocava alla playstation. Davanti al gigantesco monitor al plasma aveva probabilmente vinto tutto e di più, ma alla fine era solo virtualità. Decise così di trasformare l’inafferrabile in qualcosa di più concreto, rilevando il vero City. Dopo nove anni in bacheca Mansour ha sistemato due scudetti e tre coppe nazionali, davvero troppo poco per le sue smisurate ambizioni.

Mohammed Al Thani, emiro del Qatar, ha scelto Parigi per l’eleganza, dotando la capitale di una squadra che potesse rinverdire i fasti del Marsiglia di Tapie, o comunque di sviluppare quel progetto che negli anni ottanta era scivolato via dalle mani della Matra Racing. Anche in questo caso l’esperimento ha prodotto davvero poco in confronto alle aspettative della famiglia che si è aggiudicata (sulle modalità ci sono le indagini in corso dell’Fbi) l’organizzazione dei mondiali (invernali) del 2022. Va bene Ibrahimovic o Di Maria, i quattro scudetti, ma in Europa anche per il Psg il piatto piange.

Una considerazione nasce quasi spontanea, alla luce del mio peregrinare in Medioriente e della discreta conoscenza di questi personaggi. E se fossimo ai titoli di coda? I signori del petrolio hanno l’abitudine di accendersi e di spegnersi all’improvviso, per qualsiasi cosa, su qualsiasi progetto. Rashid Al Maktoum, principe di Dubai, e cognato di Mansour, il proprietario del City, dopo aver fatto edificare il Burj Al Arab, il celebre albergo a forma di vela sulla spiaggia di Jumeira, oggi vorrebbe farlo abbattere. Osservando la struttura dal mare sembra di vedere una gigantesca croce, intollerabile per un praticante musulmano. Poi c’è anche un precedente, inquietante, proprio nel calcio. Il proprietario del Malaga, Abdullah Al Thani, cugino del padrone del Psg, dopo aver raccolto briciole nella sua esperienza in Costa del Sol, ha deciso negli ultimi anni di investire sempre meno dalle parti della Rosaleda, fino a volersi defilare. Il suo nuovo capriccio-amore è il cavallo ” Ansata Nilo”, un purosangue arabo che, parole di sceicco, “vale molto più di Cristiano Ronaldo”.



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