Un allenatore dal passato intenso e burrascoso, un portiere che per totalizzare minuti deve aspettare la lettera di invito della nazionale e un terzino, dal cognome ingombrante, che ha regalato una notte da canone inverso a 3,5 milioni di persone, ma che nel suo club vive la condizione di rincalzo della squadra riserve. Ho provato a shakerare gli ingredienti, aggiungendoci qualche goccia di angostura dell’autoinganno, e alla fine è saltata fuori la nazionale di calcio di Panama. Quella che l’11 novembre a San Pedro Sula ha violato la cattedrale del Metropolitano, luogo di culto pagano dell’Honduras. E’ stato un fuoco di paglia oppure la nazione del celebre canale riuscirà, per la prima volta, a ritirare i voucher per un volo con destinazione Mosca?

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A Panama c’è della sostanza, e non si vive più di ricordi, ingialliti dal tempo, che avevano le sembianze di Jorge e Julio Dely Valdés. Oggi tutto è cambiato, non ci sono primedonne, semmai tanti scolaretti che pendono dalle labbra di Hernan Dario Gomez, colombiano giramondo che l’Italia trovò sulla panchina dell’Ecuador ai mondiali nippo-coreani del 2002. Sgonfiato il tormentone del clone di Roberto Carlos, tale Ulises de la Cruz, gli azzurri vinsero facile con un doppio Vieri, pregustando prelibatezze di un pasto abbondante che andò di traverso con la Corea del Sud e le malefatte dei signori Rattalino e Szekely (più che di Moreno). Torniamo a Gomez, l’uomo che nel 2001 fu gambizzato e che nel 2011 aggredì la sua amante in un bar di Bogotà. Le sue alchimie vengono sperimentate con la complicità del portiere Jaime Penedo, non proprio prima scelta in Romania nella Dinamo Bucarest, del difensore-goleador Fidel Escobar, l’uomo che ha fatto sognare una nazione, ma che lo Sporting Lisbona lo lascia maturare (speriamo non marcire) sulla panchina della squadra B, e sull’esperienza del centrocampista Gabriel Enrique Gómez (16 trasferimenti in poco più di dieci anni).

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In attesa di un finale, che non sia melassa ma intensità, da irrequieto cinefilo pesco dal mazzo “Il sarto di Panama”, pellicola di John Boorman con il sarto Geoffrey Rush in stato di grazia, Pierce Brosnan nei panni di un Bond più perfido e più calcolatore, e la sempre sensuale (vale per tutte le stagioni) Jamie Lee Curtis. Trovo tante convergenze tra Harry Pendel, di professione sarto e proprietario della “Pendel & Braithwaite”, l’atelier più famoso di Panama City, e il ct Gomez. Anche Pendel sul lavoro era un vero artista, tanto abile con le forbici a confezionare abiti quanto con la lingua ad ammannire la facoltosa ed affezionata clientela. Il passato di Pendel però non è cristallino come pare. Fin qui le affinità non si infrangono contro lo scoglio delle incongruenze. Il finale? Guardate il film, o leggete il romanzo di Le Carré. Per la nazionale di Panama si riparte invece già martedì contro il Messico.



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