Dal bunga bunga al bongo bongo, questione di assonanze, ma anche di una villa foriera di guai. Quella di Ali Bongo, presidente della repubblica cleptocratica del Gabon, è stata eretta a Parigi e gode di una vista mozzafiato sulla Senna. Prezzo chiavi in mano 130 milioni di euro. Il signor Bongo, figlio di quell’Omar che ha dominato il paese africano per 42 anni ininterrotti, ha sottratto illegalmente il denaro, per il capriccio parigino, dai fondi vincolati alla costruzione e all’ammodernamento degli alberghi della capitale Libreville in vista della Coppa d’Africa di calcio che prenderà il via il 14 gennaio 2017. Un torneo che il Gabon, forte di Aubameyang in attacco e dello juventino Lemina a centrocampo, non vede l’ora di ospitare per incrementare l’orgoglio nazionale e il ritorno d’immagine. La Fifa però non ha voluto sentire ragioni: niente posti letto, nessun contributo e una multa salatissima (si parla di 2 milioni di dollari) ai padroni di casa. Bongo, che ha annunciato ricorso, si consolerà nel frattempo con la sua scintillante (e un po’ kitsch) residenza parigina, ma in patria sta accusando il colpo. I sostenitori dell’opposizione, infuriati per l’ennesimo scandalo, sono scesi in strada a migliaia, contrastati dalle azioni repressive delle truppe presidenziali. Le proteste, sfociate a Libreville, si sono propagate a macchia d’olio nelle città di Masuku e Port Gentil e gli interventi per soffocarle sono state controllate con i gas lacrimogeni. Che Ali Bongo, come papà Omar, abbia sistematicamente frodato le casse dello stato per lucro personale non fa più notizia, ma che per questo rischi di mandare in frantumi un sogno sportivo accarezzato da un’intera nazione potrebbe davvero costargli caro.

Come in tutte le dittature che si rispettano la dinastia dei Bongo non ha mai nascosto la passione per il calcio. A Libreville tifano per il Football Canon 105, che non è una stazione radio, ma la squadra dell’esercito che gioca in un impianto sportivo che ovviamente si chiama “Stade Bongo” (così come l’università, strade, piazze e persino ospedali) e che ha vinto 13 scudetti, molti dei quali conquistati con la complicità di arbitraggi generosi. Le ingerenze dei tentacolari “Bongo-Bongo” hanno fatto più danni del bunga-bunga e per poco non c’è scappato il morto. Il portiere della nazionale Didier Ovono, tra i migliori numeri uno d’Africa e tesserato per i belgi dell’Ostenda, dodici anni fa è sfuggito a un attentato dopo essersi rifiutato di accomodare il risultato di una gara. Per scampare alle ire presidenziali si è dovuto nascondere prima in Salvador e poi in Georgia, trovando alla fine un salvacondotto in Francia. Ironia della sorte la stessa nazione che ora rischia di far tramontare, per una villa di troppo, il lignaggio di una famiglia che definire avida è un eufemismo.

Aubameyang e Enganamouit



As featured on NewsNow: Calcio news