C’era un ragazzo che trasportava sulle spalle sacchi ricolmi di caffé, e che quando ripensa alla sua infanzia esorcizza la condizione dello sfruttamento minorile con l’espressione, “a forza di portare carichi pesanti le mie ossa si sono accartocciate e sono rimasto piccolo di statura”. Collins Fai non raggiunge i 165 centimetri, anche se qualche almanacco, con un pizzico di bontà, gliene abbuona altri tre o quattro. Se non altro perché sembra quasi sacrilego immaginare un calciatore africano, dell’Africa nera dei giganti d’ebano, slanciato verso… il basso. La taglia ridotta non gli ha impedito di vivere da protagonista un’onesta carriera sportiva, che ha avuto il suo culmine nel sollevare in una sera stregata a Libreville la Coppa d’Africa al cielo.

E’ la quinta nella storia dei Leoni Indomabili, che non ne piazzavano una in bacheca dal 2002, ma soprattutto è quella in assoluto più emozionante, perché inattesa. Il tecnico belga Hugo Broos alla vigilia parlava di “squadra sperimentale, giovane, motivata, ma distante dalle corazzate con cui dovremo confrontarci”. Pretattica? Diplomazia? Furbizia? Probabilmente un cocktail di tutto questo, shakerato con i nomi quasi impronunciabili di Ngadjui, Moukandjo, Bassogog o Mandjeck. Poi dal mazzo di carte spunta anche l’ex ragazzino sfruttato nelle piantagioni di caffé di Bamenda, perché per chi non lo sapesse il Camerun non esporta soltanto calciatori di ragguardevole pedigree e presidenti della repubblica a vita, ma anche degli ottimi chicchi ben tostati. Milioni dei quali sono transitati sulle spalle piccole, ma generose di Collins. Nel Camerun ha vestito i panni del laterale destro, il migliore tra quelli apprezzati nel corso della kermesse continentale. Il ragazzo ha corsa, piede destro radiocomandato, e sorprendente forza muscolare nonostante i 60 chili che all’urto dovrebbero quasi rimbalzare nello scontro con simil querce secolari.

Fa piacere raccontare le gesta dell’anti-eroe che diventa protagonista, non certo eroe, visto che Collins non ama la condizione dell’attore con statuetta hollywoodiana tra le mani, ed è sufficientemente smaliziato per comprendere che al giorno d’oggi tutti gli eroi sono diventati antieroi e che di questi tempi vogliamo personaggi più fallibili, meno vincenti. Il laterale in forza allo Standard Liegi ricorda un altro antieroe tascabile del Camerun, il centrocampista Emile Mbouh, uno scricciolo persino sgraziato nella corsa rispetto al nuovo campione africano, ma fondamentale nelle fortune dei Leoni Indomabili che ai mondiali italiani del 1990 sfiorarono le semifinali. In una squadra che con tecnicità arrogante si permetteva di schierare contemporaneamente Milla, Omam-Biyick, Makanaky e M’Fede, il lillipuziano Emile correva per tutti, prendeva botte per tutti, le restituiva a tutti, ma soprattutto ritornava in piedi e dopo aver controllato che tutte le giunture fossero al loro posto, ripartiva alla carica. Se fosse nato in Scozia sarebbe stato Billy Bremner, leggendario mediano dei Leeds di Don Revie. Se fosse nato negli Usa sarebbe diventato una sorta di Joe Pesci plasmato da Scorsese in Casino e Nei Bravi Ragazzi, a mostrare cattiveria, forza e arroganza raccolte in un peso gallo. Collins è tutto questo, ma ha solo 24 anni, e può ancora crescere. Nella fama, non certo in statura.



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