C’è parecchia Italia nell’evoluzione sportiva di Casemiro. “Ho iniziato a capire che potevo diventare un giocatore importante per questo Real dopo il gol al Napoli”, racconta. Il suo destro a girare radiocomandato, nei 16esimi di finale, chiuse la partita fissandola sul 3 a 1. Il Bernabeu esplose e Zidane trovò le conferme che cercava. Sabato il brasiliano si è ripetuto a Cardiff inventando un gol incredibile nell’angolino basso dove Buffon non sarebbe mai potuto arrivare. Il bulldog del centrocampo merengues è un po’ il volto nuovo del Real formato doblete, ma per Zizou il 25enne Carlos Henrique Casemiro è molto più di un valore aggiunto. “È un atleta indispensabile. Mi ricorda Makelele, ma rispetto al mio ex compagno di club e nazionale ha una certa abilità negli inserimenti”. Neppure per Cristiano Ronaldo o per Kroos (oltre 4mila minuti disputati e 16 assist-gol) Zidane si era così esposto, ma il tecnico transalpino è convinto che Casemiro sia l’uomo degli equilibri, l’operaio specializzato che sgobba dietro le quinte per consentire alle stelle di mantenere intatta la propria lucentezza. Un po’ appunto come Makelele, oppure, a mio modesto avviso, come il cerbero danese Gravesen. Lui minimizza, “diventa tutto facile quando ti trovi in mezzo a Modric e Kroos. È come se ogni volta partecipassi a una lezione all’università del calcio”, ma intanto ha condotto verso la panchina Kovacic e James Rodriguez, non proprio due figuranti.

Il ct spagnolo Lopetegui, suo allenatore ai tempi del Porto, gli ha chiesto di giocare per le furie rosse, ma Casemiro non se l’è sentita di tradire il Brasile e con la Seleção di Tite sta disegnando la campagna di Russia. “Sarebbe stata una mancanza di rispetto nei confronti di mia madre. Ha allevato me e i miei due fratelli svolgendo i lavori più umili”. A 15 anni, con i primi rimborsi del Sao Paulo, Casemiro si è messo la famiglia sulle spalle, provvedendo a tutto e a tutti. Sembra quasi una pagina da libro cuore, che in parte stona con la furia belluina che anima il calciatore, mediano spesso duro e aggressivo, e in alcune circostanze graziato dagli arbitri. Nella quotidianità è un ragazzo mite “e quando rivedo in tv le mie partite stento a riconoscermi”. Sabato sera a Cardiff, oltre alla rete, ha divorato le zolle del Millenium che Pjanic avrebbe voluto calpestare, e tagliato il rifornimento di palloni invitanti a Dybala e Higuain, rimarcando che Zidane ha visto lungo. E per finire ha tenuto fede alla sua scommessa, permettendo a Marcelo di radergli i capelli a zero. Nell’era dei calciatori che sono in realtà multinazionali, Casemiro ha ancora qualcosa del ragazzo della porta accanto. Lontano dalla sostanza dei miti, per questo persino più simpatico.



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