Leggo di Jurgen Klinsmann come possibile allenatore dell’Arabia Saudita ai mondiali russi dopo il siluramento dell’argentino Edgardo Bauza, che di certo non aveva brillato alla guida dell’Argentina. Non so come andrà a finire, ma di sicuro ho sempre subito il fascino della federcalcio di Riyadh e dei suoi bizzarri metodi nello scegliere, assumere e licenziare un allenatore. In sessant’anni di storia l’Arabia Saudita ha avuto 56 commissari tecnici, 12 solo negli ultimi dieci anni.

Parlare di programmazione fa sorridere, e poco più. Il più longevo è stato l’egiziano Abdulrahman Fawzi, in sella per cinque anni, ma eravamo agli albori del calcio saudita, e le gare della nazionale si disputavano su un campo con fondo in cemento dipinto di verde. I petrodollari hanno attirato da quelle parti fior fior di allenatori vincenti: da Zagallo a Parreira passando per Beenhakker e Rijkaard. Tutta gente che si è bruciata rapidamente, e non certo passeggiando sulla sabbia bollente. Alla fine l’unico che è diventato un eroe è l’argentino Jorge Solari, che in quell’irripetibile 1994 trascinò i sauditi fino agli ottavi di finale della Coppa del Mondo. Il gol di Saeed Owairan contro il Belgio, una coast to coast alla Maradona, è entrato di diritto tra i capolavori del pallone iridato. Nove secondi di meravigliosa follia e sei avversari annichiliti.

In realtà non ho voglia di soffermarmi più di tanto sull’Indio Solari o sui nomi altisonanti transitati dalle parti di Riyadh, ma preferivo raccontare, un po’ come fa la Settimana Enigmistica, un “forse non tutti sanno che”. Il principe saudita Faisal Ibn Fahd esonerò l’allora allenatore della nazionale, il brasiliano José Candinho, tra il primo e il secondo tempo di una partita contro l’Iraq nel 1993 per una motivazione che trova le sue radici in un nepotismo da medioevo. Il tecnico aveva schierato nell’undici di partenza il portiere Mohammed Al Deayea, una leggenda del calcio saudita, sacrificando tale Al Sadiq (un nome che è tutto un programma), calciatore mediocre, ma, dettaglio evidentemente tutt’altro che trascurabile, cognato del principe. Per la cronaca Al Deayea ha totalizzato 181 presenze nella nazionale saudita, record tutt’ora imbattuto, Hussein Al Sadiq è sparito dalla nomenclatura del calcio locale nel 1999. Guarda caso l’anno in cui un attacco di cuore si portò via il principe Faisal. Il vizio di cannibalizzare gli allenatori ce l’hanno sempre avuto.

Roba da olocausto del pallone, o da Cannibal Holocaust del pallone, da Ruggero Deodato.



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