Il disordine organizzato del calcio africano mi ha sempre appassionato, fino a catalogarlo tra il miglior materiale antropologico. L’ultimo episodio coinvolge il Camerun, fresco di trionfo continentale. La squadra diretta dal belga Hugo Broos ha giocato lo scorso 28 marzo un’amichevole a Molenbeek contro la Guinea Conakry. Fa piacere sapere che il quartiere jihadista di Bruxelles stia cercando di recuperare una dignitosa dimensione sociale affidandosi anche e soprattutto agli eventi sportivi, ma quanto accaduto all’hotel Parker, quartier generale dei Leoni Indomabili, mi ha lasciato perplesso.

A raccontare l’imbarazzante vicenda è stato il portiere Fabrice Ondoa, numero uno degli africani, ma relegato tra le riserve del modesto Siviglia Atletico (misteri del pallone). “Abbiamo perso contro la Guinea, era un’amichevole come tante altre e ci può stare. Però va anche detto che siamo scesi in campo a stomaco vuoto. Eravamo arrivati in hotel la sera prima. Abbiamo sistemato i bagagli e siamo andati a dormire. Al risveglio il personale si è rifiutato di servirci la colazione perché la nostra federazione non aveva pagato il conto. Per il pranzo ci siamo dovuti arrangiare con qualche panino e porzione di kebab consumati sulle panchine di un viale”. Broos non ha voluto separarsi dai suoi ragazzi, un gesto che ha fatto piacere a Ondoa così come a tutta la delegazione dei leoni. “Del resto il nostro allenatore è una persona calma e paziente. Però questa volta a Yaoundé qualcuno ha superato i limiti. Siamo professionisti, chiediamo solo un po’ di rispetto e di considerazione. Abbiamo svolto il nostro lavoro, ma ad un certo punto è faticoso. Forse sarebbe il caso di dedicare più tempo ai club e meno a una nazionale gestita da persone che ci abbandonano”.

Parole dure che sono giunte nel giro di poche ore alle orecchie di Tombi Roko, il presidente della federcalcio, eletto nel 2016 dopo un susseguirsi di colpi di scena, manette scattate ai polsi di alcuni funzionari, e minacce da parte della Fifa. Roko ha promesso che aprirà un’indagine interna “e troverò i colpevoli”. A oggi non è accaduto nulla e non sono neppure saltati fuori i “colpevoli” che da gennaio non accreditano più lo stipendio sul conto corrente di Broos. La stampa di Yaoundé difende il lavoro della federazione e parla di “malintesi”.

Il Camerun a giugno sarà impegnato in Russia nella Confederation Cup, ma di questo passo un ammutinamento potrebbe non sorprendere nessuno. Neppure coloro che a colpi di “malintesi” stanno distruggendo la credibilità (ormai impalpabile) del pallone africano.



As featured on NewsNow: Calcio news