Calciatore internazionale, arbitro internazionale, giornalista internazionale. Ci sono tre anime racchiuse in una sola persona, Mohamed Diba Al Attar. Nei giorni della 31esima edizione della Coppa d’Africa è quasi doveroso raccontare la storia di un poliedrico personaggio egiziano deceduto a 89 anni lo scorso 30 dicembre. E’ opportuno parlarne perché Diba, nato ad Alessandria d’Egitto nel lontano 1927, è stato il primo calciatore a sollevare al cielo la Coppa d’Africa.

Trionfò con i faraoni nell’edizione d’esordio della kermesse, nel 1957, riuscendo persino a stabilire un record ad oggi imbattuto: quello dei gol in una finale, ben quattro. Recuperare i palloni in fondo al sacco toccò a Michael Tekle, guardiano dell’Etiopia, una delle nazioni africane all’avanguardia nel calcio in quel periodo. Diba aveva messo a segno un’altra rete nella vittoriosa semifinale contro i padroni di casa del Sudan, diventando anche il capocannoniere della kermesse. In campionato consumò tutta la sua carriera nell’Al Ittihad di Alessandria, e decise di appendere le scarpette bullonate ad appena 31 anni, rifiutando la carriera da allenatore per diventare arbitro.

Con la giacchetta nera fece ancora una volta la differenza, e in un’intervista dell’epoca spiegò di aver scelto di arbitrare perché “ho sempre avuto il desiderio di passare dall’altra parte della barricata. Nel pallone non sono gli allenatori e i presidenti a comandare, bensì gli arbitri”. Quanto doveva apparire arrogante Diba, eppure nel 1968, ad Addis Abeba, fu lui a dirigere la finale di Coppa d’Africa, vinta dal Congo Kinshasa (il futuro Zaire) ai danni del Ghana. Otto anni dopo era ancora in sella, guardalinee ai giochi olimpici di Montreal.

Chiusa la seconda vita ne iniziò una terza, da giornalista sportivo. Anche in questo caso a Diba i confini egiziani risultarono stretti e nel 1990 si ritrovò in Italia, dove sulla rotta Cagliari-Palermo raccontò le gesta del suo amato Egitto per il quotidiano Al Ghomouria. Era la squadra del colonnello El Gohary che in campo disponeva di ottimi interpreti come il portiere Shoubeir, il centravanti Hossam Hassan e il gendarme Ramzy. I faraoni bloccarono sul pari Olanda ed Eire, perdendo 1 a 0 con l’Inghilterra (Mark Wright). Diba scrisse: “Pur chiudendo all’ultimo posto siamo la squadra che ha fatto vedere il gioco migliore”. Inserito nel 2007 tra i 200 calciatori più forti dell’Africa di tutti i tempi, Diba iniziò a manifestare problemi di integrità mentale. L’Alzheimer era in agguato, a sbriciolare nella mente un’esistenza vissuta al massimo. Una vita dove il pallone è stato il filo conduttore vincente: da calciatore, da arbitro e da giornalista sportivo.



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