Avete presente quelle situazioni da Guerra Fredda che si consumano a 40 gradi all’ombra? Ce ne sono davvero tante perlustrando il mondo del pallone, a dimostrazione di quanto calcio e politica vivano non raramente in simbiosi. Il protagonista della mia storia è un bravissimo allenatore romeno, Ted Dumitru, deceduto nel 2016 a 79 anni. Ha lavorato per parecchi anni in Sudafrica nei club e con la nazionale, in Namibia e nello Swaziland, ma è stato anche allenatore negli Stati Uniti con tappe a Dallas e a New York. Un uomo di sterminata esperienza e professionalità. Nel 1982 guidava lo Zambia, che aveva condotto alla fase finale della Coppa d’Africa ospitata dalla Libia.

Facciamo un passo indietro importante: il torneo libico fu considerato di vitale importanza dall’allora ct azzurro Enzo Bearzot. Qualche settimana prima l’Italia era stata sorteggiata con Perù, Polonia e Camerun nel girone dei mondiali di Spagna. Non esistevano internet, parabole e altre diavolerie, e il “vecio” aveva necessità di vedere dal vivo il Camerun, di cui conosceva, per fama, il solo Roger Milla. Da qui la decisione di partire per Tripoli e osservare da vicino i Leoni Indomabili. Bearzot, che li vide giocare contro la Libia, rimase colpito soprattutto dalla forza fisica degli africani, ricordando, con largo anticipo, che “avrebbero fatto soffrire tutti ai mondiali”. E infatti il Camerun fermò sul pari, Perù, Polonia e gli azzurri. Abbandonando la Spagna senza aver mai perso una gara.

Chiusa la sterminata parentesi, torniamo a parlare di Ted Dumitru, timoniere di uno Zambia che schierava sul rettangolo di gioco atleti di interessante valore tecnico. Su di loro dedicherò una puntata da “bracconiere” nei prossimi giorni. Lo Zambia aveva concrete possibilità di sollevare al cielo il trofeo, e di fatto grazie ai gol di uno scatenato Peter Kaumba riuscì a conquistare il bronzo, relegando al quarto posto la miracolosa Algeria che in Spagna avrebbe fatto piangere la Germania Ovest di Rummenigge.

E Ted Dumitru? Guidò la squadra al telefono, da Tunisi. Quando la comitiva dello Zambia atterrò a Tripoli il tecnico romeno venne fermato alla dogana e condotto al posto di polizia. Sul suo passaporto c’erano timbri americani, retaggio del suo lungo soggiorno da allenatore negli States. All’epoca, ecco che la Guerra Fredda torna a fare capolino, la Libia del colonnello Gheddafi considerava l’America come il demonio. E nell’occasione a farne le spese fu Dumitru, espulso dalla Libia, costretto a riparare a Tunisi e a passare il testimone al suo vice, il croato Ante Buselic. I due si sentivano per telefono più volte al giorno. Buselic esponeva la situazione e raccontava come erano andati gli allenamenti, e Dumitru indicava la formazione da mandare in campo. Lo stratagemma generò degli ottimi risultati. “Mr Magic” è sepolto a Johannesburg, una targa all‘Ellis Park lo ricorda.



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