di Marco Ventimiglia.

Sono tempi duri per lo sport sull’isola, con circa il 67% dei giocatori che ammette che le partite sono truccate. Nuovi regolamenti sono stati introdotti, ma risolveranno il problema?

“Dei sei attentati, il secondo è stato quello più vicino a casa”. La dinamite, piazzata in una specie di tubo, è esplosa poco prima dell’alba. Nessun avvertimento, nessuna chiamata, l’esplosione ha distrutto la parte posteriore della sede dell’Associazione degli arbitri ciprioti, destinatari del “messaggio”.

Charalambos Skapoullis ricorda bene il momento. Per evitare il caldo autunnale, si era già svegliato per allenarsi su uno dei campi di Nicosia, quando intorno alle 5:30 ricevette la chiamata. “Quando sono arrivato ho visto finestre rotte, vetri in frantumi ovunque” ricorda. ”Ho guardato in giro e ho pensato: questo non è divertente. Credo che adesso questo sia il posto più pericoloso del mondo dove essere un arbitro”.

Tre mesi dopo si è verificato un altro attacco esplosivo, questa volta in una modesta casa nella località balneare di Limassol. L’esplosione è stata talmente forte da catapultare la sessantenne Maro Mousko dal suo letto al secondo piano. La bomba non era diretta a lei, ma a suo figlio, Thomas, anche lui arbitro. In poche settimane si sono verificati diversi attacchi. Come ad esempio quello a Leontios Trattos, uno degli arbitri ciprioti di alto profilo, svegliato dalla notizia che la sua macchina, parcheggiata nel seminterrato del suo appartamento, era stata distrutta in quello che risultava essere il secondo attentato nei suoi confronti. O ancora, l’attacco alla moglie di un altro arbitro, la cui macchina è stata incendiata. Gli arbitri, temendo per le loro vite, hanno deciso di ribellarsi. Per una settimana hanno boicottato tutte le partite domestiche.

Nessuno è stato arrestato per aver piazzato queste bombe. Un gruppo, chiamato letteralmente “Armed Gate Niners Urban Guerillas” il cui nome si riferisce a un ingresso dello stadio di Nicosia usato dai tifosi, sembra rivendicare questi attacchi, dichiarandoli come “l’inizio di una battaglia contro il calcio marcio cipriota”.

Anche adesso, 18 mesi dopo, Skapoillis, uomo tarchiato con braccia muscolose e atteggiamento severo, tentenna quando si parla di questi attacchi. Dello stesso parere è Spyros Neofitides, il presidente dell’associazione calciatori ciprioti, che ha avuto a che fare con minacce di morte nei confronti di giocatori stranieri e nelle ultime settimane ha invitato la polizia locale a “pulire il gioco”.

La violenza sull’isola non era solita andare oltre lo scontro fra i tifosi dell’Apoel e dell’Omonia, i più grandi club greco-ciprioti, la cui rivalità esiste dal 1940, anno in cui la Grecia fu devastata dalla guerra civile. Ma quello che sta avvenendo nell’ultimo periodo è senza precedenti.

L’associazione degli arbitri ciprioti si trova fuori Nicosia, la capitale, in mezzo a campi di terra donati dallo stato. Durante certi periodi dell’anno in questi campi possiamo trovare fasci di fieno ammassati. Si tratta di un’ambiente idilliaco per un’istituzione connessa ad uno sport con ampie ramificazioni sociali, amato da politici, uomini d’affari e di chiesa.

In un paese visto come calcisticamente dipendente, quasi tutti entrano nell’orbita del bel gioco. Eppure, proprio il calcio ha iniziato una guerra, che Skapoulis ritiene non sia finita.

“Tanti incidenti ma nessuno è ancora stato punito” afferma. “Se sei un arbitro, soprattutto importante, devi preoccuparti perché non sai quando sarà il tuo turno”.

Se qualcuno si era illuso che il calcio cipriota fosse un calcio pulito, con la serie di attacchi verso gli arbitri e le accuse di corruzione, si sono dovuti ricredere.

Una figura chiave dopo le esplosioni è stata Marios Panayi. L’arbitro internazionale ha indotto una conferenza dove ha spiegato i meccanismi oscuri delle partite: calci di rigore non assegnati, falli non chiamati, cartellini gialli non dati, calciatori non espulsi. Ha fatto nomi, consegnato documenti, e fornito prove sotto forma di conversazioni registrate che spiegano la corruzione presente all’interno del campionato. Ha inoltre sostenuto che le partite erano fissate da alti funzionari della federcalcio cipriota.

“Io speravo che (le autorità) non avrebbero chiuso gli occhi” ha detto Panayi, costretto a partire per la Gran Bretagna. “Gli arbitri possono usare ogni trucco. Può essere una decisione importante o no a seconda della partita, e se questa è trasmessa o no. Dove non ci sono telecamere, loro possono fare grandi cose”.

Le rivelazioni dell’arbitro sono state un fulmine a ciel sereno. È stato coraggioso o semplicemente pazzo? Quelli che credono alla prima vedono in lui un uomo di principi e valori. Quelli che credono alla seconda un uomo di manipolazione e ambizione sfrenata.

Panayi ha ricevuto il sostegno anche da ambienti inaspettati. L’organizzazione belga contro le partite truccate per esempio ha elogiato il suo coraggio. Così come Nikos Kartakoulis, l’ex capo della suprema autorità sportiva dell’isola.

“Quello che ha fatto è stato davvero coraggioso” dice Kartakoullis, che ora insegna sport management all’università di Cipro. “Qui c’è corruzione in ogni sfera di vita, è un problema non solo dello sport, ma dell’intera società cipriota”.

Appassionato di calcio sin dalla tenera età, riesce ancora a ricordare quando scoprì la depravazione che si nascondeva nel gioco. “Per molti il calcio era la risposta alle esperienze traumatiche dell’invasione turca(1974)”, afferma ricordando la campagna militare che ha portato alla divisione dell’isola. “Come tanti rifugiati finiti nei campi io sono cresciuto giocandoci. Posso ancora ricordare il momento in cui segnai ed ero felice perché avevamo vinto, e tutti iniziarono a cantare: ‘Perché stai festeggiando? Non c’è niente da festeggiare, la partita era truccata’. Ed io fui talmente deluso che dissi: ‘Un giorno studierete questo, arriverete alla radice di queste cose terribili”.

Panayi, che ha iniziato ad arbitrare all’età di 13 anni, pensa che dei 300 arbitri ciprioti, non più del 10% siano “veramente puliti”. Quelli che hanno seguito gli ordini di truccare le partite hanno visto la loro carriera inevitabilmente tracciata, con molti che hanno deciso di dedicarsi a partite europee, dove i guadagni erano tre volte superiori a quelli in Cipro. “Dovevo parlare, dovevo dire queste cose, così finalmente le autorità passeranno all’azione” ha detto.

Fra i documenti dati alla polizia, lui ha mostrato le colpe della CFA (la nostra AIA, per intenderci). Due membri, incluso il capo, Michalis Argyrou, sono stati arrestati con il sospetto di partite truccate, e rilasciati dopo aver negato illeciti.

“Noi leggiamo le accuse del signor Panayi con molto piacere” ha affermato Francesco Baranca, segretario generale della Federbet. “Consideriamo Cipro come uno dei più sporchi campionati nel mondo. Lo consideriamo anche come una sorta di ‘scuola’ di partite truccate, con molti giocatori che esportano questo virus quando si trasferiscono in un altro campionato”.

È stato strano quando i bookmakers hanno smesso di offrire le quote sulle partite migliori. “Da un anno a questa parte non è cambiato nulla”, ha aggiunto in una intervista telefonica. “In posti come Cipro non c’è più una competizione, ma un esercizio nel truccare le partite, dove gli arbitri sono parte integrante del problema”.

Spyros Neofitides è d’accordo con questa valutazione. Lui durante questi anni si è concentrato nell’aumentare la consapevolezza, sensibilizzando giocatori che temono di perdere il lavoro o lo stipendio se segnalano incidenti. E il quarantenne è il primo ad ammettere che i soldi sono il problema alla base dei mali della lega. Il tracollo finanziario del 2012 non aiuta. Nel periodo precedente la crisi bancaria, i giocatori erano costretti ad aspettare mesi per essere pagati, così che la Fifpro, sindacato dei calciatori internazionali, ha suggerito di non firmare contratti per club ciprioti. Squadre con budget di 25 milioni improvvisamente si sono ritrovate con un minimo di 1 milione e mezzo, mentre lottavano con la bancarotta e debiti.

“Dopo la crisi finanziari abbiamo avuto grossi problemi con i soldi” dice Neofitides. Molti hanno visto il calcio come un’opportunità di ottenere denaro attraverso scommesse illegali. Ci sono 350 giocatori nella prima divisione, altri 280 nella seconda, e per molti club le partite truccate sono diventate un modo per aumentare i fondi. Ai giocatori è stato spesso detto che le partite dovevano essere truccate per poter pagare gli stipendi”.

Lo scorso anno la lega ha lanciato un programma che permette ai giocatori di riportare casi dove sospettano manovre. I risultati mostrano che il 71% dei giocatori della seconda divisione e il 67% della prima hanno ammesso che le partite erano manipolate. La maggior parte ovviamente attribuita al fenomeno delle scommesse illegali, con il 23% che afferma di essere stato contattato per truccare le partite, sia prima delle gare che durante la pausa fra primo e secondo tempo, quando le uniche persone che possono accedere negli spogliatoi sono proprio i proprietari dei club.

Neofitides ha detto che la ricerca basata su un questionario (pulsante rosso) di 20 punti, effettuata dalla Fifpro e dall’università di Manchester, sosterrà queste affermazioni quando sarà rilasciata entro la fine dell’anno. “Ho già visto i risultati e posso dire che l’80% dei 220 giocatori della prima divisione che ha risposto al questionario ammette che sono consapevoli del problema” sostiene. “Il fatto che loro hanno paura a parlare apertamente è il perché adesso è importante che questa applicazione sia disponibile sui telefoni cellulari, in modo che possano riportare i sospetti di partite truccate con l’anonimato garantito”.

La casa del calcio si trova al 10 Achaion Street, in una strada a doppia carreggiata a Nicosia. Qui, al terzo piano del palazzo inaugurato da Sepp Blatter e Michael Platini nel giugno 2007, si trova Anthoulis Mylonas, direttore generale della federcalcio cipriota.

Genio con un sorriso pronto, Mylonas è veloce nel negare le accuse. Sulla base delle accuse, dice, la polizia non solo ha confiscato i documenti e libri, ma ha condotto un’indagine di 10 mesi, lasciando nulla di intentato. “Sono andato personalmente al quartier generale della polizia”, spiega l’avvocato seduto dietra una scrivania circondata da pareti rivestite con coppe e targhe del campionato. “Nessuna accusa contro questo ufficio, o qualsiasi dipendente, potrebbe essere motivata. Noi siamo infatti l’unica organizzazione in Cipro a cui è stato rilasciato un certificato, da parte dello stato, che prova la nostra innocenza. È tutto nel passato, appartiene alla storia”.

Per molti, comunque, le proteste di Mylonas vanno a vuoto. L’isola adesso potrebbe essersi ripresa dal collasso economico, ma come dicono gli addetti, il calcio professionistico è ancora incline alle ‘arti oscure’.

I giocatori, lamenta, sono ancora vulnerabili agli effetti della crisi, e pochi vogliono davvero fare la differenza. “Inizia e finisce con l’educazione, cambiando mentalità” sostiene. “Sfortunatamente circa il 70% dei nostri giocatori sono stranieri, che magari qui ci giocano un anno, e questo rende il cambiamento di attitudine molto difficile”. Quest’anno ci sono stati casi di giocatori stranieri minacciati di morte, o addirittura costretti a lasciare l’isola.

Secondo Neofitides, per porre fine a questi problemi –bombe, minacce di morte, indagini inconcludenti- si dovrebbe iniziare con un piano e un dipartimento di polizia specializzato per affrontare la questione. “Abbiamo iniziato con un piano d’azione, una linea che i giocatori possono seguire, come ‘il pulsante rosso’, l’applicazione che permette loro di segnalare le manovre senza doversi preoccupare. Abbiamo bisogno di soldi per avere una vera e propria campagna, con seminari, opuscoli e visite di spogliatoio”.

E questo deve essere fatto al più presto, prima che esploda ulteriore violenza, ma soprattutto per salvare l’integrità del gioco più bello in Cipro. E per far sì che i tifosi possano tornare a festeggiare.



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