Lo ammetto, ho un debole per il ruolo del portiere, non a caso ci ho persino scritto un libro una decina di anni fa, “Un Manicomio tra i Pali”. Ogni tanto mi diverto a ripescare numeri uno che nel bene e nel male hanno fatto la storia del pallone, anche solo con un gesto tecnico o un episodio.

La macchina del tempo si ferma al 21 giugno del 1982, ai mondiali di Spagna, allo stadio Zorilla di Valladolid, e al pittoresco Kuwait allenato da Carlos Alberto Parreira. E’ innegabile che gli arabi stessero trascorrendo un pomeriggio tormentato contro la Francia di Platini. Il portiere Ahmad Al Tarabulsi, libanese naturalizzato e capitano dell’esercito, si prodigava a frenare l’ardore transalpino in ogni modo, ma la differenza di cilindrata era evidente. Al 77′ i galletti segnarono il quarto gol con Giresse, oggi ct giramondo nella mia amata Africa. Neppure il tempo di esultare che la loro attenzione venne catturata dagli avversari, che scattarono come molle verso il direttore di gara, il russo Myroslav Stupar, chiedendo che la rete venisse annullata. Le immagini alla moviola non offrirono particolari chiarimenti, se non che Al Tarabulsi era rimasto immobile sulla conclusione del centrocampista del Bordeaux. Il portiere sostenne di aver sentito il fischio del direttore di gara, in realtà si era trattato di un buontempone che dalle tribune dello stadio aveva tentato, riuscendoci, di confondere l’estremo difensore. A quel punto accadde una delle scene più bizzarre della storia del calcio.

Il presidente della Federcalcio del Kuwait, lo sceicco Fahd Al Ahmad, scese in campo accompagnato da un codazzo di guardie del corpo e si diresse verso l’arbitro ordinando di cancellare il gol. Stupar, sostenendo davanti alla commissione disciplinare della Fifa che lo sceicco aveva addirittura minacciato di interrompere le forniture di petrolio all’occidente, accontentò il signore dell’oro nero inventandosi sul momento un fuorigioco. Dell’arbitro Stupar, radiato dalla Fifa, si sono perse le tracce. Quando divenne presidente kuwaitiano del Cio, lo sceicco Fahd Al Ahmad propose di escludere l’Iraq dai Giochi olimpici. Saddam si ricordò dello sgarro e nell’estate del 1991, mentre i carri armati iracheni sconfinavano in Kuwait, lo fece fucilare.

E’ invece rimasto sulla cresta dell’onda Al Tarabulsi (oggi 67enne), ma non più come sportivo. L’ho scovato nel 2012 a Kuwait City, in un liceo, come insegnante di Corano. Sull’episodio con la Francia si limitò a dirmi che “il fischio l’avevo sentito davvero”. Sul movimento calcistico kuwaitiano fu profetico: “Sono stati e saranno anni di modesti risultati. Non c’è entusiasmo e la ricchezza ha frenato lo spirito di sacrificio dei nostri giovani”.

Per chi non lo sapesse Al Tarabulsi è diventato campione del mondo, nel 1986. Un po’ come l’Argentina di Maradona in Messico. L’iride, colta tra le mani prive di guantoni, riguarda il campionato planetario di recitazione a memoria del Corano. A Kuala Lumpur, in Malaysia, Al Tarabulsi ha sbaragliato la concorrenza, dimostrando di conoscere a memoria ogni sura e versetto del testo sacro dell’Islam e salendo così sul tetto del mondo della fede.

Al Tarabulsi, ieri e oggi

Al Tarabulsi, ieri e oggi



As featured on NewsNow: Calcio news