La seconda giornata della fase a gironi della Champions League ci ha lasciato negli occhi l’orribile prestazione del Feyernoord al San Paolo di Napoli, con i biancorossi olandesi usciti sconfitti con un secco tre a uno che sta addirittura stretto ai partenopei per quanto visto in campo. C’è già chi parla di declino del calcio orange, chi premia invece la volontà spudorata di far giocare i giovani talenti del vivaio, lasciando così ai risultati un ruolo minore. Quel che è certo, però, è che il sistema adottato in Olanda ha permesso a tanti attuali top player di farsi conoscere nel calcio che conta e solamente la politica secondo cui è meglio far crescere una propria giovane promessa che ottenere tre punti prestigiosi ha permesso ai vari Arjen Robben, Wesley Sneijder, Robin Van Persie, Zlatan Ibrahimovic e altri ancora di affermarsi. Tra i nomi elencati ne manca uno che in Italia conosciamo davvero bene, forse attualmente finito (giustamente?) nel dimenticatoio ma che fino a qualche tempo fa ha fatto impazzire di gioia e di dolore i tifosi azzurri: stiamo parlando di Graziano Pellèpuntero della Nazionale di Antonio Conte, protagonista della quarta parte di 2017: Odissea nel calcio moderno, la rubrica di Calcio Estero News dedicata ai calciatori italiani all’estero.

Nato a San Cesario di Lecce il 15 luglio 1985, Graziano Pellè ha praticato sport fin da bambino, in particolare calcio e danza, anche grazie all’influenza del padre, Roberto, ex attaccante, compagno di squadra di Sergio Brio nelle giovanili del Lecce. A undici anni, in coppia con la sorella Fabiana, Pellè vinse il titolo italiano di ballo latino, liscio e standard. In contemporanea mosse i primi passi nel mondo del calcio, prima nelle file del Copertino, poi nella Primavera del Lecce, che lo tesserò nel 2002 grazie ad Antonio Lillo, allora dirigente delle giovanili giallorosse. Alla sua prima stagione con i salentini vinse il campionato nazionale di categoria, battendo in finale l’Inter con il punteggio di due a uno, e l’undici gennaio dell’anno successivo esordì in Serie A nella trasferta in casa del Bologna, persa uno a due. Dopo un prestito incolore in Serie B, a Catania, durante l’estate del 2005 il Lecce rifiutò un’offerta di quattro milioni di euro da parte del Real Madrid per il giovane attaccante, che rimase dunque in Puglia. Alla sua prima stagione in Prima Squadra, però, Pellè non riuscì mai a mettersi in mostra, costringendo la società a cederlo in prestito prima al Crotone, dove realizzò sei goal in diciassette presenze, e poi al Cesena, dove diventò protagonista assoluto della stagione degli emiliani in cadetteria, siglando ben dieci reti in trentotto presenze.

Nell’estate del 2007 arrivò per Pellè la prima grande occasione: ad acquistarlo è l’AZ Alkmaar, squadra di Eredivisie, massimo campionato olandese, che sborsò ben sei milioni e mezzo per assicurarselo. Alla prima stagione, complice la guida tecnica della squadra affidata a Louis Van Gaal, suo grande estimatore, Graziano Pellè riuscì a giocare con continuità, mettendo a segno tre goal in ventinove gare disputate complessivamente. Durante la stagione successiva, anche a causa della partenza del tecnico, stentò a far parte dell’undici titolare e alla terza stagione in Olanda partì addirittura fuori rosa, salvo poi riprendersi la scena a suon di goal e diventare titolare inamovibile fino alla fine dell’annata, conclusasi con uno score personale di sei reti in venti incontri disputati.

Il 2 luglio 2011 per l’attaccante si concretizzò il ritorno in patria: a puntare su di lui fu il Parma. Con gli emiliani non riuscì quasi mai ad andare a segno in campionato, tranne che in una occasione, proprio contro il suo Lecce nella partita del 18 dicembre, in cui il bomber siglò la rete del momentaneo due a tre, rimasta ad oggi l’unica marcatura nel massimo campionato italiano.

Dopo un prestito semestrale alla Sampdoria in Serie B, a fine agosto 2012 Pellè decise di tornare in Olanda, questa volta per vestire la maglia del Feyernoord. E’ qui che il talento dell’attaccante salentino sboccia definitivamente: alla prima stagione con i biancorossi lo score è impressionante e recita addirittura ventinove goal in trentatré partite disputate, quasi un goal ogni novanta minuti. La seconda stagione in terra orange continua su questi ritmi, tanto che alla fine della stagione 2013/2014 il bottino complessivo di Pellè è di cinquanta marcature in cinquantasette gare di campionato. Fu proprio a Rotterdam che il centravanti guadagnò il soprannome di Italian goal machine.

Con il successivo passaggio al Southampton, in Premier League, arrivarono anche le prime convocazioni nella Nazionale maggiore dell’Italia, guidata da un altro salentino come lui, Antonio Conte. Il CT azzurro si innamorò ben presto delle qualità di Pellè, attaccante in grado sia di chiudere gli spazi in area di rigore che di aiutare i compagni tenendo palla quando necessario e scaricandola sulle corsie laterali quando il mister lo ordina, tanto da affidargli l’attacco azzurro in coppia con Eder, suo compagno di squadra ai tempi della Sampdoria. Il connubio con la maglia azzurra sembra fare faville e l’attaccante diventa ben presto la star della rappresentativa nazionale fino ai quarti di finale degli Europei contro la Germania: in questa occasione, al momento di battere il rigore decisivo per approdare in semifinale, Pellè fece l’ormai celebre gesto del cucchiaio a Neuer, sbagliando poi clamorosamente il penalty, decretando di fatto l’uscita di scena della nazionale italiana dalla competizione.

L’undici luglio 2016, quando era ancora fresca nella memoria degli italiani la figuraccia rimediata con la maglia azzurra, Graziano Pellè decide di cambiare totalmente, approdando in un esilio volontario (dorato) in Cina, allo Shandong Luneng, che per acquistarlo ha sborsato più di quindici milioni di euro. L’attuale numero diciannove della squadra militante nella Super League cinese in questa stagione ha già collezionato ventuno gettoni di presenza in campionato, mettendo a segno cinque reti e sfornando altrettanti assist per i compagni.

Il futuro di Graziano Pellè sembra ormai lontano dall’Italia, complice anche la sua fama di non essere mai stato profeta in patria e forse, sia per l’attaccante che per i tifosi italiani, è meglio così: in fondo non si torna mai sul luogo del delitto, no?

Nel frattempo la domanda è d’obbligo ed è ormai presente alla fine di ogni puntata della rubrica 2017: Odissea nel calcio moderno: chi sarò il prossimo italiano all’estero degno di essere menzionato? Che venga anche lui da un campionato del Nord Europa? O forse torneremo alle nostre latitudini, magari in Spagna, in Francia o in Germania? Appuntamento a lunedì: stay tuned!



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