Il campionato di calcio giapponese è diventato famoso nel mondo grazie alle incredibili gesta dei protagonisti di un cartone animato: Holly e Benji. Le avventure dei due fuoriclasse della New Team, insieme all’imparabile tiro della tigre di Mark Lenders, hanno appassionato generazioni e generazioni, incollati davanti al televisore in attesa di sapere come sarebbe finita quell’azione partita dalla difesa. Lo stesso entusiasmo non sembra averlo mai avuto però per il campionato reale, la J-League, gestita dalla Japan Pro Soccer League.

La J-League, unica lega, nasce ufficialmente nel 1992 come seguito della Japan Soccer League (campionato dove fino ad allora partecipavano squadre di livello amatoriale) con 10 squadre al via. Col susseguirsi degli anni il numero di partecipanti aumenterà progressivamente per arrivare a quelli che sono gli attuali 18 club della prima divisione, oltre alla creazione di altre “sottoleghe” che comportano la normale promozione/retrocessione tra l’una e l’altra. Anche per quanto riguarda le regole vi sono delle caratteristiche particolari, avendo subito diverse volte delle variazioni: cominciato con la divisione tra girone di andata e di ritorno (basato sul modello di apertura e clausura sudamericano) le cui finaliste lottavano per il titolo, con l’inizio del nuovo millennio il campionato giapponese avvia un processo di europeizzazione, con l’abolizione, in caso di pareggio, degli eventuali tempi supplementari (che allora includevano il golden goal) e rigori. Il 2004 segna poi un’ulteriore modifica. Probabilmente a causa degli eventi verificatisi nei due anni precedenti, quando l’Iwata prima e lo Yokohama F. Marinos poi vinsero sia il girone di andata che di ritorno non permettendo lo svolgimento di una finale, si decide di abolire questa regola effettuando una standardizzazione, con il club arrivato primo alla fine del campionato (si sommano i punti di andata e ritorno) che viene proclamato direttamente campione. Oltre questo cambiamento, vennero introdotti anche i playoff salvezza, tra la terz’ultima e la terza classificata della J-2, caratteristica tipica della Bundesliga tedesca, aboliti poi nel 2009 con la retrocessione diretta.

Dal 2015 si è verificato un riavvicinamento alle origini, seppur con qualche ulteriore modifica. E’ stata reintrodotta infatti la vecchia tipologia dei due gironi, quello di andata e di ritorno, ma la finale non si svolgerà più tra le prime qualificate, in quanto alla fine verrà creata una classifica finale che incorpora i due gironi, con la conseguente somma di punti. A stabilire il campione nazionale ci penserà infatti un’ulteriore mini torneo, a cui parteciperanno da 3 a 5 squadre, a seconda della posizione finale: 3 se nelle prime 3 posizioni finiscono le squadre che hanno vinto i gironi di andata e di ritorno (che hanno accesso diretto ai playoff), 5 se invece sono tagliate fuori dalle prime 3 posizioni. Quella che, sommando punti, risulterà la prima classificata, avrà l’accesso diretto alla finale per il titolo, mentre gli altri club lotteranno per il posto di contendente.

Per quanto riguarda i club e la loro storia, il campionato giapponese risulta certamente molto più equilibrato rispetto ad altri campionati. La risposta si può trovare nel livello tecnico, nettamente inferiore alla media, o nella regola, che non deve per forza essere vista come una penalizzazione se si crede ad un progetto di valorizzazione, del numero massimo di giocatori stranieri consentiti, fermo a 4. Detto questo, club storici e rilevanti se ne trovano, come lo Yokohama Marinos o i Kashima Antlers (club in cui giocarono un certo Zico e un certo Leonardo). Questi due club, insieme al Nagoya, sono gli unici a non essere mai retrocessi. La squadra dell’isola del cervo (dal nome della città Kashima) è anche la squadra più titolata, con ben 7 campionati vinti, mentre le altre 16 edizioni sono distribuite tra ben 8 squadre, capeggiate da Yokohama, Sanfrecce e Iwata, a quota 3. Particolare è il caso del Sanfrecce Hiroshima, con i 3 campionati vinti negli ultimi 4 anni, ad eccezione dell’edizione del 2014, vinta dal Gamba Osaka.

Questa 24esima edizione della J-League si è aperta con i rossoneri che si sono aggiudicati per un soffio il girone di andata con 39 punti, contro i 38 del Kawasaki, assicurandosi perciò un posto per i playoff. Kashima che però non è riuscito a confermarsi nel girone di “clausura”, attualmente al decimo posto con 20 punti all’attivo, abbandonando di conseguenza le speranze per il posto di finalista diretto per quanto concerne i playoff per il titolo. Quel posto spetterà ad una fra Urawa e Kawasaki. I “diamanti rossi” conducono il girone di ritorno con 37 punti, a +6 proprio sul Kawasaki, che nel girone di andata si piazzò a +5 sui rivali. Se guardiamo alla classifica generale la corsa si infiamma, dato che il divario, a due giornate dalla fine, è solo di un punto, 70 contro 69. Già questo fine settimana potrebbe arrivare il verdetto, dato che il “Gremio giapponese” giocherà su un campo ostico, quello del Kashiwa che con la sconfitta nell’ultimo turno ha detto addio ai sogni playoff. L’Urawa invece avrà un turno sulla carta più abbordabile, dovendo giocare in casa dell’Iwata che, nonostante sia in lotta per non retrocedere (10 punti appena nel girone di ritorno), grazie alla classifica complessiva (33) parte in una situazione di vantaggio rispetto alle contendenti. Il Kashima, con 59 punti complessivi, si è quasi matematicamente assicurato il terzo posto, e quindi dovrà sfidare la seconda classificata. L’unica squadra che ancora ha qualche residua speranza di accedere ai playoff è l’Omiya. Gli “scoiattoli” (altra squadra di Saitama, insieme all’Urawa), si trovano attualmente al settimo posto con 27 punti, ma nella classifica complessiva sono attualmente quarti, con 53 punti. Due vittorie, seguite da due sconfitte dei plurititolati (che nelle ultime due giornate affronteranno Kawasaki e Kobe), permetterebbero l’aggancio.

Il discorso salvezza si fa ancora più interessante. Se già da qualche giornata Avispa (19) e Bellmare (21) hanno salutato la J-1, per l’ultimo posto che sancisce la retrocessione probabilmente bisognerà aspettare fino all’ultima giornata. Ad ora, nella classifica finale, sono infatti ben 4 le squadre a rischio, tutte nel giro di tre punti. Iwata (33), Kofu (31), Nagoya (30) e Albirex (30). Il calendario più difficile sembra avercelo l’Albirex, che nelle ultime due giornate affronterà Gamba Osaka e Sanfrecce, mentre il Kofu, l’unica delle quattro vincente nell’ultima giornata, si è messo in una posizione di vantaggio, dovendo inoltre affrontare sabato il Bellmare già retrocesso (che nell’ultimo turno giocherà in casa proprio del Nagoya).

di Marco Ventimiglia

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FOTO: The Japan Times



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