Parole e numeri di Colombia-Cile

AmericaCalcio sudamericano 11 novembre 2016 Vincenzo Lacerenza


Equilibrio – Il canovaccio della sfida, salvo rari ed estemporanei sussulti, è stato quello di un equilibrio tendente alla noia: se si eccettua una velenosa volèe di Vidal, ed un miracolo di Claudio Bravo, provvidenziale a sventare una conclusione a botta sicura di Borja, la partita ha regalato solo sbadigli. D’altronde lo 0-0 è la logica conseguenza di quanto visto a Barranquilla: se il Cile, remissivo e circospezioso, ammiccava neanche troppo velatamente al pari, i Cafeteros, che potevano contare sulla spinta del pubblico amico, non hanno osato più di tanto, e sono parsi abbracciare la politica utilitarista della Roja: un punto buono per entrambe.

 

Coraggio – Quello dimostrato da Josè Pekerman nel momento della scelta dell’undici titolare: fuori Muriel ed il totem Bacca,  fiducia a Borja e Berrio, tandem di un Club Atlético Nacional campione del Sudamerica in pole position per la conquista della Copa Sudamerica: lo stantuffo sinistro Farid Díaz completava la flotta Verdolaga al servizio di Pekerman.

 

393 – Come i giorni trascorsi dall’ultima apparizione di Radamel Falcao con la maglia della nazionale. Entrato ad inizio ripresa al posto di Borja, “El Tigre“, omaggiato con una commovente standing ovation, si è fatto scivolare addosso l’emozione, entrando subito nel vivo dell’incontro: ha duettato con Muriel, subentrato a Berrio, ma all’occorrenza, quando le dinamiche della gara lo richiedevano, ha rincorso a perdifiato gli avversari, sacrificandosi diligentemente per il bene collettivo. La nuova vita del capobranco Radamel con i Cafeteros è appena iniziata. E, adesso, con un “Tigre” in più nel motore, la proibitiva trasferta in Argentina incute un po’ meno timore.

 



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