Il caso Montoya ha tutti i crismi per essere definita la telenovela di Gennaio. Partiamo dall’inzio. Walter Montoya è un centrocampista argentino del Rosario Central, classe 1993: un giocatore di grandi doti atletiche e buone doti tecniche, alla Nainggolan per far capire il tipo di giocatore. La soap ha inizio a nella seconda metà di dicembre, quando il Cabezon D’Alessandro decide di tornare all’Internacional appena retrocesso. Questa decisione, rispettata da tutti, non è nuova ai grandi giocatori argentini: successe anche con il Mudo Riquelme, tornato all’Argentinos Juniors. Questa scelta di cuore del “Don Andres argentino” obbliga il River Plate a trovare un sostituto sul mercato. Gallardo, allenatore del Millo, individua il profilo giusto in Walter Montoya, già seguito e trattato la scorsa estate senza successo. Il problema a quel punto è che le due società si ritrovano in pessimi rapporti: il caso Grossi, unito all’affaire Salazar e a quello Larrondo ne hanno minato ogni forma di dialogo.

Gustavo Grossi è un osservatore di quelli che sanno fare molto bene il loro mestiere: fu lui, ad esempio, portare Vietto al Racing ad esempio. A quel tempo lavorava per il Central, poi ha ricevuto un’offerta dall’Udinese e per qualche mese ha visionato talenti per conto della società fiulana, prima di tornare a Buenos Aires per motivi personali: pur avendo un’offerta dal Central, il River si è intromesso nella trattativa e gli ha fatto firmare un contratto assumendolo e strappandolo alle Canallas. Apriti cielo.

Salazar invece rientra nella casistica dei dispetti di mercato. A Giugno scorso c’era in piedi una trattativa per il terzino. D’Onofrio, presidente del River, aveva annunciato di voler pagare la clausola rescissoria, e Carloni, vice presidente Central, ha accusato il Presidente di non rispettare il codice etico. La tensione tra i due club si è impennata, e per qualche giorno il giocatore ha pensato bene di non presentarsi agli allenamenti allo scopo di fare pressione alla società, ma alla fine Salazar è rimasto a Rosario. Dopo tutto ciò la questione Larrondo ha provocato la frattura  defintiva dei rapporti: Larrondo era di proprietà del Central, stava trattando il ronnovo a cifre importanti, ma tutto cambia quando un bel giorno di Luglio irrompe sulla scena il facoltoso Montreal Impact. I canadesi annunciano di voler pagare la clausola rescissoria e fano saltare il banco, contando sulla volonta del giocatore convinto, a suon di dollari, a trasferirsi in Canada. A Rosario la prendono male, fanno anche uscire un comunicato a firma dei due vice presidenti. Dopo pochi giorni Larrondo passa sorprendentemente al River Plate per l’importo della clausola.

Di conseguenza entra in scena il vero protagonista della vicenda Daniel Liuzzi, agente del ragazzo e intermediario nella trattativa. Fin da subito si capisce che non è una situazione facile. Il Central fa di tutto per non darlo al River, ma il giocatore ha già un accordo con la società di Buenos Aires e insiste per andarci. Il Central rifiuta varie offerte importanti da 5 milioni più una contropartita, prima Mayada e poi Solari, e poi un ultima offerta di 6 milioni. Cifre importantissime per il mercato interno argenitno. Ma la società di Rosario tiene la posizione per cui l’offerta del Boca, da 4 milioni più il 50% di Zuqui, offerta poi risultata nemmeno ufficiale. Intanto il manovratore Luizzi, capito che non ci sono margini per un trasferimento del suo assistito a Buenos Aires, si mette a fare il proverbiale giro delle sette chiese alla caccia di altri club interessati. Lo offre al Genoa, ma la società di Preziosi invia un’offerta di 2 milioni, nemmeno presa in considerazione dal club di Rosario. Poi ci prova col Sassuolo, e fa una telefonata all’Atletico Madrid: grazie, ma non ci interessa. Quando sembra essere arrivati all’empasse, come un fulmine a ciel sereno il 26 gennaio 2016, l’ambiguo Liuzzi annuncia che Walter Montoya è un nuovo giocatore del Siviglia di Monchi e Sampaoli. Un Colpo di scena inaspettato per tutti, visto che prima di quel giorno non si era mai parlato di Siviglia. La telenovela però  non è ancora finita: il Siviglia, infatti, non ha slot liberi per tesserare giocatori extracomunitari, e quindi prende corpo l’idea del prestito fino a giugno, o in Spagna o in Argentina. Per altri 5 giorni si fanno ipotesi e si parla della questione, fino a quando nella notte il Siviglia ufficializza la cessione di Kyotake al Cerezo Osaka, liberando un posticino per Montoya, che può così iniziare la sua nuova avventura con la maglia della squadra più sorprendente d’Europa.



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