Non mancano le critiche dal mondo dello sport per la recente politica del presidente americano Donald Trump che vieta ai cittadini provenienti da 7 paesi a maggioranza musulmana (Libia, Iran, Iraq, Somalia, Sudan, Yemen e Siria) di entrare negli Stati Uniti. Già domenica l’NBA ha chiesto delucidazioni per quanto riguarda la situazione di diversi tesserati delle maggiori squadre di basket americane, come ad esempio Luol DengThon Maker (il primo ai Lakers, il secondo ai Bucks), entrambi nativi del Sudan. Diverse sono le dichiarazioni contro il neopresidente, la cui politica viene vista come fortemente anti-musulmana nonostante le sue smentite. Rimanendo nel basket, diversi giocatori di religione islamica si sono detti preoccupati in particolare dalla generalizzazione spesso operata ai danni delle persone del loro medesimo credo. Nella giornata di domenica è stata l’ala piccola dei Nets Rondoe Hollis-Jefferson ad esprimersi in tal senso, seguito a ruota dal coach dei Warriors Steve Kerr. Non mancano reazioni anche dal mondo del football e del baseball. Non da ultime le dichiarazioni del quattro volte campione olimpico britannico Mo Farah, nato in Somalia ma residente negli USA, preoccupato dal fatto che il divieto possa separarlo dai figli in Africa.

Per quanto riguarda il mondo del calcio, la critica maggiore arrivata al presidente proviene da nientepopodimeno che dal capitano della Nazionale maggiore Michael Bradley. In un’intervista rilasciata a Grant Wahl, riportata dal TheGuardian, il centrocampista si è espresso senza mezzi termini, attaccando duramente il presidente: “Speravo che il Trump presidente sarebbe stato differente dal Trump della campagna elettorale, che la sua retorica xenofoba, misogina e narcisistica sarebbe stata rimpiazzata con un approccio più ragionato e misurato nel condurre la nazione. Il divieto ai musulmani, al contrario, è solo l’ultimo esempio di un personaggio che non potrebbe essere più distante dai valori del nostro paese e dal modo giusto di portarli avanti”. Sebbene non avesse mai attaccato direttamente il nuovo presidente, le recenti misure sull’immigrazione, hanno spinto Bradley ad uscire dal silenzio. “Sebbene comprenda la necessità di misure di sicurezza, penso che i valori e gli ideali del nostro paese non debbano mai essere sacrificati”.

Il 29enne del Toronto è conosciuto per la sua sensibilità di fronte alle principali problematiche sociali che affliggono gli Stati Uniti. Dopo l’attentato di Orlando, ad esempio, Bradley si era presentato in campo, durante un match con la nazionale, con una fascetta multicolore in segno di solidarietà con la comunità LGBT.