SCELTE E ASSENZE PESANTI – Entrambi i condottieri devono fare i conti con due pesanti: se l’Uruguay è atteso al varco senza lo squalificato Luis Suarez,  non se la passa meglio il Brasile, orfano di Gabriel Jesus, fermo dai box da più d’un mese dopo essersi infortunato con la maglia del City. Scelte, come al solito, dal gusto passatista per  Tabares: Rolan è chiamato a sostituire Suarez, mentre il talento di Lodeiro viene fatto languire in panchina a favore del più muscolare Cristian Rodriguez. . TiTe, invece, lancia Firmino dal primo minuto nel tridente con Neymar e Coutinho, e, piuttosto prudente, schiera una rocciosa cerniera di centrocampo (Paulinho-Casemiro-Renato Augusto) lasciando fuori Giuliano, autore di 16 gol in stagione con la maglia dello Zenit.

L’URAGANO PAULINHO – Per i padroni di casa la gara sembra incanalarsi per il verso giusto: al 9′ su un retropassaggio di Marcelo si avventa Cavani, che anticipa Alisson e viene travolto dal portiere della Roma. Rigore netto. Sul dischetto va proprio il Matador: l’esecuzione è perfetta. Poi, però, si scatena l’uragano Paulinho: il prorompente centrocampista del Guangzhou Evergrande prima pareggia con un destro devastante all’incrocio, e poi con un tap-in da rapace d’area, completa il sorpasso, ribaltando completamente il risultato in avvio di ripresa. A quel punto, dopo essere scampata agli assalti veementi della Celeste, la Canarinha può esaltarsi negli spazi. E c’è ancora tempo per la griffe, inconfondibile, di Neymar: lancio lungo di Miranda, O’Ney scatta in profondità e quasi con irriverenza supera Silva con un pallonetto facile facile. Al 92′, infine, Paulinho decide di portarsi il pallone a casa mette il punto esclamativo su una prestazione individuale a dir poco sensazionale, depositando in rete di pettola rete del definitivo 1-4.

CONSIDERAZIONI FINALI – Come non detto, l’Uruguay si conferma Suarez dipendente. Senza il talento del suo capitano nessuno è in grado di accendere la luce, specie, poi, se le scelte di Tabares cadono su giocatori come Rolan, o addirittura, Stuani attaccante che sta faticando a trovare la via delle porta in Championship: gente, insomma, incapace di sopportare sulle proprie spalle il peso del blasone charrua. L’avversione dell’anziano allenatore uruguagio al talento e ai tanti giovani promettenti, poi, finisce per far impantanare la crescita del movimento. Dall’altra parte, invece, il Brasile si gode il momento d’oro, conferma la grande crescita e prenota un posto per la russia. Tite, finalmente, è riuscito a dargli un equilibrio oltre ad un’identità ben precisa, ovviando al problema di non avere a disposizione un grande artilhero: l’ex guru del Corinthians ha ritagliato per il suo Brasile un modulo che si sposa a meraviglia, esaltando le caratterische, di due nove mobili ed associativi come Firmino e Gabriel Jesus.

 

Di Lorenzo Lazzarotto



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