Guatemala: il baratro in un anno

America 8 dicembre 2016 Gianluca Scatena


Il dato di fatto che da ormai tre mesi scuote il mondo del calcio guatemalteco è uno e secco: la sospensione della FIFA ai danni della Fedefut. Una decisione che ha i suoi perché e le sue origini neanche troppo lontane. Ma aldilà delle cause, sono gli effetti a farsi subito vivi, vista la discesa libera della nazionale Bicolor nel ranking mondiale.

L’ultima partita risale allo scorso settembre, quando il risultato fu una goleada sul Saint Vincent (9-3), di cui a giovarne fu solo il bomber storico Carlos Ruiz, etichettato come giocatore più prolifico della storia delle qualificazioni mondiali (38 marcature contro le 36 dell’iraniano Ali Daei). Da allora, a causa della sanzione, il Guatemala non ha più disputato gare internazionali, lasciando il terreno alle altre concorrenti e generando tra i suoi confini una situazione apocalittica senza precedenti.

Procedendo a ritroso, il primo perché, quello più superficiale, risale banalmente alla decisione del massimo governo calcistico, che nel dicembre 2015 aveva nominato un comitato per regolarizzare le attività quotidiane della Fedefut e gestirne la situazione poco felice nata da un serissimo scandalo di corruzione. Il comitato venne poi minato da interventi politici che condussero al provvedimento della FIFA, alla quale, si sa, questo genere di intromissioni non è affatto gradito. Per la cronaca, secondo l’iniziale accordo, il comitato avrebbe dovuto far sentire la sua influenza fino al 30 settembre 2016. In quel mese, tuttavia, la FIFA decise di estendere il mandato al 31 luglio 2017 per garantirsi tempo sufficiente ad adeguare le leggi dell’organo guatemalteco alle esigenze internazionali e a quelle della CONCACAF, oltre ad organizzare un processo elettorale. Il rifiuto di questa decisione, arrivato dall’alto, ha dettato poi l’immediata sospensione della federazione, con conseguente esclusione da tutte le competizioni e “dai sostegni finanziari”, come affermato dal funzionario FIFA Primo Corvaro.

Una circostanza eccessiva, a tal punto da non potersi più gettare a capofitto sulle vicende sportive, divenute a quel punto meno importanti. Un momento tanto tragico da sfociare poi nella rescissione consensuale del ct Walter Claverì, che poco prima aveva sfiorato lo stage successivo della qualificazione mondiale, concludendo al terzo posto dell’iniziale girone formato da USA, Trinidad & Tobado e Saint Vincent.

Nel gennaio 2016, l’argentino Franco Sopegno rinunciò alla carica per i problemi che in quel frangente logoravano le viscere più profonde della federazione. Il 18esimo giorno dello stesso mese, Claverì venne presentato come nuovo allenatore e il 10 febbraio ottenne la prima vittoria in amichevole contro l’Honduras, graffiato da un contundente 3-1. Seguirono altri due trionfi: uno ai danni di El Salvador (1-0); l’altro sugli USA (2-0), prima di una debacle con gli stessi statunitensi e di un pareggio per 2 a 2 con Trinidad & Tobago. Risultati nel complesso positivi, ma inutili ai fini del passaggio del turno e altrettanto utili a consacrare l’ottimo lavoro di Claverì, costretto a sloggiare soltanto da forze di causa maggiore.

Walter Claverì (secondo da destra)

Walter Claverì (secondo da destra)

Alla fine, le vicende del Guatemala hanno disintegrato ogni cosa buona si stesse progettando per il futuro calcistico del Paese, con un unico capro espiatorio che va ricondotto al secondo perché, quello meno superficiale, eppure banale quanto il primo.
Precisamente un anno fa, Brayan Jimenez, allora presidente della Fedefut, Hector Trujillo, segretario della federazione, e Rafael Salguero, ex membro del comitato esecutivo Fifa, furono accusati di corruzione e riciclaggio di denaro per aver ricevuto tangenti sui diritti di trasmissione delle varie Coppe del Mondo, dal 2010 al 2022. I rapporti fra i tre responsabili e i rappresentanti della società Media World hanno avuto inizio nel marzo 2011, quando Salguero avrebbe ricevuto un pagamento di 20mila dollari, precedendo ulteriori somme distribuite tra Jimenez e Trujillo. Entrambi furono arrestati: il primo venne ritrovato un mese dopo, ubriaco e in uno stato completamente differente da come lo si conosceva; il secondo nel corso di una crociera in Florida. Diversa la situazione di Salguero, la cui sorte rimane tuttora incerta. Al contrario di quella del calcio guatemalteco, precipitato in un baratro dal quale oggi sembra addirittura impossibile risalire.

Brayan Jimenez, ubriaco dopo l'arresto (PrensaLibre)

Brayan Jimenez, ubriaco dopo l’arresto (PrensaLibre)



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