Da macchina inarrestabile di titoli mondiali e continentali a comparsa. Storia dell’involuzione della Nazionale più titolata e temuta.

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Quattordici anni fa esatti, a Suwon in Corea del Sud, il Brasile si imponeva 5-2 sulla Costa Rica, vincendo a pieni punti il Gruppo C del Mondiale 2002. Un percorso trionfale per la nazionale verdeoro, trascinata da uno straripante Ronaldo capocannoniere, in grande spolvero dopo la delusione del campionato di Serie A 2002 con l’Inter. Colui che vinse il suo secondo Pallone d’Oro, non era certamente però l’unica colonna portante di quella rosa: da già campioni del mondo ’94 come Cafù e Roberto Carlos, passando a conferme come Rivaldo, per arrivare ai tanti allora giovani con davanti ancora una carriera dalle grandi vittorie come Ronaldinho, Kakà e Lucio. Un gruppo davvero inarrestabile che vinse tutte le partite dalla prima all’ultima, con una completezza di gioco che partiva dall’allora portiere titolare Marcos per arrivare al superbo reparto avanzato. Se il girone con Turchia, Cina e Costa Rica era dallo scontato andamento, tutt’altro che semplici erano sulla carta gli avversari domati dagli ottavi alla finale: Belgio, Inghilterra e ancora Turchia, prima della Germania trascinata da un giovanissimo Miro Klose.
Un trionfo infinito pareva il destino del team carioca, soprattutto pensando alle indiscusse vittorie nelle due successive competizioni cui partecipò: la Copa America 2004 (vinta a rigori contro l’Argentina con Adriano capocannoniere con 7 centri) e la Confederations Cup del 2005 (vinta ancora contro gli storici rivali albiceleste, con Ronaldinho e Kakà protagonisti assieme all’Imperatore).
L’esito del mondiale di Germania 2006 iniziò però a stravolgere questo equilibrio fatto di successi per il Brasile. Una super rosa che, fino alla caduta ai quarti di finale sotto la prodezza di Henry, sembrava poter proseguire sulla scia dei successi delle manifestazioni sopraelencate, sviluppando il classico loro gioco offensivo colmo di reti e divertimento per gli spettatori. La delusione dei mondiali fu smaltita con la carica dell’edizione della Copa America 2007 vinta in Venezuela ancora contro l’Argentina, questa volta trascinati da uno straripante Robinho.
Nel 2009 fu la volta della Confederations Cup in Sudafrica, vinta contro la sorpresa Stati Uniti in finale, dopo aver annientato l’Italia nella fase a gironi.

olanda brasile

Il mondiale 2010 finì sotto un raro gol di testa di Wesley Sneijder, di nuovo ai quarti di finale, questa volta contro la finalista Olanda. Dopo ben tre finali consecutive (1994, 1998 e 2002), la forza della nazionale brasiliana, amata e al contempo temuta da tutto il globo, risultava parecchio ridimensionata, non andando oltre le migliori 8 del torneo per la seconda volta in fila.
A differenza del periodo intercorso tra le due precedenti edizioni mondiali, la musica per i verdeoro era decisamente cambiata: eliminata ai quarti di finale di Copa America 2011 contro il Paraguay (poi finalista). La vittoria da padroni di casa nella Confederations Cup del 2013 aveva restituito parte del sorriso, grazie al buon gioco della nazionale guidata da Neymar Jr e dalle colonne portanti della difesa David Luiz e Thiago Silva.
Le aspettative per il “Mondiale dei Mondiali” di Brasile 2014 erano altissime (probabilmente eccessive), con inoltre una voglia matta di riscatto dall’unica altra edizione organizzata in patria, terminata con la tragicità del Maracanaço terminata con l’inaspettata vittoria dell’Uruguay. Dopo il girone A terminato in testa, gli ottavi e i quarti di finale iniziarono a dare i primi segni di un livello incompatibile con la gloria, viste le vittorie sofferte contro il Cile ai rigori e contro la bella Colombia del capocannoniere del torneo James Rodriguez. Infortuni e squalifiche privarono poi la squadra di Felipe Scolari sia di Neymar che dei centrali di difesa. Emerse in modo esplosivo la dipendenza da certi nomi in una rosa non competitiva come in passato, e si giunse inevitabilmente all’epilogo drammatico della pesantissima sconfitta per 7-1 contro la Germania, successivamente campione, in semifinale, e alla netta sconfitta nella finale per il terzo posto contro l’Olanda.
Non è finita qua. L’edizione della Copa America dello scorso anno in Cile non ha minimamente invertito la rotta, con i verdeoro fuori ancora contro il Paraguay ai calci di rigore.

brasile 2014

L’odierna Copa  del Centenario ha portato addirittura all’eliminazione direttamente alla fase ai gironi con il match di questa notte perso per 1-0 contro il Perù, grazie alla rete beffa di mano di Raùl Ruidìaz. Il punto più basso di una timeline stravolta dopo 14 anni di lento ma incontrastabile declino. Almeno per il momento, la nazionale con più titoli mondiali vinti non sta dando alcun segno di ripresa. Un calcio brasiliano che, a livello di nazionale, necessita la ricostruzione di un gruppo completo per tornare a competere, sfoderando le gloriose prestazioni che hanno determinato la propria storia calcistica.



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