Di Michele Sabato.

“Gli amici sono la famiglia che si sceglie”, “Gli amici vanno e vengono, ma si contano sulle dita di una mano”, “Le amicizie nella vita contano più di ogni cosa”. Frasi che potremmo trovare tranquillamente in un Bacio Perugina, spesso di circostanza tanto quanto pragmatiche. Ma nel mondo calcistico c’è stata una persona che sicuramente non ha reputato queste frasi delle semplici locuzioni di circostanza. Di chi stiamo parlando? Il suo nome è Carlos Henrique Raposo.

Esatto, ai tanti è un nome sconosciuto che non dice niente, ma è colui che è stato definito ‘Il più grande truffatore della storia del calcio’.

Ci troviamo a Rio Pardo, un comune nello stato di Rio Grande, è il 1963 quando viene al mondo Carlos, il suo sogno è quello di diventare un calciatore professionista, un’ambizione della stra grande maggioranza dei bambini di tutto il mondo, soprattutto di quelli Sud Americani abituati a giocare a ‘Futebol’ da piccolissimi tra i Barrio delle città.

All’alba degli anni ’80 sono tanti i suoi amici che si mettono in mostra nel panorama calcistico dell’America Latina, ma purtroppo lui non rientra in quella cerchia, ma in compenso ha due doti: La simpatia, che lo porta a farsi volere bene da tutti e quel fisico atletico che ricorda Franz Beckenbauer, tanto da valergli l’appellativo di Kaiser.

La vita notturna gli venne d’aiuto, fu infatti nei più prestigiosi locali brasiliani che iniziò la sua ‘Carriera da professionista’, night club frequentati da Romario e Edmundo, giusto per citare due nomi non proprio qualsiasi. Il favoloso mondo delle amicizie spiana la strada a Carlos che si ritrova a frequentare la movida latino americana indossando abiti firmati molto costosi, ovviamente prestati per l’occasione per non poter sfigurare. La sua caparbietà unita alle sue svariate conoscenze lo porta ad essere ingaggiato per il Botafogo all’età di vent’anni.

Il trucco era tanto semplice quanto efficace, una volta unito alla rosa a disposizione, Raposo dichiarava di venire da un periodo passato fuori forma, dichiarando di aver bisogno di un allenamento specifico strutturato dal suo allenatore personale, del tutto inesistente.

Questa tattica portava a Carlos uno stipendio discreto che gli garantiva la conduzione di una vita piuttosto agiata, ma soprattutto senza dover fare alcuno sforzo, se non quello di scomodare i suoi amici.

Una volta terminata questa ‘Riabilitazione’, i suoi coach erano impazienti di vedere le doti atletiche del classe ’63, che però convinceva un suo compagno di squadra a fargli un intervento maschio da poterlo mandare in infermeria, luogo in cui corrompeva i dottori elargendo bustarelle per dichiararlo infortunato almeno venti giorni.

Tutti i nodi vengono al pettine? No, nella maniera più assoluta, perché il buon Henrique decidi di pararsi le spalle grazie ad un dentista, divenuto amico durante la sua carriera, in modo tale da farsi fare altri finti certificati medici senza destare sospetti.

E lo spasso che contraddistingue i calciatori dai comuni mortali? Non si è fatto mancare nulla di certo, tre giorni prima del ritiro affittava le stanze sotto al piano riservato alla squadra per una decina di ragazze, in modo da non dover lasciare l’albergo la notte.

Una vita da sogno, con Carlos che si vede ingaggiato da società come Botafogo, Flamengo, Ajaccio, Indipendiente, Guarany, Fluminense e Vasco Da Gama a suon di stratagemmi, consapevolezza dei propri mezzi e appunto tante conoscenze che gli hanno permesso tutto questo.

Un personaggio capace di prendere in giro tutti durante gli allenamenti pre partita calciando tutti i palloni in tribuna – Per la gioia dei tifosi – per poi vedersi ‘costretto’ ad allenarsi insieme al resto della squadra senza pallone. L’ex difensore brasiliano del Real Madrid Rocha racconta “Diceva di essere un attaccante, ma non ha mai fatto un gol né un assist. Diceva sempre di essere infortunato. Se la palla andava a sinistra lui andava a destra e viceversa. Non aveva talento ma era un tipo simpatico, tutti gli volevano bene.”

La storia dell’unico funambolo brasiliano capace di fare magie senza avere il pallone. La storia di un truffatore migliore di Antonio De Curtis in ‘Totòtruffa 62’. La storia di un ‘Loco’ Sud Americano. Semplicemente Carlos Henrique Raposo.



As featured on NewsNow: Calcio news