“Tu sei un buon giocatore, ma se vuoi diventare un campione come Henry, Ronaldo, Van Nistelrooy devi giocare in Inghilterra, nella mia squadra”.
Con queste parole venne accolto da José Mourinho a Stamford Bridge nel 2004 e da allora non si può certo dire che il campione classe ’78 non ne abbia fatta di strada.
Già, perché oltre a togliersi tante soddisfazioni come calciatore, vantando un palmares di tutto rispetto di 17 trofei con i club (14 solo con il Chelsea) e 15 individuali, il buon Didier di strada ne ha fatta anche nel senso letterale del termine, girovagando per: Levallois, Le Mans, Guingamp, Marsiglia, Londra, Shangai, Istanbul e Montréal.

Inutile sottolineare che tra le tante squadre, Drogba ha trovato la sua dimensione totale al Chelsea, vincendo da solo FA Cup e Champions League nel 2012 e ritornando nel nord di Londra tre anni più tardi come passerella per la sua immensa carriera.
Al termine della stagione 2014/2015, con una Premier League e una Coppa di Lega in più, decide di chiudere la carriera (o così si presupponeva) oltreoceano, passando al Montréal Impact – fresco vicecampione della CONCACAF 2015 – con l’obiettivo di vincere la MLS nella stagione successiva, ma con vani risultati.

Che Didier abbia racimolato qualcosina dopo le due esperienze alle rive del Tamigi è certo; quando passò allo Shangai Shenhua stipulò un contratto da un milione al mese per due anni e mezzo, mentre a Montréal si dovette ‘accontentare’ di tre milioni di euro in diciotto mesi.
Chi di cifre da capogiro ferisce, di cifre da capogiro perisce, perché attualmente l’ex numero 11 dei Blues si ritrova svincolato, pur avendo aperto la porta ad un clamoroso ritorno all’OM, stroncato sul nascere prima dal tecnico Rudi Garcia che ha detto chiaramente di non aver nessuna voglia di tesserare l’ivoriano e poi dagli ultras dei ‘Les Phocéens’, che durante la partita contro il Monaco hanno esposto uno striscione tutt’altro che amorevole nei suoi confronti, con su scritto “Drogba, smettila di dire che ami l’OM. Tu guadagni in un mese quello che noi non guadagneremmo neanche in una vita intera. Non fare il piagnone e torna in Cina”.

Sicuramente non ci sarà alcun ritorno in terra francese a distanza di quattordici anni, dove Didier stregò il Vélodrome segnando trentadue reti in cinquantacinque presenze.
Chiusa una porta, si apre un portone? In questo caso no, perché dopo il rifiuto transalpino, il passaggio di Drogba al Corinthians sembrava possibile, dando in teoria l’opportunità all’attaccante di chiudere la carriera nell’unico continente in cui non ha mai giocato.
Ma anche in questo caso si è risolto tutto in un nulla di fatto, nonostante il fervore dei tifosi del ‘Timão’. Il ds Flavio Adauto ha subito fatto tornare con i piedi per terra i supporters brasiliani, reputando Drogba non idoneo al loro progetto e scaricandolo con queste parole: “Con tutto il rispetto per il giocatore, non abbiamo approvato l’idea di tesserare Drogba. Sono desolato per i tifosi.
In questo caso non ci vanno di mezzo vecchi rancori o ingaggi da sei zeri, bensì l’età avanzata dell’attaccante di Abidjan, prossimo alle trentanove primavere l’undici marzo, che porteranno quasi sicuramente un addio al calcio giocato per il miglior bomber del ventunesimo secolo secondo le statistiche dell’IFFHS.

La domanda sorge spontanea, il treno che ha portato in giro per il mondo Didier Drogba è arrivato al capolinea?
La speranza è di vedere ancora per un po’ il leone d’Africa calcare l’erba di un qualsiasi stadio professionistico, con Massimo Marianella a ripetere: “Sempre Drogba, sempre meravigliosamente Didier Drogba”.

di Michele Sabato



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