Di Michele Sabato.

Anno domini 2009: la consacrazione definitiva di Leo Messi, autore di una doppietta nella finale di Champions di Roma ai danni del Manchester United dell’eterno rivale Ronaldo.
Cinque mesi più tardi la Pulga si ritrova a giocare la partita che vale una stagione con l’Albiceleste sotto un incessante diluvio al Monumental, dove un gol di Palermo in pieno recupero salva Maradona dalla figuraccia dell’anno in Sud America e avvicina in modo deciso l’Argentina ai mondiali in Sudafrica.

Nello stesso periodo inizia a calcare il prato de La Masia, sognando il suo idolo Lionel, il giovanissimo Antonio Sanabria (attaccante paraguaiano classe ’96), che spera di arrivare presto nel mondo dei grandi per condividere lo stesso rettangolo di gioco con il ‘10’ del Barcellona. La strada non è affatto facile, anzi diventa tortuosa per via delle prestazioni altalenanti che lo portano a girovagare per l’Europa (Roma, Sassuolo, Sporting Gijón e Real Betis) e ne sottolineano un’involuzione preoccupante. L’approdo a Siviglia, sponda Betis, però, rivitalizza il paraguayano, che salva inconsciamente Leo Messi, per ben due volte, nel giro di poche settimane.

20 Settembre 2017: Il Barcellona parte bene, corre ed è in vetta alla Liga, ma mai dormire sonni tranquilli se il tuo rivale si chiama Real Madrid, soprattutto se quel giorno ritorna Cristiano Ronaldo, dopo aver scontato cinque giornate di squalifica.
La partita va come da copione: il Real domina il gioco (venticinque tiri nello specchio della porta avversaria), anche se quando si sbilancia rischia di andare sotto, venendo salvato da Keylor Navas. Quando la sfida sembra volgere al termine sul pari, al minuto 93’ succede l’impensabile: Barragan crossa e in mezzo all’area svetta il numero 9 ‘Verderones’, che sigla il prestigioso gol della vittoria al Bernabeu.

7 Ottobre 2017: Tutta l’Argentina è appesa ad un filo, una nazione intera si ferma; penultima partita di qualificazione ai mondiali in Russia. Una gara nella quale non possono, anzi non devono esserci passi falsi perché significherebbe rimanere fuori dai giochi.
Negli ultimi dieci minuti succede di tutto, Colombia e Cile in vantaggio, Bombonera ammutolita con Messi e compagni che non riescono a scardinare il fortino Peruviano studiato a dovere dalla vecchia volpe Gareca.
Il Cile si fa raggiungere, ma Sanchez mette la freccia del sorpasso, mentre a Barranquilla Cardozo risponde a Falcao ad un minuto dal termine.
Triplice fischio a Buenos Aires, si presume che i verdetti siano ufficializzati e ci si ritrovi con un piede e mezzo fuori dai giochi, squadra che rientra nel tunnel degli spogliatoi in lacrime, emotivamente a pezzi.
Ma un barlume di speranza c’è ancora ed ha un nome e cognome: Antonio Sanabria, l’uomo della provvidenza che salva ancora una volta Messi, con un gol al 93esimo che significa poterci credre ancora.

La speranza è l’ultima a morire se dalla tua parte hai un ragazzo che ti ammira da anni e ti toglie le castagne dal fuoco nel momento più complicato della tua carriera con la nazionale!


‘A Leo, con affetto, Antonio Sanabria’.



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