Se si pensa al calcio argentino, la prima cosa che viene in mente è il ‘Superclásico’ tra River Plate e Boca Juniors, il derby tra le due squadre di Buenos Aires con origini genovesi.
Le due società sono da sempre sinonimo di trionfi, basti pensare che il River è la squadra più titolata d’Argentina (36) ed il Boca la squadra Argentina con più titoli internazionali (18).
Da due anni a questa parte, tra i ritorni di Tevez e D’Alessandro che hanno aggiunto pepe a questo attesissimo incontro, troviamo una sfida nella sfida tra due talenti classe ’96: Cristian Pavón e Sebastián Driussi.
Parliamo di crack dal potenziale enorme: il numero 7 del Boca Juniors è un’ala mancina che ama partire largo dalla fascia per poi tagliare nel cuore dell’area di rigore; mentre il numero 11 del River Plate è una prima punta duttile che sa adattarsi ottimamente in qualsiasi posizione offensiva, prediligendo maggiormente il ruolo di ala in un tridente d’attacco.

Pavón nasce a Cordoba e abbraccia il mondo del pallone nel Club Atlético Talleres, squadra della sua città nella quale cresce nelle giovanili divenendo uno dei bomber più prolifici del campionato argentino giovanile.
Le ottime prestazioni ed i quattro gol realizzati in prima squadra fanno drizzare le antenne alle varie big Argentine, ma è il Boca Juniors ad aggiudicarsi il giovane Cristian per 1.4 milioni nel luglio 2014.
Gli Xeneizes però decidono di girarlo, due giorni dopo l’acquisto, al CA Colon dove gioca venti partite e segna cinque gol, tornando poi alla Bombonera con un hype non indifferente, messo in stand by all’esordio da Vangioni che con un calcione lo infortuna per tre mesi.
Recuperato appieno, ritorna in campo proprio contro il River Plate dove segna la prima rete dopo venti minuti dall’ingresso in campo, approfittando di un’indecisione nefasta di Lodeiro e Perez.
Attualmente sta aiutando in maniera esponenziale il suo Boca a rimanere al primo posto in Primera División grazie alle sei marcature ed i tre assist, che – controsenso – non faranno di certo dormire sonni tranquilli ai gialloblu viste le numerose attenzioni che il ventenne ha attirato su di sè.

Il suo coetaneo, Driussi, di certo non è rimasto a guardare. Anzi, è nei desideri del vecchio continente già dal 2005, anno in cui entra a far parte del settore giovanile del River.
Tecnica, duttilità e istinto del gol sono il suo biglietto da visita nel campionato under 15 del 2011. Ma è nel 2013 che dimostra la sua crescita, dove con cinque reti in otto presenze diventa capocannoniere e campione del campionato sudamericano under 17.
Impossibile non ricordare in quel torneo il gol di pregevole fattura contro l’Uruguay: stop di petto e rovesciata spalle alla porta da fuori area.
A trarne benefici è soprattutto mister Gallardo, che lo porta in prima squadra nel 2014, concedendogli pochi minuti nelle finali di Copa Sudamericana e Copa Libertadores, entrambe vinte dai ‘Millonaros’.
La consacrazione arriva nella stagione successiva, grazie all’intuizione del tecnico che sceglie di affiancarlo ad Alario, causando meno riferimenti offensivi per gli avversari. Il risultato è più che soddisfacente: otto gol in undici presenze, tra cui quello del momentaneo 1 a 0 nella finale di Recopa Sudamericana vinta contro il Santa Fe per 2 a 1.

A differenza di Pavón, quest’anno Seba si trova al settimo posto in campionato, ma guida la classifica marcatori con dieci centri ed è fresco vincitore della Recopa Sudamericana conquistata a Cordoba, nello stadio ‘Mario Alberto Kempes’, casa del Club Atlético Talleres, nonché casa di Pavón.
La sfida a distanza è iniziata e noi tutti amanti calciofili nutriamo la speranza di vederla continuare per più tempo possibile, visti i risultati dimostrati finora dai due crack che hanno dalla loro parte il tempo e la classe cristallina per potersi affermare ulteriormente. Il meglio deve ancora venire.

di Michele Sabato



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