L’orizzonte degli eventi

Calcio argentino 31 marzo 2017 Giovanni Ferrari


Ipotizziamo per qualche minuto che la Nazionale argentina sia una navicella spaziale chiamata AFA18, alle prese con una missione fantascientifica in direzione Vostok-1, il sistema planetario dei Mondiali. Il 28 marzo 2017 è la data in cui AFA18 è entrata nell’ultima orbita stabile che precede la caduta inesorabile verso l’orizzonte degli eventi di un buco nero chiamato NIET18, la mancata qualificazione ai Mondiali.

Per evitare l’inesorabile discesa verso il buco nero, servirebbe una spinta in grado di proiettare la nave verso Vostok-1, grazie a una sorta di “effetto fionda”. Il Capitano Messi, però, è caduto in un sonno profondo per via di un colpo subito alla testa. Nel frattempo il resto dell’equipaggio, ormai allo sbando, dovrà cavarsela da solo…

Torniamo sulla Terra. Verso le 5 di pomeriggio italiane di martedì 28, arriva una notizia sconvolgente: Lionel Messi è stato squalificato per 4 giornate, dopo gli insulti rivolti all’assistente dell’arbitro in Argentina-Cile. Seguirà una partita surreale, in cui una formazione argentina rimaneggiata e poco temibile perde per 2-0 contro la Bolivia (praticamente una All-Star dei giocatori boliviani di La Paz) e contro la folle altitudine di 3600 metri.

L’assenza di Messi è stata così decisiva? Forse, ma prima ancora della sconfitta in altura, è fondamentale comprendere le cause del brutto gesto della Pulga. Reagire negativamente a una decisione (o in questo caso una non-decisione) dell’arbitro è cosa di tutti i giorni, ma andare oltre, fino a farsi squalificare, no. C’è una sola e semplice parola che affligge la Nazionale albiceleste ormai da qualche anno: frustrazione. Già, ma frustrazione legata a cosa? Alla paura di non vincere? Alle scelte del CT Bauza?
Nello spogliatoio argentino è presente un grosso elefante che corrisponde a un aspetto dai più sottovalutato, ovvero la scarsa compatibilità degli interpreti nel reparto offensivo, che dà spazio al dominio dell’ego.

Diversi precedenti ci insegnano quanto nello sport sia importante la coesione del gruppo, che a volte permette a squadre sulla carta mediocri di raggiungere risultati inaspettati. È il segreto del successo anche nel basket, spiegato perfettamente dall’ex-stella dei Detroit Pistons Isiah Thomas: “The secret of basketball is that it’s not about basketball”. Il fútbol non è poi tanto diverso, soprattutto quando si parla di Nazionali, cioè squadre difficili da plasmare e orchestrare secondo rigidi dettami tattici. La prestazione casalinga contro il Cile è l’emblema di quanto l’Albiceleste sia lontana da questi concetti. La produzione offensiva limitata alle intuizioni del singolo Messi (o Di Maria) è un’arma a doppio taglio che spesso causa prevedibilità, che distrugge le poche trame di un attacco arrugginito e slegato.

Inoltre quando si parla di individualità in una squadra simile, si presuppone che ognuna di queste stelle sia un fuoriclasse di livello mondiale, ma è davvero così?
Non è il caso di mettere in dubbio lo status di gente come Aguero, Di Maria o Higuain, ma per ottenere la spinta in grado di deviare la traiettoria della navicella argentina, occorre un po’ di sano cinismo. Il Kun del 2017 non è certo quello degli anni precedenti e oltre alle due ultime uscite con la Selecciòn, a supporto di questa tesi rientrano anche le ultime prestazioni con il Manchester City, in cui tra Monaco fuori e Liverpool in casa, non ha sfruttato occasioni che un attaccante del suo livello dovrebbe trasformare in reti. Le percussioni intermittenti di Angel Di Maria e la fluttuazione nel vuoto del Pipita Higuain contribuiscono a creare il problema definitivo e la conseguente reazione di chi guarda da fuori: serve rifondare, o quantomeno creare degli equilibri.

La rifondazione della Nazionale argentina passa prima di tutto dalla panchina. L’attuale CT Edgardo Bauza sta mettendo a repentaglio la missione verso Vostok-1 con scelte tecniche folli. Anche se da una parte è vero che l’Argentina non vive un momento roseo dal centrocampo in giù, dall’altra non si capisce la mancata convocazione del portiere voluto da tutta la nazione: Geronimo Rulli, giovane prodigio in forza alla Real Sociedad. Non si capisce come si possa giocare una partita di qualificazione ai Mondiali con Facundo Roncaglia titolare (suo l’errore sul primo gol della Bolivia). Il centrocampo dovrebbe essere un po’ meno problematico, ma se il tandem Biglia/Banega si può considerare accettabile, non si può dire lo stesso di Mascherano. Non si discute certo il carisma di quello che è stato uno dei migliori mediani del calcio moderno, bensì desta preoccupazioni la sua condizione fisica. Nella sfida contro il Brasile del novembre 2016, El Jefecito è apparso più che mai in difficoltà. Con avversari di livello inferiore può sicuramente dare una mano, ma in ottica futura sarebbe meglio preparare un’alternativa.

Torniamo all’attacco e alla questione più spinosa di tutte: Mauro Icardi. La telenovela della mancata convocazione del centravanti nerazzurro è una pagina indecente nella storia del fútbol argentino. Forse la sua presenza in campo non migliorerebbe la situazione generale, ma la convocazione e soprattutto l’impiego di Pratto (in campo 90 minuti contro la Bolivia) fa pensare a ovvie congiure contro Icardi. Non è ben chiaro chi sia il mandante di tutto ciò, ma di certo contribuisce alla crisi dell’ambiente albiceleste. Ancora non si conosce il destino di Bauza, anche se il popolo argentino chiede da tempo la sua testa. A questa squadra serve una guida autorevole, in grado di ottenere la fiducia di leader come Messi e Mascherano, e che non abbia paura a prendere decisioni drastiche senza cedere a pressioni interne ed esterne. Il futuro della Selecciòn passa da qui, passa dal discorso di un immaginario Tony D’Amato, chiarificatore e purificatore, con l’obiettivo di unire sotto la stessa bandiera – per davvero – i vari Messi, Higuain, Dybala, Di Maria e via dicendo.

Senza Messi, il viaggio di AFA18 è più complicato che mai. Prima dell’ultima sfida (che sa già di spareggio) con l’Ecuador in cui tornerà a disposizione la Pulce, ci sono tre partite fondamentali con Uruguay fuori casa, Perù e Venezuela in casa. Un dato allarmante fa capire quanto sia determinante la sola presenza di Messi nell’11 titolare: con lui in campo l’Argentina ha ottenuto ben 15 punti in 6 partite, senza solo 7 in 8 partite.

Il tempo a disposizione per attivare i propulsori della nave c’è, resta da capire chi sarà abbastanza freddo e abile per sostituire il Capitano Lionel Messi in questa delicata e spaventosa manovra. Altrimenti sarà orizzonte degli eventi, sarà NIET2018.



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