Hanno fatto decisamente scalpore le rivelazioni del gruppo di hacker russi  relative all’Argentina nei mondiali sudafricani. La squadra di “Fancy Bear“, sempre più famosa ed agguerrita nel dimostrare come il problema doping nello sport non sia una prerogativa solamente russa, avrebbe dimostrato come cinque calciatori dell’AFA assunsero, durante quel campionato del mondo, sostanze proibite.

Il medico Donato Villani ha confermato quelle assunzioni, sottolineando però che la cosa rientrasse assolutamente nella norma. I cinque giocatori “pescati” dai russi, infatti, avevano un TUE, ovverosia una “esenzione a fini terapeutici” riconosciuta sia dalla FIFA che dalla WADA, la federazione mondiale dell’antidoping, e potevano dunque fare uso di quelle sostanze per curare reali problematiche fisiche che impedivano loro di competere al massimo livello.

Il coinvolgimento nella storia di nomi di peso come Tevez, Samuel e Milito ha destato chiaramente scalpore, anche se il caso, giustamente, si è smontato nel giro di poche ore.