di Michele Sabato.

Parlando di Estudiantes si fa riferimento ad una delle squadre più blasonate e vincenti del campionato argentino. Fondata nel 1905, vince la prima delle sue sei Primera División otto anni più tardi, diventando la prima squadra a vincere il titolo escludendo le ‘Cinque Sorelle’ ossia Boca Juniors, Independiente, Racing, River Plate e San Lorenzo.

Per quanto riguarda la massima competizione sudamericana la società di La Plata è la prima squadra ad aver vinto la Copa Libertadores per tre volte di fila (1968, 1969, 1970) guadagnandosi l’appellativo di ‘Tricampeón’, l’unico team che ha battuto il loro record sono i ‘Los Diablos Rojos’ che hanno alzato il trofeo quattro volte di fila, detenendo anche il record di Cope Libertadores vinte.

Tra le file dei biancorossi sono passati tantissimi campioni, impossibile non citare alcuni simboli della squadra come Antonio, Bouché, Infante, Ogando ed il ‘Payo’ Pellegrina (bomber all time con 221 gol) che fecero le fortune dell’Estudiantes negli anni cinquanta – Seppur retrocedendo nel 1953 – per poi passare ai fasti dei fine anni ’60 con i primi trofei ottenuti grazie a Bilardo, Madero e Juan Ramón Verón, quest’ultimo padre d’arte di un’altra icona Platense come Juan Sebastián Verón.

Da fine agosto, i tifosi della provincia di Buenos Aires stavano iniziando a sognare in grande visti i grandi risultati ottenuti dalla squadra in Primera División, che è riuscita ad inanellare dieci risultati utili consecutivi, frutto di otto vittorie e due pareggi, diciotto reti fatte e cinque subite, ottenendo il clean sheet nelle prime cinque partite di campionato.

A novembre l’inizio del tracollo, una sola vittoria, due pareggi e tre sconfitte arrivate contro pronostico, viste le squadre affrontate (San Martin e Defensa y Justicia), nove gol subiti, solo sette gol fatti di cui cinque di Viatri.

A conseguenza di una campagna acquisti discutibile, fatta in extremis, prelevando il portiere Andujar che non è una sicurezza tra i pali, il terzino sinistro Dubarbier mai impiegato in questa stagione, complice anche l’infortunio al ginocchio, e Braña, al quale è stata data fiducia in otto partite, ma ha spesso mostrato troppe sbavature.

La speranza è l’ultima a morire ed il ‘León’ sa come reagire, la sua scalata alla vetta non è una missione impossibile visto che, questa,  dista appena quattro lunghezze: la scossa arriverà sicuramente dai giocatori che si sono distinti positivamente in questa prima parte di stagione, parliamo di Aguirregarray, Schunke e Viatri.

Il primo sta giocando una grande stagione grazie alla sua duttilità che consente a mister Vivas di schierarlo o come esterno di centrocampo o come mediano davanti alla difesa, consentendo all’ex Palermo di poter recuperare più palloni possibili, abbinando anche uno spirito d’intraprendenza e di sacrificio non indifferente che portano al numero tredici dribbling ed ottimi cross.

Dietro Aguirregarray agisce come colonna portante della difesa Jonathan Schunke, prossimo alle cento presenze con l’Estudiantes, il numero sei alto 1,93 fa della sua altezza e del suo fisico i suoi punti di forza, vincendo la maggior parte dei duelli aerei e trovando anche la via del gol sulle palle inattive.
Oltre alla prestanza fisica, l’argentino ha un’ottima leadership che serve mai come adesso alla squadra.

I gol passano dai piedi di Lucas Viatri, eterno incompiuto che si è sempre perso per strada, citofonare Boca Juniors. Ma questa stagione sembra assumere un volto diverso, apparendo come la consacrazione definitiva per il bomber di Buenos Aires, sette reti e due assist.

Le speranze dei ‘Pincharratas’ possono passare soprattutto dai piedi di una leggenda del club – Nonché attuale direttore sportivo e presidente – parliamo di Juan Sebastian Verón.

La ‘Brujita’ dopo aver concluso la carriera da calciatore proprio con l’Estudiantes circa due anni fa, ha deciso di ritornare clamorosamente a calcare l’erba del ‘Ciudad de La Plata’ facendo un annuncio sul canale dell’Estudiantes, affermando: “Torno a vestire i colori che amiamo, non per un capriccio. Avevo promesso che, nel caso fossimo riusciti a vendere il 65% degli abbonamenti per il nuovo stadio, sarei tornato in campo. La nuova stagione non è poi così lontana e sento una grande responsabilità, voglio dimostrare di essere ancora competitivo ad alti livelli”.
D’altronde al cuore non si comanda, soprattutto per quello di Juan che a quarantun’anni, alimenta nuovamente la passione per il calcio giocato per la squadra nella quale è cresciuto prima di fare le fortune di Parma, Lazio, Manchester United e Inter.
È un legame concreto, indissolubile, marchiato addosso come se fosse una seconda pelle, icona immortale del club di Buenos Aires.

Gli ultimi due titoli sono arrivati grazie alle giocate del classe ’75, riproporle aiuterebbe a portare finalmente a La Plata il titolo di Primera División che manca da sette lunghissimi anni.
Sognare è lecito, lo sanno bene nei dintorni de La Plata.



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