Immergendosi in quel mondo magico che è il calcio sudamericano, a volte capita di imbattersi in giocatori sconosciuti che, complice un periodo di forma e un’inaspettata continuità di prestazione, fanno drizzare le antenne. Ovviamente si notano di più gli attaccanti, perchè spesso si guardano i numeri, e i gol rapiscono maggiormente la fantasia rispetto a  delle marcature andate a buon fine, dei recuperi impensabili, o della qualità nel palleggio. Oggi raccontiamo il momento di 2 attaccanti che stanno sorprendendo anche chi segue giornalmente il continente che ha prodotto i migliori giocatori del calcio mondiale, dai tempi di Pelè e Maradona fino ai giorni nostri con Messi e Neymar.

IL LUCA TONI D’ECUADOR – Il primo personaggio di cui parliamo oggi si può paragonare al portentoso attaccante campione del Mondo. Anche se sono due giocatori con caratteristiche molto diverse ma una carriera molto simile: tanta gavetta nelle serie minori per poi arrivare in serie a e dominarla a suon di gol. Il centravanti dell’Universidad Catolica d’Ecuador, Jhon Cifuentes, nasce nel 1992 ad Esmeraldas, 300 km da Quito, e muove i suoi primi passi nel calcio nelle giovanili dell’Olmedo, squadra di Riobamba. Dopo un paio di passaggi di proprietà sempre nel calcio giovanile ecuadoriano, finalmente esordisce in prima squadra nel 2011 con la Juventud Minera, squadra che lo forma e lo lancia a 19 anni. Lui rimane nella compagine di Las Naves fino al 2015 quando lo nota il Macarà, società di buon livello che milita in serie B e che punta alla promozione. Promozione che arriva anche grazie ai suoi gol, 11 nel primo semestre e 14 nel secondo, che gli valgono la palma di capocannoniere del torneo e il passaggio alla Catolica. Nella squadra della capitale esplode letteralmente a suon di gol: al suo esordio dal primo minuto mette a segno un poker nel 6-1 contro il Mushuc Runa, e da lì non smette più di segnare. E’ l’attuale capocannoniere del campionato con 5 gol in 6 partite. Cifuentes è un attaccante veloce, a cui piace molto giocare in verticale e attaccare la linea difensiva, ha anche un buon impatto fisico, e soprattutto possiede delle doti balistiche enormi che gli danno la possibilità di fare gol impensabili, come quello che ha fatto qualche settimana fa in casa del River D’Ecuador.
L’ALA URUGUAGIA CHE SEMBRA INVISIBILE – Per qualche strano motivo che non riesco ancora a comprendere sembra che gli osservatori europei in Uruguay si focalizzino solo gli under 20, snobbando colpevolmente calciatori di assoluto livello che hanno superato quel confine. E’ successo con De Arrascaeta, trequartista fenomenale del Defensor classe ’94 che è passato al Cruzeiro, e avviene anche con il nostro secondo personaggio: Gaston Rodriguez. L’attaccante uruguagio nasce a Montevideo nel 1992, e fa tutta la trafila giovanile con i Wanderers, con i quali esordisce in prima squadra nel 2011 a 19 anni. Dimostra subito di essere un ragazzo di grande talento, partecipando al Viareggio 2011, e segnando 4 gol in 3 partite, ma purtroppo a nessuno viene in mente di trattenerlo in Italia. All’inizio nei primi semestri ha qualche difficoltà, trova poco spazio e non incide, ma già nella seconda metà del 2013 vede il campo e si mette in mostra con 6 gol e 5 assist in 15 partite. Sembra che nessuno al di fuori di Monteivideo si accorga della crescita del ragazzo che continua tranquillo la sua avventura con la squadra che l’ha cresciuto, fino al clausura 2016 dove supera qualsiasi limite realizzando 16 gol e sfornando 6 assist in 14 partite. Da lì il Penarol, squadra storica uruguagia, arriva come un avvoltoio e se lo porta a casa spendendo meno di 1 milione e mezzo. Nel Carbonero,  che sta vivendo un momento complicato, riesce comunque a mettersi in mostra facendo una doppietta nell’esordio in Libertadores nella trasferta disastrosa in Bolivia persa per 6-2. Gaston è un giocatore alto quasi 1.90, inizia come ala sinistra ma che poi grazie alle qualità tecniche, tattiche e fisiche viene utilizzato in tutti i ruoli offensivi. Ha grande velocità, ottimo dribbling, e una buona conduzione di palla. E’ un mancino naturale, e alla mancanza di potenza sopperisce con la qualità estrema con cui condisce le sue giocate. Insomma, un nome che non può mancare su itaccuini degli osservatori europei.

Di Lorenzo Lazzarotto



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