Lo scorso luglio un calciatore nato in Guinea-Bissau, Éderzito António Macedo Lopes – più comunemente conosciuto come Éder – divenne campione d’Europa col suo Portogallo, risolvendo la finale di Parigi grazie ad una sua rete nel secondo tempo supplementare. Può sembrare un paradosso, ma questo è un ottimo punto di partenza per parlare della nazionale di calcio della Guinea-Bissau, che parteciperà, per la prima volta nella sua breve e tormentata storia, al massimo torneo continentale africano, la Coppa d’Africa 2017.

Éder, infatti, è diventato il simbolo più eclatante di una generazione di calciatori guineensi che hanno volutamente rifiutato, o per meglio dire evitato, di vestire la maglia della propria nazionale d’origine. La colonizzazione portoghese, ovviamente, ha giocato il suo ruolo fondamentale: i lusitani sono stati i padroni indiscussi di questo lembo di terra incastrato nell’Africa Occidentale dalla prima metà del 1400 alla storica data del 24 settembre 1973 (il nome dello stadio di Bissau, in questo senso, è una celebrazione dell’indipendenza dello stato novello: Estádio 24 de Setembro) e questo ha permesso, calcisticamente parlando, a molti club portoghesi di seminare il territorio guineense con una articolata e radicata rete di scouting, atta ad estrapolare gli acerbi talenti locali dal loro luogo di nascita per ricollocarli nelle varie academy dell’ex madre patria.

I giovani giocatori, dunque, lasciavano la povertà a casa propria per provare ad inseguire sogni imbevuti di gloria calcistica in quell’eldorado del futebol rappresentato dalla cara vecchia Europa. I più meritevoli intraprendevano le proprie carriere nazionali con le selezioni giovanili del Portogallo, ambendo ad esordire, un giorno o l’altro, con la Selección lusitana, ben consci che la situazione a casa – quella vera, quella in Guinea-Bissau – era ben poco accomodante. Il piccolo stato dell’Africa Occidentale è infatti uno dei più poveri del continente nero e di conseguenza del mondo, tra le ultime posizioni, secondo i vari istituti mondiali (Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiali, Nazioni Unite, ecc.) nelle classifiche del PIL, pieno zeppo di problemi sociali, di instabilità politiche e militari che hanno lasciato ben poco spazio e risorse allo sviluppo della federazione locale e dunque della nazionale, tra mancanza di infrastrutture e quasi-totale carenza di una effettiva organizzazione degna di questo nome.

Nulla di particolarmente nuovo, in realtà, nel panorama africano, se si escludono pochi fortunati casi. La questione però ha assunto tratti eclatanti dallo scorso giugno, da quando la Guinea-Bissau ha raggiunto la fase finale della Coppa d’Africa per la prima volta nella sua storia, tra lo stupore generale e l’entusiasmo travolgente di un popolo tremendamente affamato di calcio che ha visto, in questo traguardo sportivo, se non un motivo di riscatto quantomeno una ragione d’orgoglio per la propria terra. Successe tutto, come detto, la scorsa primavera, più precisamente il 4 giugno. A Bissau, in un 24 de Setembro colmo fino all’inverosimile, la Guinea affrontò in una partita decisiva per la leadership del girone di qualificazione lo Zambia campione del 2012. Fu uno spettacolare botta e risposta, che sembrò destinato a risolversi con un pirotecnico 2-2, almeno fino a quando l’ex-Barnsley Toni Silva prese il pallone, macinò velocissimo quanti più metri possibili del campo e infilò la storica rete del 3-2 al 97’. Il suo primo gol in assoluto con la maglia dei Djurtus, al suo esordio in nazionale, che valse il pass per AFCON 2017 alla squadra di Baciro Candé.

Sì, perché se c’è un personaggio direttamente responsabile per il traguardo calcistico più bello e prezioso della storia di un intero paese, quello è proprio Baciro Candé. Candé è lo storico CT della nazionale della Guinea-Bissau, saldamente sulla panchina dei Djurtus dal 2003 al 2010. Lasciò il timone in seguito ai colpi di stato militari che falcidiarono il paese in quegli anni, durante i quali la nazionale restò a digiuno di partite internazionali, solo per tornare al suo posto lo scorso marzo, sostituendo il suo predecessore, Paulo Torres, dopo che quest’ultimo era stato sospeso per aggressioni verbali ad un arbitro. Il prezioso lavoro di Candé è stato, oltre che tattico, psicologico. Il capobranco dei Djurtus ha iniziato ad entrare in contatto con numerosi giocatori guineensi sparsi per l’Europa, costruendo ponti invisibili tra il presente e il passato di ciascuno di loro. Silva, l’autore del gol-qualificazione, è uno di questi. L’ala classe ’93 attualmente milita in Grecia, nel Levadiakos (dove gioca, per altro, il compagno di nazionale Zezinho), vanta diverse presenze nelle selezioni giovanili del Portogallo ma alla fine, grazie a Candé, ha sposato la causa della sua Guinea-Bissau. Lo stesso vale per Abel Camará, attaccante classe ’90 di proprietà del Belenenses, che dopo ben 10 presenze col Portogallo U21, farà parte della truppa di Candé alla spedizione in Gabon. O, ancora, l’ex-Everton Francisco Junior, 2 presenze e 1 gol con la maglia del Portogallo U21, ora in forza allo Strømsgodset. Anche lui sarà in Gabon.

Insomma, l’intera rosa della Guinea-Bissau è di estrazione europea, con giocatori provenienti dai paesi più disparati del Vecchio Continente, dalla Romania alla Francia passando per Italia (Idrissa Camará, in forza all’Avellino in Serie B), Norvegia e, naturalmente, Portogallo. Candé, non a caso, ha dato un imprinting decisamente europeo alla propria squadra, più precisamente portoghese: il tecnico classe 68enne non ha fatto mistero di ispirarsi, tatticamente ma non solo, ai freschi campioni d’Europa, con Bocundji Ca, ex-Reims, attualmente svincolato, leader carismatico à la Cristiano Ronaldo. Da quando è giunto, per la seconda volta nella sua carriera, sulla panchina dei Djurtus, Candé ha inanellato una serie di tre vittorie consecutive che non solo sono valse il pass per il Gabon, ma anche la posizione n°68 del Ranking FIFA, inutile dirlo la più alta mai raggiunta dai Djurtus.

La qualificazione alla Coppa d’Africa ha anche disteso i rapporti tra la federazione calcistica della Guinea-Bissau e il governo, attualmente presieduto dal signor José Mário Vaz, che ha finalmente elargito una somma pari a 12 milioni in franchi CFA (circa 18 mila euro) come premio ai giocatori impegnati in Gabon, con la promessa di impegnarsi a realizzare il sogno-obiettivo del passaggio della fase a gironi. Certo, non sarà per nulla semplice in un gruppo composto da Gabon (dove militano Aubameyang e Lemina), Camerun e Burkina Faso, ma in fondo se un guineense è riuscito a diventare l’eroe del Portogallo campione d’Europa al posto di Cristiano Ronaldo, un motivo per sognare c’è e ci sarà sempre.

La rosa dei Djurtus in Coppa d’Africa:

Portieri: Jonas Mendes (Salgueiros, Portogallo), Rui Dabo (Cova da Piedade, Portogallo), Papa Massé Mbaye Fall (Aguadulce, Spagna)

Difensori: Emmanuel Mendy (Ceahlaul, Romania), Rudinilson Silva (Lechia Gdansk, Polonia), Juary Soares (Mafra, Portogallo), Agostinho Soares (Sporting Covilha, Portogallo), Mamadu Candé (Tondela, Portogallo), Eridson Mendes Umpeça (Freamunde, Portogallo)

Centrocampisti: Nani Soares (Felgueiras, Portogallo), Jose Mendes Lopes Zezinho (Levadiakos, Grecia), Bocoundji Ca (svincolato), Tony Silva Brito (Levadiakos, Grecia), Toni Silva (Levadiakos, Grecia), Piqueti Djassi Brito (Braga, Portogallo), Idrissa Camara (Avellino, Italia), Jean Paul Mendy (US Quevilly-Rouen, Francia), Francisco Santos Junior (Strømsgodset, Norvegia), Lassana Camara Sana (Académico de Viseu, Portogallo)

Attaccanti: Joao Mario Fernandes (Chaves, Portogallo), Abel Issa Camara (Belenenses, Portogallo), Amido Baldé (CS Marítimo, Portogallo), Frederic Mendy (Ulsan Hyundai, Corea del Sud)



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