Streaming gratis Valencia – Juventus Link no Rojadirecta come vedere Live Tv

Valencia-Juventus streaming gratis –  Ci siamo tutto pronto le ultime notizie arrivano da Valencia parlano del ritiro della Juventus che poche ore fa è partita dal suo albergo del sono stati. La Juve incontrerà il Valencia una squadra molto ostica in casa, fortunatamente di bianconeri una importante è quella delle giocatore dell’Inter Kondofbia. D’altra parte Cristiano Ronaldo sarà titolare dai Real Madrid.

Valencia-Juventus è la prima partita di Champions League 2018-19 per la Juventus. Si giocherà Stasera  19 Settembre alle ore 21. La diretta del macht come di consueto è affidata in esclusiva a  Sky, che la trasmetterà su Sky Sport.

La Rai è riuscita a strappare un accordo importante, infatti trasmetterà ogni Mercoledi una partita di Champions giocata da squadre italiane.

Questo permetterà anche a chi non è abbonato Sky di vedere una partita di Champions in chiaro e gratis. Lo streaming per gli abbonati resta legato all’app SkyGo.

In questo modo, si potrà vedere il contenuto del proprio abbonamento anche sui device che supportano una connessione Internet.

Ma le possibilità di vedere Valencia-Juventus e tutta la Champions League in streaming non finiscono qui: si può sfruttare lo streaming legale dai siti e dalle televisioni che trasmetteranno i match.

Sia quelli gratis che quelli a pagamento, consentono un visione di alta qualità e assolutamente sicura. Anche se alcune TV hanno blocchi legati alla geolocalizzazione, niente paura: sarà sufficiente procurarsi una VPN per poter navigare in modo totalmente anonimo, con un IP del Paese a cui vogliamo collegarci.

Ecco alcuni suggerimenti utili per vedere Valencia – Juventus in streaming live con i siti delle emittenti che operano fuori dai confini italiani, un’alternativa molto apprezzata dal popolo del web:

  1. Portogallo con l’emittente Rádio e Televisão de Portugal;
  2. Paesi Bassi con l’emittente Sanoma Media Netherlands;
  3. Svezia con l’emittente Modern Times Group;
  4. Serbia con l’emittente Radio-televizija Srbije;
  5. Paraguay con l’emittente Sistema Nacional De Television;
  6. Slovacchia con l’emittente Slovenská Televízia;
  7. Turchia con l’emittente Turkish Radio and Television Corporation;
  8. Repubblica Ceca con l’emittente Ceca Ceská Televize;
  9. Suriname con l’emittente Surinaamse Televisie Stichting;
  10. Svizzera con l’emittente Schweizer Radio und Fernsehen.

Calma, anche in spagnolo. La parola chiave di Massimiliano Allegri resta quella: vincere la Champions è il traguardo, ma ora la Juventus deve pensare al primo passo. E nel ricordarlo il tecnico bianconero coglie l’occasione per far salire un po’ la pressione psicologica sulle rivali italiane: «Sento parlare tanto di Juve favorita, ma intanto dobbiamo vincere questa partita. Altrimenti è come ad agosto, quando tutti vincono lo scudetto: poi a settembre scricchiolano, a ottobre pensano al mercato di gennaio e a gennaio all’anno prossimo…».

Lanciata la frecciatina, torna sulla Champions e ribadisce che la partita di stasera ha un’importanza fondamentale, tale da condizionare il futuro: «Da questo risultato dipende il proseguio del cammino nel girone: se vinciamo sarà più agevole, se pareggiamo saremo comunque messi bene, se perdiamo sarà in salita».

Facile capire il perché: fermo restando che la squadra bianconera è la favorita, nel girone ci sono altre due formazioni in grado di puntare alla qualificazione, il Manchester United e proprio il Valencia (l’inserimento nella lotta dello Young Boys sarebbe la sorpresa della stagione). Conquistare i tre punti in casa di una delle due metterebbe la Juventus in una posizione di netto vantaggio intanto in chiave di qualificazione agli ottavi. E quello è il primo traguardo: «Intanto arriviamo al 30 dicembre con il passaggio del turno e da primi in classifica in campionato. Poi penseremo alla seconda parte della stagione».

NON SOLO CRISTIANO

Ribadita l’importanza del presente, il tecnico bianconero non nasconde qual è l’obiettivo: «E’ chiaro che siamo una delle quattro, cinque favorite e dobbiamo cercare sempre di restare tra le prime quattro della Champions, che è il risultato importante che la Juventus ha ottenuto in questi anni». Poi scatterà la seconda fase della missione. Per entrambe, però, servirà una grande Juventus, non solo un grande Cristiano Ronaldo. E Allegri alla vigilia del debutto ha voluto pubblicamente esaltare anche gli altri bianconeri, ribadendo il valore di una rosa che ha finito inevitabilmente per essere messa un po’ in ombra dai riflettori tutti puntati sul fuoriclasse portoghese: «Certamente la nostra autostima è aumentata, perché è arrivato il miglior giocatore del mondo, che con Messi si è diviso i Palloni d’oro e le classifiche dei marcatori di Champions League degli ultimi 10 anni. Però ricordiamoci che questa squadra negli ultimi quattro anni ha giocato due finali, una volta è uscita ai supplementari e una volta per un rigore nei minuti di recupero».

CERTEZZE

Per arrivare alla terza finale, Allegri riparte dalle certezze: «Sicuri di giocare sono Bonucci e Chiellini. Sarà molto difficile lasciare fuori qualcuno perché tutti sono in crescita a livello di condizione. Dybala sta bene e domenica ha fatto una buona partita fisicamente e tecnicamente: in attacco giocherà uno tra lui e Mandzukic oltre a Ronaldo. Per il resto devo valutare».

All’ennesima dichiarazione sul fatto che il Real Madrid senza Cristiano Ronaldo sia più squadra, o addirittura più forte (Dani Alves dixit), al tecnico del Valencia, Marcelino, è probabilmente scappato un “Ma farvi i cavoli vostri mai eh?!”. Già, perché stasera tocca a lui e ai suoi difensori affrontare CR7 e probabilmente avrebbe preferito preparare, e giocare, la partita contro un Cristiano Ronaldo dotato “solo” della già notevole fame di vittoria standard, per giunta accresciuta dal fattore Champions. E in tal senso, il «Non vedo l’ora» consegnato ai microfoni di Sky domenica sul prato dello Stadium è stato un messaggio eloquente.

Invece il tecnico del Valencia si troverà di fronte un Ronaldo che oltre alle fortissime motivazioni di sempre si porterà al Mestallla anche la voglia di smentire certi giudizi un po’ troppo taglienti nei suoi confronti, espressi in Spagna dopo il trasferimento di quest’estate dal Real Madrid alla Juventus.

ESAGERATI

Intendiamoci, non ci si poteva certo aspettare che i giocatori del Real Madrid e il nuovo tecnico Julen Lopetegui si mettessero a piangere davanti a ogni microfono, disperandosi perché senza CR7 non vinceranno più nulla. Non solo non potrebbero dire pubblicamente di essere meno forti senza il portoghese, ma è normale anche che non lo pensino: se lo facessero, non sarebbero i campioni che sono. E’ normale che Sergio Ramos, come ha fatto ieri, spieghi che «Cristiano ha lasciato un grande vuoto, ma l’abbiamo colmato e abbiamo una rosa che può competere alla stessa altezza di quando c’era lui».

Lo stesso Marcelo, che raggiungerebbe volentieri l’ex compagno alla Juventus e che in estate aveva chiaramente ammesso «Certo che ci manca, è il più forte del mondo», due giorni fa all’ennesima domanda sul vuoto lasciato dal penta Pallone d’oro ha risposto «Inutile parlarne, siamo una grande squadra». Dichiarazioni logiche e per nulla irrispettose, eppure già queste potrebbero solleticare l’orgoglio di Ronaldo.

Se però il capitano del Real e il brasiliano si sono limitati a voltare pagina e a concentrarsi sul futuro anziché rimpiangere il passato, c’è stato chi quella pagina l’ha girata in modo un po’ troppo sprezzante, quasi col gusto di lasciarci una spiegazzatura o un piccolo strappo. Che Julen Lopetegui sostenga pubblicamente la candidatura di Luka Modric al Pallone d’Oro è naturale: è un suo giocatore e tra la Champions vinta con il Real e la finale mondiale raggiunta in Russia ha tutti i requisiti per essere premiato. Dire che lo merita perché «è il più forte giocatore del mondo» magari è un tantino esagerato e suona come una frecciata nei confronti di Ronaldo (e non solo).

E lo stesso suono ce l’ha la spiegazione data da Mariano, nuovo attaccante del Real, riguardo alla scelta della maglia: «Ho preso la 7 perché l’hanno indossata tante stelle del Real Madrid, come Amancio, Juanito, Butragueno, Raul». E il «certo, anche Cristiano Ronaldo» aggiunto su puntualizzazione del giornalista della radio Cadena Cope, non cancella l’impressione di una gaffe troppo bella per non essere voluta. E nell’escursione sulla storia blanca si è dimenticato di Ronaldo (e anche di Puskas e Di Stefano, per dirne due), pure Carvajal: «E’ Raul il più grande della storia del Real».

Tornando al presente, nel modo di descrivere il Real di oggi da parte di Gareth Bale e Isco, sembra di avvertire la soddisfazione di chi si è tolto un peso: «La sua partenza rende tutto un po’ diverso. Forse un po’ più rilassante – ha detto nei giorni scorsi il gallese – Ora siamo più squadra, lavoriamo più come gruppo e non per un singolo giocatore». «Per ora ne stiamo facendo a meno – l’eco di Isco – Giocatori che prima non realizzavano molti gol ora ne segnano tanti». Concetto portato all’estremo da Dani Alves lunedì su Marca: «Penso che, al contrario di quello che credono tutti, il Real Madrid sia più squadra senza Cristiano, ora è un po’ più difficile di prima affrontarlo. Prima era concentrato molto sull’attacco e sul giocare su Cristiano. Ora, invece, il Real è più pericoloso, almeno per come vedo io il calcio. E penso di capirne un po’».

BENZINA SUL FUOCO

Non importa capire molto di psicologia, invece, per prevedere che l’atteggiamento un po’ snobistico tenuto nei suoi confronti dal mondo del calcio spagnolo (e non solo, viste le parole di Dani Alves), avrà probabilmente l’effetto di una tanica di benzina gettata sul fuoco dell’ambizione di CR7. L’ossessione di essere il migliore è stata uno dei principali fattori (assieme a doti tecniche e fisiche, ovviamente), che hanno portato Ronaldo a esserlo realmente. Vedere messo in discussione con tanta nonchalance il proprio status proprio da quel mondo che è stato testimone dei suoi anni più belli, gli ha dato l’ultima sferzata d’energia prima di scendere in campo stasera. Senza più l’ansia per il primo gol in bianconero e con la voglia di ribadire chi è e quanto vale.

E’ Champions League, ma a sentire Amedeo Carboni – leggenda italiana del Valencia – stasera la Juventus si troverà di fronte una squadra molto italiana al Mestalla. «Concordo – aggiunge il match analyst Andrea Maldera. Quella di Marcelino è una squadra molto tattica, con una identità precisa». Maldera, che lavora per l’Ucraina del ct Shevchenko e in passato è stato il tattico di Allegri al Milan, ha studiato per Tuttosport le due squadre.

Partiamo dal Valencia, che in Liga non ha ancora vinto: è davvero in difficoltà come dicono i risultati?

«In campionato non sono partiti bene e non è un caso che le prestazioni negative siano coincise con l’assenza per infortunio di Garay. L’argentino è un centrale d’esperienza che trasmette leadership a tutta la linea difensiva. Lo scorso anno si è rivelato un elemento determinante per la rincorsa alla Champions della squadra di Marcelino: senza di lui il Valencia perde parecchio, è più vulnerabile».

Dovesse fotografare tatticamente gli spagnoli?

«Il marchio di Marcelino, fin dai tempi del Villarreal, è un 4-4-2 fatto bene. In fase di non possesso sono una squadra molto diligente, applicata, compatta. Quando hanno palla gli avversari tendono a “stringersi” centralmente (immagine 3) concedendo pochissimi spazi tra le linee: preferiscono concedere le corsie esterne. E’ una squadra molto equilibrata, con uno stile simile a quello dell’Atletico Madrid di Diego Simeone: il Valencia lavora bene sugli intercetti, sulle seconde palle ed è molto abile nel chiudersi occupando tutti gli spazi».

Che tipo di partita dovrà fare la Juventus al Mestalla?

«Molto paziente, senza forzare le giocate».

Spieghi pure…

«I bianconeri dovranno avere tanta pazienza nella gestione della palla aspettando il momento giusto per cercare l’imbucata tra le linee o in profondità: Pjanic da questo punto di vista sarà fondamentale. E importantissimi, in fase offensiva, saranno i movimenti tra le linee di Cristiano Ronaldo (immagine 1) e di un altro attaccante. Oltre alle sovrapposizioni a turno di un terzino per dare ampiezza e allargare il gioco».

C’è dell’altro?

«Un’altra soluzione della Juventus sono gli inserimenti delle mezzali (immagine 2). Nel momento in cui Cristiano Ronaldo riceve palla tra le linee, la mezzala (Matuidi o Khedira) può far male buttandosi alle spalle della difesa avversaria. Per il Valencia sarà difficile assorbire e marcare gli inserimenti dei centrocampisti perché in quel modo si troverebbe obbligato a concedere tempo e spazi pericolosi a un attaccante straordinario come Ronaldo. Il portoghese è letale quando parte da sinistra, giocando a ridosso di una punta centrale come Mandzukic, abituato a far giocare bene tutti i suoi partner. Il terzo uomo del tridente juventino è quello che invece dovrà attacare maggiormente anche in ampiezza. L’importante per la Juventus sarà non farsi prendere dalla frenesia. Ripeto: forzare le giocate contro il Valencia è particolarmente pericoloso».

Perché?

«Sono abili in fase di intercetto e micidiali quando ripartono. Rodrigo è il giocatore più importante per la fase offensiva della squadra di Marcelino. L’attaccante della Spagna è bravissimo ad attaccare gli spazi, è esperto, calcia bene in corsa: se gli concedi spazio, è devastante».

La situazione in cui il Valencia è più velenoso?

«Quando è in possesso di palla Parejo (immagine 4), che è l’uomo di maggiore qualità del centrocampo, la difesa della Juventus dovrà “scappare” – cioè correre verso la propria porta – con i tempi giusti per non concedere la profondità a Rodrigo. Mi aspetto un Valencia “basso” e compatto davanti alla propria area di rigore pronto a riconquistare palla e verticalizzare immediatamente per Rodrigo. La squadra di Allegri per limitare questa caratteristica del Valencia dovrà lavorare bene a livello di marcature preventive. Tanto per capirci: anche quando i bianconeri saranno in possesso di palla ci sarà qualche giocatore che dovrà muoversi pensando a un’eventuale ripartenza degli spagnoli».

La Juventus ultimamente soffre i cross: qual è il problema?

«Penso sia una coincidenza, una questione di attenzione: parliamo di Bonucci, Chiellini, Benatia, tutti difensori esperti. In Champions dovranno alzare la soglia della concentrazione perché in Europa non ti perdonano nulla. Il Valencia non ha dei grossi colpitori a parte Batshuayi e Santi Mina».

Le due finali di Champions giocate negli ultimi quattro anni. Il ritornello juventino sarà ripetuto ancora a lungo, perché è da lì che ogni volta si riparte. Da Berlino, dove lui non c’era, e da Cardiff dove provò invano a limitare i danni di fronte a un mostro di nome CristianoRonaldo. Stavolta, però, qualcosa è cambiato: Gigi Buffon non c’è più ed ora Giorgio Chiellini affronta le battaglie europee con la fascia da capitano. Responsabilità ok, orgoglio pure, non pressioni in più, semmai il forte desiderio di soddisfare attese che devastano l’animo del popolo bianconero da 22 anni e mezzo. Da quando quella Coppa s’è fatta non irraggiungibile, però beffardamente sfuggente. «Sono arrivato in paradiso, ho toccato l’inferno e poi sono ritornato in paradiso»: è la parabola di Chiello, il signor Juve. Della Juve sprofondata e di quella risorta, compresa la strabiliante versione dell’ultimo settennato.
Dietro concetti chiari, probabilmente, si cela una chiara consapevolezza dell’importanza di una stagione praticamente da dentro o fuori. Perché quelle Orecchie continuamente inafferrabili, magari, con Ronaldo nel motore bianconero possono sembrare più vicine. Certo, purché la difesa dei campioni d’Italia torni a fare il proprio mestiere cancellando i quattro gol subiti in altrettante gare ufficiali: tre dei quali presi in una maniera simile per gravi carenze, sconosciute alla muraglia umana che dal 2011 governa la Serie A. «Lavoriamo tanto su queste disattenzioni e da oggi dobbiamo cancellarle su un campo dove anche le grandi spagnole faticano – spiega il capitano – Bisogna migliorare nella marcatura sui cross. Ne abbiamo già parlato tra di noi e occorre far meglio al più presto: in Italia ti possono perdonare, ma in Champions no». Poi, a proposito della coscienza da Champions di cui sopra: «Negli anni la nostra crescita è stata esponenziale, abbiamo voglia di giocare una grande competizione. Sì, ci sentiamo più forti, però da qui a definirci favoriti o pensare di avere già la Coppa in tasca c’è un abisso e da oggi dovremo colmarlo. Io ci credo, è giusto che sia così, ma è come negli ultimi anni, anche quando siamo arrivati in fondo oppure siamo usciti per un niente. Adesso l’importante sarà solo arrivare a marzo nella giusta condizione per poi giocarci tutti i trofei. E contro il Valencia è già una partita spartiacque. Le pressioni esterne? Noi dobbiamo solo andare in campo con la voglia di dimostrare che siamo forti. Senza ossessione, ma con equilibrio, maggiore energia positiva ed entusiasmo».
Il problema, stasera, è vincere a Valencia. Non pare una prospettiva così impossibile, gli spagnoli inseguono un successo in gare ufficiali che manca dal 20 maggio (2-1 casalingo al Deportivo La Coruna), ma questa è la Champions. Altra pasta, altra storia in ballo: «Dobbiamo fare un altro salto di qualità, perché l’obiettivo è vincere la Coppa. Come negli altri anni». Sperando in un lieto fine.

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