Nel ci sono moltissime diete per perdere peso, i piani alimentari a basso contenuto di carboidrati e ad alto contenuto proteico spesso attirano l’attenzione. Noi ricordiamo sempre che, prima di affrontare qualsiasi regime alimentare, specialmente quando bisogna eliminare dalla dieta carboidrati o altro, bisogna contattare uno specialista per farvi le accurate analisi se non si vuole imbattersi in qualche problema di salute.

Cos e la dieta chetogenica? La dieta chetogenica è una dieta che induce nell’organismo la formazione di sostanze acide definite “corpi chetonici” (da cui il nome) come il beta-idrossibutirrato, l’acido acetacetico e l’acetone. La produzione di corpi chetonici avviene quando si assume una quantità molto bassa o nulla di zuccheri ad esempio in caso di digiuno o di dieta molto ricca di grassi. In questo caso l’organismo ed il cervello, in particolare, utilizzano i corpi chetonici come fonte di energia.

L’osservazione risalente agli anni ’20 che il digiuno può sedare le crisi epilettiche ha portato la messa a punto di un tipo particolare di dieta chetogenica che viene utilizzata nell’epilessia.
L’applicazione della dieta ad altre patologie è in fase di studio. Il protocollo dietetico più utilizzato in Italia è la dieta chetogenica classica a cui si fa riferimento nei successivi paragrafi.

Come funziona?
Alla base del meccanismo d’azione della dieta chetogenica nell’epilessia sembrano esserci proprio i “corpi chetonici” che vengono prodotti dal fegato per sopperire alla mancanza di zucchero (glucosio) e diventano il carburante primario che il cervello utilizza per assolvere alle sue mansioni.
ll meccanismo d’azione vero e proprio, nonostante molte siano le ipotesi, resta ancora parzialmente sconosciuto.

Chi può trarne beneficio?

L’indicazione a seguire la dieta deve essere sempre posta dal medico specialista che valuterà caso per caso indicazioni e controindicazioni. Le linee guida italiane e internazionali considerano la dieta chetogenica un trattamento non farmacologico efficace per pazienti con epilessia resistente ai farmaci e per quei pazienti in cui i farmaci antiepilettici provocano gravi effetti collaterali. Inoltre la dieta è l’unica terapia attualmente disponibile per malattie in cui esiste un alterazione nell’utilizzazione di carboidrati (zuccheri) e quindi un deficit nella disponibilità di energia nel cervello come la malattia da carenza del trasportatore di glucosio cerebrale (GLUT 1) e la carenza di un enzima denominato piruvato deidrogenasi. L’utilizzazione della dieta chetogenica permette al cervello di disporre di un carburante alternativo allo zucchero.

Che problemi può dare?

In generale la dieta chetogenica è ben tollerata dalla maggioranza dei pazienti. Tuttavia, come tutte le terapie, anch’essa può presentare alcuni effetti collaterali. Essi possono sopraggiungere dopo poco tempo dall’inizio oppure dopo alcuni mesi. Si parla pertanto di complicanze a breve e lungo termine. Il trattamento viene impostato in modo tale da prevenire o ridurre al minimo l’insorgenza di tali complicanze. Si raccomanda comunque di segnalare al medico qualunque disturbo che compaia dopo l’inizio della dieta.

La dieta chetogenica è una dieta terapeutica e pertanto non valgono le regole su cui si basa la dieta equilibrata che segue il modello alimentare mediterraneo. Nella dieta chetogenica i grassi rappresentano l’87-90 % delle calorie e gli zuccheri meno del 5% per cui il contenuto è ridotto fino ad un minimo di 10 grammi al giorno. Questo non deve in alcun modo spaventare perché l’organismo si può adattare ad un a dieta povera di carboidrati  ma occorre tenere presente che la dieta va sempre impostata e controllata dalla dietista e dal medico specialista in Scienza dell’Alimentazione.

Si può vivere senza carboidrati?

I carboidrati non vengono considerati nutrienti essenziali al pari di alcuni acidi grassi, aminoacidi o vitamine in quanto l’organismo umano ha la capacità’ di sintetizzare glucosio a partire dagli aminoacidi e dal glicerolo ed i fabbisogni energetici possono essere soddisfatti anche da lipidi e proteine in carenza di carboidrati. L’ organismo è in grado di adattarsi ad una dieta priva di carboidrati: in questa condizione le riserve di carboidrati sono le prime ad essere esaurite ammontando in tutto a circa 450 grammi nell’uomo adulto di cui 300 grammi sotto forma di glicogeno muscolare che possono essere utilizzati solo dal muscolo. Dopo meno di un giorno di digiuno l’organismo dipende dalla sintesi endogena di glucosio e dalla deviazione del metabolismo verso l’utilizzazione dei grassi di riserva.
In condizioni fisiologiche si ritiene tuttavia necessario introdurre una quota di carboidrati sia per prevenire un eccessivo catabolismo delle proteine corporee sia per evitare un accumulo di metaboliti come i corpi chetonici nel caso dei grassi o l’urea nel caso delle proteine. Inoltre l’eliminazione degli alimenti fonte di carboidrati comporta carenze di vitamine, minerali e fibra alimentare. La riduzione dell’apporto dei carboidrati nel trattamento dell’epilessia e di altre condizioni patologiche è ricercata a scopo terapeutico e, come tale, deve essere prescritta e controllata dal medico.

Come è calcolata la dieta chetogenica?

La composizione della dieta chetogenica è espressa con un rapporto in peso tra grassi, espressi in grammi e la somma di proteine e zuccheri, sempre espressa in grammi R (rapporto chetogenico) = g lipidi / (g proteine + g zuccheri)

Apporto di energia
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la dieta chetogenica non fa ingrassare. L’equipe nutrizionale che si occupa della elaborazione dello schema infatti considera attentamente quelli che sono i fabbisogni specifici del paziente per età, sesso e peso. E’ estremamente importante infatti provvedere ad un adeguato apporto energetico per evitare di utilizzare le proteine (massa muscolare) come combustibile. A tal fine il fabbisogno energetico dei bambini deve essere determinato utilizzando un diario alimentare che viene compilato per 7-14 giorni per poter stimare l’abituale apporto energetico.
Disturbi gastrointestinali intercorrenti, diminuzione dell’ appetito, iniziale rifiuto del cibo potrebbero determinare un basso apporto energetico con conseguente perdita di peso. Quando necessario, per integrare l’apporto calorico, si può utilizzare un alimento in formula nutrizionalmente completo ed idoneo per la dieta chetogenica in accordo con i curanti.

Proteine
Per l’elaborazione della dieta chetogenica classica è molto importante che il rapporto tra grassi e (proteine + carboidrati) sia costante e sempre rispettato. Le proteine che troviamo nei menù della dieta chetogenica sono quasi esclusivamente di origine animale e quindi di elevata qualità.

Il calcolo di fabbisogni energetici e proteici viene effettuato nel rispetto dei livelli di sicurezza e raffrontato con i dati provenienti dal diario alimentare.

Zuccheri
Per il mantenimento della chetosi è essenziale un basso apporto di zuccheri, che viene monitorato nel tempo tramite la misurazione della chetonuria (livelli di chetoni nelle urine) e, quando possibile, della chetonemia (livelli di chetoni nel sangue). Il valori di glicemia e chetonemia capillare possono essere comodamente rilevati a domicilio mediante una macchinetta detta reflettometro.

Lo scarso contenuto di cibi ricchi d’amido e di vegetali fa sì che la dieta chetogenica sia estremamente povera in fibre e ciò può aggravare la stipsi dovuta tra l’altro all’uso dei farmaci antiepilettici, allo scarso movimento ed alla limitata ingestione di liquidi, abbastanza tipica nei pazienti affetti da epilessia.

Come si comincia?

Anzitutto occorre acquistare una bilancia pesa alimenti con precisione a 1 g e seguire con attenzione le istruzioni fornite dall’equipe durante gli incontri informativi che precedono l’inizio del trattamento.

E’ fondamentale avere un’idea esatta di come dovrà essere gestita la dieta poiché, come si evince, risulta essere molto restrittiva.

La dieta chetogenica può essere iniziata in ospedale o a casa secondo due diversi protocolli standardizzati e in base alle decisione del medico specialista.

Generalmente la dieta prevede tre pasti: colazione, pranzo e cena. Ogni pasto è equivalente, ha lo stesso rapporto chetogenico ed apporta la stessa quantità di energia e nutrienti (proteine, grassi e zuccheri).

E’ molto importante organizzare in anticipo sia il momento della spesa che quello della preparazione del pasto. La massima tranquillità è d’obbligo e se si sbaglia la misura, è opportuno ripetere l’operazione. E’ preferibile non travasare gli alimenti da un contenitore all’altro per minimizzare le eventuali perdite quindi è bene avvalersi di un unico contenitore tarandolo sulla bilancia momento per momento.

E’ importante attenersi al piano alimentare elaborato dal dietista e se il paziente dimostra di non essere molto affamato, è possibile togliere una piccola quantità (5-15%) di ogni ingrediente in modo che il rapporto della dieta non cambi. Tutto il pasto deve essere consumato: se il paziente non finisce recupererà con il pasto successivo. E’ fondamentale scegliere il momento giusto del pasto anche dei famigliari onde evitare la possibile frustrazione che deriva del fatto di avere un’alimentazione completamente diversa da quella del resto della famiglia.

Ogni menù può anche essere preparato e congelato avvalendosi di vaschette monodose scrivendo per sicurezza e comodità tutti gli ingredienti della ricetta e la data di preparazione. Si suggerisce di variare il più possibile la scelta delle pietanze poiché nessun alimento è identico all’altro per composizione in principi nutritivi ma piuttosto che un rifiuto è possibile continuare ad utilizzare le ricette gradite per alcuni giorni. Si ricorda che i gusti dei pazienti cambiano e spesso si adeguano nel tempo al cambiamento di dieta, tuttavia per favorire l’accettazione riveste molta importanza l’atteggiamento positivo e fiducioso di chi somministra i pasti. Tutte le persone che sono in stretto contatto con il paziente (medico/pediatra di base in primis) devono essere informati del regime dietetico terapeutico e per tutta la durata della terapia non possono essere concesse eccezioni.

Chi informare e come?

Tutte le persone che hanno a che fare con un paziente che segue un particolare regime dietetico devono essere informate circa la tipologia e le caratteristiche della dieta, onde evitare che possano interferire con essa. Nel caso della dieta chetogenica è sufficiente offrire un alimento non previsto ed in particolare ricco di zucchero per interrompere lo stato metabolico di chetosi. Si tratterà dunque di spiegare le caratteristiche della dieta a parenti ed amici e al personale scolastico.

E’ fondamentale mantenere un regolare contatto con medici e dietista responsabili del trattamento per far fronte alle diverse problematiche che potrebbero insorgere durante il percorso terapeutico. Per ottimizzare il risultato è fondamentale che i genitori dei pazienti sappiano a chi rivolgersi a seconda delle necessità: in alcuni casi è sufficiente rivolgersi al medico/pediatra di base: è questo il caso di malattie intercorrenti del bambino che possono essere trattate come al solito salvo aver preventivamente informato il medico sul regime dietetico speciale e sulle sua implicazioni metaboliche. Per tutti i problemi clinici riferiti alla malattia di base o ai trattamenti farmacologici in corso ed alle ricadute del trattamento sull’andamento della malattia è fondamentale informare lo specialista neurologo o neuropsichiatra che ha consigliato il trattamento. Per problemi metabolici o altro effetti collaterali riferibili alla dieta il medico dell’Equipe nutrizionale si mette a disposizione dei genitori o di altri specialisti. In caso di dubbi sugli schemi dietetici o per apportare modifiche alle ricette si potrà invece ricorrere all’aiuto del dietista.

Come migliorare l’aderenza al trattamento?

Le modificazioni dietetiche previste dal regime chetogenico possono essere difficili da accettare specialmente in pazienti con un quadro clinico poco compromesso o in età adolescenziale quando i ragazzi iniziano a manifestare desiderio di indipendenza dalle famiglie e si trovano a consumare pasti fuori casa. Le limitazioni dietetiche possono creare disagio emotivo e portare all’abbandono del trattamento. Il miglioramento sintomatologico è di per sè un fattore determinante del proseguimento della terapia ma, a volte, non è sufficiente e può essere necessario un supporto motivazionale. Risulta determinante anche una approfondita spiegazione iniziale della dieta prima dell’inizio del percorso ed il continuo contatto con l’equipe curante. Inoltre un notevole aiuto deriva dallo scambio di informazioni con le associazioni di pazienti e familiari di pazienti. Si riportano i siti web di alcune associazioni: in Italia e all’estero www.matthewsfriends.org/ www.charliefoundation.org/ www.g1dfoundation.org/

DIETA CHETOGENICA: I RISCHI

Una dieta chetogenica ha numerosi rischi. In cima alla lista: è ricca di grassi saturi. McManus consiglia di mantenere i grassi saturi a non più del 7% delle calorie giornaliere a causa del legame con le malattie cardiache. E infatti, la dieta chetogenica è associata ad un aumento del colesterolo LDL “cattivo”, che è anche legato alle malattie cardiache.

Altri rischi potenziali della dieta chetogenica includono:

Rischi dieta chetogenica  – Carenza di sostanze nutritive:

“Se non stai mangiando una grande varietà di verdure, frutta e cereali, potresti essere a rischio di carenza di micronutrienti, tra cui selenio, magnesio, fosforo e vitamine B e C”, dice McManus.

Rischi dieta chetogenica  – Problemi al fegato:

Con così tanto grasso da metabolizzare, la dieta potrebbe peggiorare le condizioni del fegato preesistenti.

Rischi dieta chetogenica  – Problemi ai reni:

I reni aiutano a metabolizzare le proteine e McManus dice che la dieta cheto può sovraccaricarli. (L’attuale dose raccomandata per le proteine è in media 46 grammi al giorno per le donne e 56 grammi per gli uomini).

Rischi dieta chetogenica  – Stipsi:

La dieta keto è povera di alimenti fibrosi come cereali e legumi.

Rischi dieta chetogenica  – Pensiero sfocato e sbalzi d’umore:

“Il cervello ha bisogno di zuccheri da carboidrati sani per funzionare, le diete povere di carboidrati possono causare confusione e irritabilità”, afferma McManus.

Questi rischi si sommano e impongono un consulto medico prima di provare una dieta chetogenica.

Le altre diete “chetogeniche”

Le diete a basso contenuto di carboidrati (come Atkins o Paleo) modificano una vera dieta keto. Ma si incorre negli stessi rischi se si esagera con grassi e proteine e si elimina i carboidrati.