Sono stati proprio loro i genitori a denunciare che Igor il loro figliolo quattordicenne sarebbe stato adescato e vittima di un gioco molto pericoloso, il Black out, gioco dove bisogna trattenere l’ossigeno fino allo sfinimento. Igor appassionato scalatore di montagna è stato trovato morto con una corda legata al collo nella sua cameretta, lo scorso 6 giugno.

Nelle prime ore si è pensato subito all’ipotesi di un suicidio.

Dopo una settimana, la morte di Igor come abbiamo letto sul Corriere della Sera a detta della famiglia, sarebbe per un motivo diverso dal suicidio.

Infatti, i genitori hanno scoperto tramite la cronologia di navigazione del browser Internet un video denominato cose pericolose in rete e parla di Blackout, il gioco del soffocamento.

“Igor era un bravo arrampicatore – si legge sulla pagina web – e soprattutto coraggioso, una qualità che è diventata merce rara tra i ragazzi e i ragazzini. Purtroppo non ha avuto paura a lasciarsi coinvolgere da un gioco che con la scalata non c’entra nulla e che sta diventando incomprensibilmente popolare tra gli adolescenti che hanno accesso a Internet, il cosiddetto blackout, o gioco del soffocamento”. Lo abbiamo visto “crescere in falesia insieme ai genitori e lo abbiamo visto diventare un giovane uomo che strizzava le prese come noi e così lo vogliamo ricordare”, scrivono i compagni di scalata.

Cos’è il blackout game

Il ‘blackout game’, noto anche come ‘gioco dello svenimento’, è una sorta di gioco del soffocamento in cui le persone, spesso adolescenti sfidano la morte rimanendo il più a lungo possibile senza ossigeno. Un gioco macabro che può essere praticato da soli o in compagnia, usando corde o le braccia di un amico strette attorno al al collo. Lo scopo è quello di provare l’ebbrezza di quando si rimane senza ossigeno a 7.000 metri di altitudine oppure quando si sta per morire.

L’ultimo passo di questa sfida suicida è riuscire a perdere i sensi per poi rinvenire dopo pochi secondi in preda all’euforia, il tutto davanti ad una webcam che riprende in presa diretta. Il gioco è suddiviso in vari livelli e il giovane sarebbe arrivato fino al numero 5, uno dei più estremi, nel quale sarebbe dovuto riuscire a perdere i sensi e risvegliarsi dopo poco.

Basta digitare la parola ‘blackout’ sul web per rendersi conto che si tratta di una pratica molto diffusa tra i giovanissimi. I casi di cronaca sono numerosi, in passato si sono registrati a Bressanone, Rovigo e Padova – ricorda Il Giornale –  Sfide estreme, prove di coraggio tra giovani che vogliono dimostrare così di essere “forti”.

La morte di Igor ha riportato alla mente il Knockout game, la pratica di tirare pugni a caso alla gente con lo scopo di stenderli a terra, e il Blue Whale, ossia il non si sa quanto verificato percorso a tappe che porterebbe un giovane al suicidio.

In tutte e tre questi fenomeni non è mai stato possibile stimare con certezza il numero di “praticanti”, né tantomeno quello delle vittime, ma sono accomunati, almeno per gli studiosi, dalla voglia dei giovani di superare i limiti della quotidianità per cercare esperienze forti. Un limite che in questi ultimi decenni si è sempre più alzato e che, in alcuni casi, si alzato a tal punto da coincidere con la morte e che molte volte non viene percepito come tale.

Blue Whale Challenge: si chiama così il “gioco” che ha portato al suicidio centinaia di ragazzi tra i 9 e i 17 anni in modo orribile

Il web, oltre a permettere ai ragazzi di conoscere tantissime cose nuove e fare tantissime nuove amicizie, è un potenziale grande pericolo. C’è chi cerca di spillarci dei soldi tramite dei siti truffa, c’è chi cerca invece di spiare i nostri movimenti e poi c’è chi cerca di farci del male come nel caso di chi ha inventato il Blue Whale Challenge.

Negli ultimi anni, ormai lo sappiamo bene, il bullismo si è tramutato più spesso in cyberbullismo,

perché tramite il web tutto è più facile: anche insultare la gente. C’è chi questo cyberbullismo quasi lo prende come una professione il cui scopo ultimo è quello di portare le vittime al suicidio.

Tutti ne parlano e tutti sanno cos’è la Balena Blu, il gioco dell’orrore. Ma quali sono le regole del Blue Whale? Come funziona questo gioco che in molti pensano essere una bufala ma che ha contagiato anche il nostro paese con i primi casi anche in Italia?

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza e di capire in che modo proteggersi e proteggere i propri figli e amici da questa sfida che spinge al suicidio.

Blue Whale Challenge o Balena Blu che dir si voglia, il concetto non cambia: si tratta di un gioco dalle regole violente che in 50 giorni spinge al suicidio i ragazzini che partecipano. Purtroppo molti sono convinti che il Blue Whale sia una bufala. Eppure il mondo dei media ha dedicato ampio spazio all’argomento dopo la messa in onda del servizio de Le Iene a tal proposito. Prima di analizzare ciò che c’è di vero in tutto questo va fatta un considerazione iniziale: i giornali spesso enfatizzano le informazioni per renderle più appetibili, non vi stiamo dicendo nulla di nuovo, ma su questi argomenti non si scherza mai. E lo sanno bene anche i giornalisti più seri che sulla Blue Whale hanno cercato di dare un quadro complessivo perché dietro a tutto questo un fondo di verità c’è e basta a rendere questa storia molto pericolosa.

Blue Whale Challenge: la sfida che non è un gioco

Blue Whale Challenge: non possiamo definirlo più gioco, è una pratica inquietante che ha origini e leggende spaventose alle sue spalle che mettono in pericolo la vita dei ragazzi.

Blue Whale, balena blu: due parole che in questi giorni significano soprattutto allarme suicidio. Cerchiamo di capire meglio in cosa consiste questa pratica, le cui regole spingono al suicidio, che non chiameremo più gioco, che ha portato alla morte circa 130 ragazzi in Russia e uno in Italia, a Livorno. Come mai si chiama così? Da dove arriva il riferimento alla balena? Come è nata la sfida che porta al suicidio?

Dopo il servizio de Le Iene, il caso Blu Whale è tornato a far parlare di sé e in molti vogliono saperne di più. Già, perché se molti di voi hanno scoperto l’esistenza di questo assurdo rito solo qualche giorno fa, in realtà è una pratica che esiste da molto tempo. Dunque, cominciamo dall’inizio e cerchiamo di comprendere meglio questo fenomeno sia perché è giusto essere informati su un fatto di attualità così importante, che per essere in grado ancora di più di ascoltare in tempo eventuali campanelli d’allarme.

Blue Whale, tradotto letteralmente è balena blu, o balena azzurra. Ma perché è stato scelto questo nome? L’ipotesi più semplice ed immediata è quella che si rifà al comportamento tipico delle balenottere azzurre che, ad un certo punto della loro vita, senza apparente motivo, si spiaggiano e muoiono. Generalmente a scegliere questo tipo di morte sono gli esemplari di cetacei che si sono persi, che non riescono a tornare nel gruppo. Esattamente come quegli adolescenti che sebbene abbiano tutta la vita davanti, si sentono lontani, diversi, isolati. E non sanno come uscirne.

Vediamo ora dove nasce questa leggenda, questa storia raccapricciante. Molto probabilmente tutto è nato come una di quelle storie da campeggio che si raccontano davanti al fuoco per farsi venire un po’ di paura. Poi, a furia di essere raccontata, rimodellata e risistemata è diventa una “Creepypasta”. Si tratta di un gioco di parole tra “Cute and Paste” ossia copia incolla, e “Creepy” spaventoso: così si chiamano quelle leggende metropolitane dell’orrore che non si sa mai quanto abbiano di vero. Pare che la Blue Whale Challenge abbia tratto ispirazione, se di questo si può parlare, dal suicidio di Rina Palenkova che su VKontakte, un social molto famoso in Russia, ha documentato il suo suicidio a soli 16 anni con foto e video. Da questo gesto è nato un gruppo denominato “F57” e pare fosse un contenitore di informazioni inquietanti e testimonianze di persone con tendenze suicide. Era il 2015 e, da quel momento in Russia l’ondata di strani suicidi non si è più fermata: almeno 1500 ragazzi ogni anno si levano la vita.

La vicenda ha rapidamente fatto il giro del web suscitando l’interesse morboso di altri ragazzi di tutto il mondo che avrebbero iniziato a cercare informazioni sul come aderire al gruppo per partecipare alla Blue Whale. Ovviamente non è che leggendo l’articolo viene voglia di farlo, come non si diventa pescatori leggendo un articolo di pesca, ma può essere che in soggetti disturbati o particolarmente fragili queste notizie abbiano fatto presa e, soprattutto, abbiano innescato un senso di comunità in quei ragazzi che si sentono magari esclusi e soli.

Blue Whale: regole del gioco e perché starne alla larga

Ciclicamente compaiono dei giochi pericolosi che influenzano la vita di ragazzi normali e li spingono a compiere gesti folli. Questa volta si tratta della “Blue Whale Challenge”. L’argomento è balzato agli onori delle cronache dopo il servizio de Le Iene di Matteo Viviani: il giornalista si è addentrato in Russia e ha parlato con i genitori di alcuni ragazzi morti suicidi per questo tremendo gioco del Blue Whale, arrivando poi in Italia dove un 15enne si è tolto la vita a Livorno lanciandosi da un palazzo di ventisei piani per seguire le regole della Blue Whale Challenge.

In cosa consiste questo gioco della morte? Quali regole ci sono e perché ha così presa sui ragazzi? Dietro a questo Blue Whale Challenge si nascondono persone in grado di manipolare la mente di studenti della vostra età e si fanno chiamare “curatori” o “tutor”. Sono loro che dettano le regole del gioco. Alcune di queste, le prime almeno, sono assurde (ve ne accorgerete da soli!), ma più si va avanti nella Blue Whale Challenge che dura 50 giorni, più tutto sembra veramente ai limiti della sopportazione.

Eppure i ragazzi che iniziano questo gioco finiscono in un turbine di dipendenza in grado di spingerli a compiere gesti folli come il suicidio. È un continuo incitare un giovane di età tra i 9 e i 17 anni a farsi del male, a soffrire. Tutto questo fino al 26esimo giorno in cui il tutor dirà al ragazzo

il giorno in cui dovrà morire, che è il 50esimo a partire daN’inizio del gioco, lanciandosi da un palazzo molto alto.

Ecco le 50 regole della Blue Whale Challenge come riportano alcuni media. Ve le segnaliamo per aiutarvi a scoprire se qualcuno che conoscete sta facendo qualcosa di stupido legato a questo gioco della morte e, leggendole, speriamo vi rendiate conto che è follia farsi del male per ordine di uno sconosciuto.

1. Incidete sulla vostra mano con il rasoio “f57” e inviate una foto al curatore

2. Alzatevi alle 4.20 del mattino e guardate video psichedelici e dell’orrore che il curatore vi ha inviato direttamente.

3. Tagliatevi il braccio con un rasoio lungo le vene, ma non troppo profondi. Solo tre tagli, poi inviate la foto al curatore.

4. Disegnate una balena su un pezzo di carta e inviate una foto al curatore.

5. Se siete pronti a “diventare una balena” incidetevi “yes” su una gamba. Se non lo siete tagliatevi molte volte. Dovete punirvi.

6. Sfida misteriosa.

7. Incidetevi sulla mano con il rasoio “f57” e inviate una foto al curatore.

8. Scrivete “#i_am_whale” nel vostro status di VKontakte.

9. Dovete superare la vostra paura.

10. Dovete svegliarvi alle 4.20 del mattino e andare sul tetto di un palazzo altissimo.

11. Incidetevi con il rasoio una balena sulla mano e inviate la foto al curatore.

12. Guardate video psichedelici e dell’orrore tutto il giorno.

13. Ascoltate la musica che vi inviano i curatori.

14. Tagliatevi il labbro.

15. Passate un ago sulla vostra mano più volte.

16. Procuratevi del dolore, fatevi del male.

17. Andate sul tetto del palazzo più alto e state sul cornicione per un po’ di tempo.

18. Andate su un ponte e state sul bordo.

19. Salite su una gru o almeno cercate di farlo.

20. Il curatore controlla se siete affidabili.

21. Abbiate una conversazione “con una balena” (con un altro giocatore come voi o con un curatore) su Skype.

22. Andate su un tetto e sedetevi sul bordo con le gambe a penzoloni.

23. Un’altra sfida misteriosa.

24. Compito segreto.

25. Abbiate un incontro con una “balena”.

26. Il curatore vi dirà la data della vostra morte e voi dovrete accettarla.

27. Alzatevi alle 4.20 del mattino e andate sui binari di una stazione ferroviaria.

28. Non parlate con nessuno per tutto il giorno.

29. Fate un messaggio vocale dove dite che siete una balena

Le regole dalla 30 alla 49 sono poi identiche: ogni giorno svegliatevi alle 4.20, guardate video horror, ascoltate la musica che il curatore vi manda, fatevi un taglio sul corpo al giorno, parlate a “una balena”.