Questa volta parliamo di buon mezzi, per il quale sono state molte modifiche, infatti adesso si può estendere rendere il più alto. Novità, infatti molto importanti, con regole da leggere attentamente per fare in modo di usufruirne e prendere indietro gran parte del biglietto.

La novità è contenuta nella Legge di Bilancio 2018 e prevede sconti per sé e per i famigliari a carico. Lo ricorda la stessa Agenzia delle Entrate che sul suo profilo Twitter ha pubblicato un post per riepilogare alcune informazioni sulla misura. Si tratta – spiegano dall’Agenzia – «di una detrazione Irpef del 19% per le spese sostenute per l’acquisto degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale, su un costo annuo massimo di 250 euro. L’agevolazione riguarda sia le spese sostenute direttamente dal contribuente per l’acquisto di un abbonamento del trasporto pubblico, sia quelle affrontate per conto dei familiari fiscalmente a carico», si aggiunge.

La legge di bilancio 2018 ha previsto due differenti strumenti per incentivare e agevolare l’utilizzo del trasporto pubblico locale, regionale e interregionale: una specifica detrazione Irpef e una ipotesi di esenzione fiscale (articolo 1, comma 28, legge 205/2017).
La ratio delle nuove previsioni è da ricercare nella volontà del legislatore di incoraggiare il ricorso ai mezzi pubblici con l’obiettivo di ridurre il traffico soprattutto nelle grandi città, con ricadute positive anche sotto il profilo ambientale.

Una delle due ipotesi agevolative, peraltro, non è una novità assoluta: infatti, la detrazione Irpef era stata già prevista dalla legge finanziaria 2008 (articolo 1, comma 309, legge 244/2007) ed era stata prorogata dalla finanziaria dell’anno successivo (articolo 2, comma 7, legge 203/2008).

La detrazione Irpef
Come anticipato, è stata reintrodotta la detrazione Irpef del 19% delle spese sostenute per l’acquisto degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale, per un importo non superiore a 250 euro (nuova lettera i-decies, comma 1, articolo 15, Tuir).
Non sono agevolabili, quindi, le spese per l’acquisto di singoli titoli di viaggio.

La detrazione si applica per le spese sostenute dal 1° gennaio 2018, quindi potrà essere fatta valere con le dichiarazioni dei redditi che i contribuenti saranno chiamati a presentare nel 2019 (relative, appunto, al periodo d’imposta 2018).

Fermo restando il limite annuo di importo complessivo (250 euro), la detrazione spetta anche per le spese sostenute per i familiari fiscalmente a carico (articolo 15, comma 2, primo periodo, Tuir).

La detrazione massima spettante, quindi, è pari a 47,50 (19% di 250).

Spese per il trasporto pubblico e reddito di lavoro dipendente
L’utilizzo del trasporto pubblico viene incentivato anche attraverso la previsione di un meccanismo di detassazione delle somme percepite, direttamente o indirettamente, dai lavoratori dipendenti dai propri datori di lavoro per l’acquisto degli abbonamenti.
Infatti, la legge di bilancio, modificando la disciplina della determinazione del reddito di lavoro dipendente, ha previsto anche che le somme erogate o rimborsate alla generalità o a categorie di dipendenti dal datore di lavoro, ovvero le spese da quest’ultimo direttamente sostenute, volontariamente o in conformità a disposizioni di contratto, di accordo o di regolamento aziendale, per l’acquisto degli abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale del dipendente e dei familiari fiscalmente a carico, non concorrono a formare il reddito di lavoro del dipendente (nuova formulazione della lettera d-bis, comma 2, articolo 51, Tuir).

Dal punto di vista soggettivo, quindi, le somme devono essere state erogate o rimborsate ovvero le spese devono essere state sostenute, dal datore di lavoro, a favore della generalità dei dipendenti o di categorie omogenee di dipendenti.

Le spese agevolabili sono quelle sostenute per l’acquisto dei soli abbonamenti, non anche di singoli biglietti.

Gli abbonamenti possono essere riferiti sia al trasporto pubblico locale sia a quello regionale e interregionale.

Rientrano nel perimetro dell’agevolazione anche le spese per gli abbonamenti dei familiari fiscalmente a carico del dipendente.

La legge di Bilancio 2018, all’art. 1, comma 28, rispolvera la detraibilità del 19% ai fini IRPEF, fino a un massimo di 250 euro, con un risparmio di 47,50 euro, delle spese sostenute per l’acquisto degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale. Il beneficio spetta anche se la spesa è stata sostenuta nell’interesse delle persone fiscalmente a carico (coniuge, figli e altri familiari) indicate nell’articolo 12 del TUIR

Torna utile la circolare n. 19/E/2008 dell’Agenzia delle Entrate con i chiarimenti forniti nella precedente occasione. La circolare precisa che per “abbonamento” deve intendersi un titolo di trasporto che consenta al titolare autorizzato di poter effettuare un numero illimitato di viaggi, per più giorni, su un determinato percorso o sull’intera rete, in un periodo di tempo specificato. Deve trattarsi di spese per gli abbonamenti che implicano un utilizzo non episodico del mezzo di trasporto pubblico con la conseguenza che devono ritenersi esclusi: • i titoli di viaggio che abbiano una durata oraria, anche se superiore a quella giornaliera, quali ad esempio i biglietti a tempo che durano 72 ore; • le cosiddette carte di trasporto integrate che includono anche servizi ulteriori rispetto a quelli di trasporto quali ad esempio le carte turistiche che oltre all’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblici consentono l’ingresso a musei o spettacoli.

Per servizi di trasporto pubblico locale, regionale o interregionale devono intendersi quelli aventi ad oggetto trasporto di persone, ad accesso generalizzato, resi da enti pubblici ovvero da soggetti privati affidatari del servizio pubblico sulla base di specifiche concessioni o autorizzazioni da parte di soggetti pubblici. Rientra in tale categoria qualsiasi servizio di trasporto pubblico, a prescindere dal mezzo di trasporto utilizzato, che operi in modo continuativo o periodico con itinerari, orari, frequenze e tariffe prestabilite. Atteso l’ampio riferimento all’ambito “locale, regionale e interregionale” contenuto nella norma, il beneficio può riguardare gli abbonamenti relativi a trasporti pubblici che si svolgono tanto all’interno di una regione, quanto mediante attraversamento di più regioni. Per via del noto principio di cassa, la detrazione può essere calcolata sull’intera spesa sostenuta durante l’anno anche se l’abbonamento scade nell’esercizio successivo. Per fruire della detrazione IRPEF sulle spese per l’acquisto degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico i contribuenti sono tenuti ad acquisire e conservare una specifica documentazione da esibire in caso di richiesta da parte dell’ufficio e/o in sede di compilazione della dichiarazione dei redditi con l’assistenza dei CAF o degli intermediari abilitati. I biglietti di viaggio da conservare dovranno contenere le seguenti indicazioni:

  • ditta, denominazione o ragione sociale o nome e cognome della persona fisica ovvero il logo distintivo dell’impresa e numero di partita IVA del soggetto emittente il titolo di viaggio o che effettua la prestazione di trasporto; • descrizione delle caratteristiche del trasporto; • ammontare dei corrispettivi dovuti; • numero progressivo; • data da apporre al momento dell’emissione o della utilizzazione. Le indicazioni di cui alle lettere b) e c) possono essere espresse anche in codice alfanumerico la cui decodificazione sia stata preventivamente comunicata al competente ufficio dell’Agenzia delle Entrate, ovvero stampata sul titolo di trasporto stesso. Se il titolo di viaggio acquistato non è nominativo lo stesso deve essere conservato e accompagnato da una autocertificazione effettuata nei modi e nei termini previsti dalla legge resa dal contribuente in cui si attesta che l’abbonamento è stato acquistato per il contribuente o per un suo familiare a carico. In alternativa alla detrazione, le spese per abbonamenti al servizio di trasporto pubblico possono assumere anche natura di benefit per lavoratore e in tal caso, ai fini dell’esenzione dal reddito di lavoro, si ritiene che sia agevolabile l’intera spesa sostenuta (art. 51, comma 2, lett. f) senza rispettare il limite massimo complessivo di euro 250

Probabilmente l’esistenza del bonus benzina o carburante non è conosciuta a molti italiani, quest’ultimi sempre più orientati al risparmio. Si tratta di un interessante sostegno alle famiglie, ritornato attivo dal 2014, grazie all’operato dei ministri Guidi e Padoan. I due, ai vertici del Ministero dell’Economia, hanno cercato di avvicinarsi alle esigenze degli italiani dando loro un aiuto economico che fa parte di un complessivo di fondi stanziati pari a 170 milioni di euro. Nello specifico, la disponibilità dei fondi va ai cittadini residenti nelle regioni dove esiste un’attività estrattiva o di rigassificazione per l’appunto. Fra queste Veneto e Liguria, ma anche la Basilicata, dove il bonus benzina potrà essere richiesto comprensivo di arretrati.

384mila card distribuite in Basilicata

Nonostante il bonus benzina sia tornato attivo nel 2014 successivamente all’approvazione del Decreto Guidi, diversi cittadini che presentano i requisiti per goderne non sono probabilmente nemmeno conoscenza di tale aiuto, pertanto non l’hanno mai richiesto. Ci riferiamo a quanto successo in Basilicata, poiché i fondi messi a disposizione dal Governo ma non ancora usufruiti dai cittadini sono pari a ben 7 milioni di euro. In soldoni, cosi come confermato da Poste Italiane, in giro ci sono bonus benzina sotto forma di carte prepagate pari a 384mila unità, dunque una cifra indubbiamente rilevante. E’ adesso possibile però recuperarli per consumarli ovviamente nei vari distributori sparsi in Basilicata .

Inoltre, in alcuni casi le carte messe a disposizione contengono pochi euro, ma per essere sicuri del proprio saldo basta recarsi alle Poste e verificarlo inserendo l’apposito pin ricevuto al momento del rilascio della card, per poi decidere quando spendere il tutto, prestando attenzione nel farlo prima che finisca il 2018: l’operazione di recupero infatti sarà definitivamente chiusa, con le carte disattivate e non più utilizzabili, ad inizio 2019.

Chi può richiedere il bonus benzina

Il Decreto Guidi inerente il bonus benzina si è avvicinato alla situazione economica degli italiani. Per poter usufruire della parte spettante sui 93 milioni di euromessi a disposizione nella quarta erogazione dal Governo, si devono rispettare però determinati requisti in termini di reddito familiare. Per esempio, una famiglia con un ISEE al di sotto dei 28mila euro, riceverà ben 60 euro per ciascun membro della stessa: chi supera i 75 mila euro di reddito invece avrà l’importo minimo di 30 euro, per un nucleo formato quattro persone si potrà dunque arrivare a percepire quindi ben 150 euro. “Beneficiario” è la persona fisica maggiorenne e munita di patente di guida  residente nella regione interessata dalle estrazioni di idrocarburi liquidi e gassosi. Per problemi riguardanti smarrimento, perdita del pin o furto della card per la benzina o il gas basta rivolgersi agli sportelli delle Poste Italiane.