Molti pazienti, ogni giorno, muoiono, soffrono o subiscono danni alla loro salute a causa della cattiva qualità delle cure che ricevono. Nella maggior parte dei casi morti e sofferenze potrebbero essere evitate assicurando standard ordinari di cura. Uno studio condotto su 12.000 americani, residenti in 12 aree metropolitane, ha valutato la qualità dell’assistenza ricevuta attraverso 439 indicatori per 30 condizioni acute, croniche e di prevenzione: asma, cancro del seno, scompenso cardiaco, diabete, mal di testa, ipertensione, frattura del femore,interventi di prevenzione, …..

Un’assistenza sanitaria di scarsa qualità è responsabile di circa cinque milioni di morti all’anno, più di quelli causati dalla mancanza stessa di cure, ovvero 3,6 milioni. E’ quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista The Lancet, secondo cui il dato è cinque volte superiore anche rispetto alle morti annuali per Aids (pari a un milione) e oltre tre volte più alto rispetto ai decessi per diabete (1,4 milioni).

La vasta epidemia di cure di bassa qualità, che si verifica soprattutto negli Stati a medio e basso reddito, è responsabile dell’84% delle morti cardiovascolari, della metà delle malattie che colpiscono le donne durante o dopo il parto e dell’61% di quelle che colpiscono i neonati. in particolare, circa un milione di morti per malattie neonatali si è verificato in bimbi che hanno usufruito di un sistema sanitario ma hanno ricevuto scarsa cura, come ad esempio in seguito a una gestione sbagliata di diarrea o tubercolosi.

Andando a considerare Paese per Paese si osserva, ad esempio, che in India 1,6 milioni di morti all’anno sono dovute a un’assistenza sanitaria di scarsa qualità e 838mila a causa dell’accesso insufficiente alle cure. “La qualità dell’assistenza non è un dato di fatto. Ci vuole visione, pianificazione, investimento, compassione, esecuzione meticolosa e monitoraggio rigoroso anche della più piccola e remota clinica”, ha commentato Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore dell’Oms.

Al contributo in tema di risarcimento del danno da errore medico pubblicato dal nostro giornale in autunno sono seguite diverse richieste di informazioni da parte dei nostri lettori. Le abbiamo girate al Prof. Paolo Vinci, avvocato con studio in Milano, di poter nuovamente contare sulla sua pluridecennale esperienza in questo campo.

Molti lettori si sono chiesti per quale motivo sia così difficile punire il medico che ha sbagliato… “Conosco molto bene, purtroppo, le conseguenze che possono derivare da un errore medico. Conseguenze che spesso riguardano ambiti famigliari, sociali e lavorativi inimmaginabili. Comprendo anche che, di fronte al danno, per la vittima o per i suoi congiunti le ‘sbarre’ sembrano essere gli unici strumenti in grado di soddisfare concretamente la propria sete di giustizia. Ribadisco, tuttavia, che la condanna penale esige una dimostrazione del dolo o della colpa grave.

Dal punto di vista civilistico, invece, l’accertamento della responsabilità medica, anche per i casi di responsabilità oggettiva e di colpa lieve, apre le porte al risarcimento del danno che sarà congruo, in quanto sarà proporzionato al danno ed alla percentuale di responsabilità da addebitare al medico negligente”. Parlando di risarcimento, aveva accennato ad una finalità ulteriore da lei perseguita con il suo lavoro “Mi occupo di errore medico da così tanto tempo che mi sembra del tutto inaccettabile che, a distanza di decenni da quelli che sono stati i miei primi casi, si continuino a fare pressoché gli stessi errori, procurati da inefficienza o disorganizzazione della struttura ospedaliera, dell’equipe sanitaria e dello stesso medico, da errata o intempestiva diagnosi e da somministrazione errata o tardiva di farmaci. Errori che portano alle solite, tristi conseguenze.

Molte persone perdono la vita. Altre ne rimangono irrimediabilmente segnate. Ecco quindi che il dato umano ed etico di ogni singola vicenda deve essere messo in primo piano rispetto agli aspetti giuridici ed assicurativi. E’ un tributo dovuto alle vittime dell’errore medico, ma anche ai loro familiari, che spesso subiscono, in silenzio, situazioni di handicap per invalidità permanente, o per riduzione della propria capacità a produrre reddito, ignorando di essere titolari del diritto di perseguire il giusto risarcimento. Ecco quindi che la tutela delle vittime rappresenta un segno di civiltà che va ben oltre quello che è il mero obiettivo risarcitorio.

Oltre a far conseguire alle vittime un equo indennizzo per i danni morali e materiali subiti, essa serve ad elevare gli standard qualitativi del servizio sanitario tramite la creazione di protocolli di intervento finalizzati a fare in modo che determinati errori non si ripetano”. L’obiettivo è chiaro. Eppure, la strada da percorrere sembra ancora molto lunga e piena di ostacoli. I numerosi casi di malasanità che la cronaca mette in evidenza sembrano esserne una conferma… “Rispetto al passato, l’opinione pubblica è molto più sensibile ed attenta alle vicende riguardanti la sfera dei diritti inviolabili della persona quale è, appunto, il diritto alla salute. Tuttavia, si registra anche una obiettiva crescita del numero di errori medici. Il dato non deve sorprendere se si considera, per un verso, la crescita esponenziale di interventi di medicina estetica e di chirurgia estetica; per altro verso, i sempre più numerosi interMalasanità: prevenire il danno si può… chiedere il giusto risarcimento si deve venti finalizzati a riparare errori dovuti a precedenti interventi estetici.

Accanto ai dati statistici legati agli interventi non indispensabili, vi sono quei casi di malasanità che coinvolgono pazienti costretti a ricorrere alle cure mediche e, purtroppo, rimasti vittime dell’istituzione sanitaria alla quale avevano affidato la propria vita. Si tratta di casi molto tristi che spesso coinvolgono donne in gravidanza e bambini ai quali bisogna rivolgere un’attenzione particolare, operando nella consapevolezza che la tutela prestata può contribuire, indirettamente, a fare in modo che quanto accaduto non accada nuovamente”. Torniamo alle accortezze da seguire prima di sottoporsi ad un intervento chirurgico, soprattutto se non necessario “Le parole chiave sono essenzialmente due: competenza ed informazione. Per gli interventi salva-vita e quelli dall’esito più incerto, invito a valutare sempre l’opportunità di rivolgersi a strutture sanitarie ed equipe mediche in grado di eseguire le tecniche richieste. In generale, se possibile, è indispensabile affidarsi a medici di rinomata esperienza che prima di prendere in mano un bisturi si preoccupino di conoscere per bene il paziente e di informarlo su tutti gli aspetti e i rischi dell’intervento.