“Prevenire è meglio che curare”. Questo è uno dei motti che ci vengono insegnati fin dai nostri primi anni di vita. I nuovi camici bianchi si confrontano con una medicina sempre più volta alla prevenzione. Oggi è diventato fondamentale essere in grado di individuare una patologia prima che questa possa manifestarsi. L’esempio più lampante di ciò è il cancro. È chiaro a tutti, infatti, che per avere una speranza maggiore di sopravvivere ad un tumore, l’unico modo è accorgersi quanto prima di doverlo combattere.

Entro il 2020 in tutte le regioni italiane il vecchio Pap Test sarà sostituito dall’innovativo HPV Test, più sensibile nell’intercettare il papilloma virus, responsabile del cancro alla cervice uterina. Il test di Papanicolau, progettato ben 70 anni fa, non andrà comunque in pensione: grazie alla sua maggiore specificità verrà sfruttato come screening di verifica in tutte le donne positive all’HPV Test.

Pronti a dire addio al Pap test, il quale sarà sostituito dal nuovo test HPV. Sembra proprio che già in alcune regioni del centro-nord, questo nuovo test abbia sostituito il pap test come prima screening per poter individuare nelle donne la presenza del virus del papilloma virus umano, ovvero il principale responsabile del tumore al collo dell’utero. Se già in alcune regioni questa sostituzione è avvenuta entro il 2020 e dovrà valere effettivamente per tutti. Il Pap test è utilizzato da circa 70 anni, ed ha lo scopo proprio di individuare la presenza del virus del papilloma virus nelle donne e resta comunque sempre consigliato, ma in seconda battuta al fine di approfondire delle eventuali casi di positività. Il nuovo test pare sia in grado di individuare in modo piuttosto precoce la presenza del papilloma virus e starebbe sostituendo in Italia il Pap test, l’esame che viene utilizzato da oltre 70 anni dalle donne come screening per poter individuare le eventuali lesioni precancerose del collo dell’utero.

Questa sostituzione dovrebbe avvenire in pieno entro il 2020 e già è una realtà in Alcune regioni del centro nord, dove questo test è preferito proprio al Pap test. Purtroppo alcuni tipi di HPV per i quali esiste al giorno d’oggi il vaccino, possono portare all’insorgenza del tumore del collo dell’utero. Adesso Grazie a questo nuovo screening piuttosto preciso e molto valido, si potrebbe diagnosticare in tempo la compresenza del papilloma virus. Il test si effettua esattamente come il precedente, ovvero attraverso il prelievo di un campione di cellule dalla cervice uterina e questo pare sia in grado di individuare la presenza ancora prima che si presentino delle modificazioni ben visibili al Pap test.

Stando a quanto riferito dal Piano Nazionale prevenzione 2014-2018 del Ministero della Salute, entro quest’anno altre regioni avrebbero dovuto prevedere il test HPV come esame primario per tutte le donne fra i 30 ed i 64 anni, ma secondo i dati dell’osservatorio Nazionale screening alla fine del 2017 lo avrebbero fatto soltanto 6 regioni ovvero il Piemonte e il Veneto e l’Emilia Romagna, l’Umbria, la Toscana e la Basilicata. «Sono a buon punto Abruzzo, Valle d’Aosta, Campania, Lazio, Liguria, Lombardia, Molise e Trento. Hanno appena iniziato il percorso Sicilia e Calabria, mentre non sono partite Friuli, Marche, Puglia, Sardegna e Bolzano», spiega Marco Zappa, presidente dell’Ons.

 «Entro il 2020 l’Italia dovrebbe essere a regime. Siamo tra i Paesi più avanti al mondo, e, tra quelli europei, solo l’Olanda è al nostro livello», aggiunge ancora quest’ultimo. I ricercatori dell’Università della California a Davis, hanno rilevato che, mentre i Pap test sono ancora molto efficaci per rilevare le cellule precancerose, il test HPV è un eccellente strumento di screening.

Introduzione alle 100 domande sull’HPV Che cosa sono le 100 domande sull’HPV?

♦ Sono tre documenti di domande e risposte sul papilloma virus umano (HPV).
♦ Due sono rivolti sia alle utenti sia agli operatori dei programmi di screening per la prevenzione del tumore del collo dell’utero, dei consultori e degli ambulatori vaccinali. Un documento è rivolto ai soli operatori. I tre documenti sono i seguenti:
Alcune informazioni sul virus HPV: informazioni brevi per le utenti Altre informazioni sul virus HPV: informazioni approfondite per le utenti Virus HPV: informazioni per gli operatori
I documenti si possono scaricare dai siti dell’Osservatorio Nazionale Screening e del GISCi. Che cosa è l’HPV?
♦ E’ un virus associato in modo causale al cancro della cervice ed è presente praticamente in tutti i tumori invasivi. Negli ultimi anni è diventato disponibile un test per la sua identificazione. Dal febbraio 2007 è disponibile un vaccino preventivo.
Perché fare le 100 domande sull’HPV?
♦ Da gennaio 2008 è partita la vaccinazione gratuita per le ragazze nel 12° anno di vita. Attualmente il test HPV è raccomandato come test di screening primario, come test di triage di ASC-US, e in altri contesti particolari.
♦ Anche oggi sia le utenti sia gli operatori degli screening si devono confrontare con domande sull’HPV, non tutte di facile risposta. A parte poche eccezioni, non è facile trovare in rete un’informazione di qualità e in lingua italiana sul papillomavirus.
♦ L’HPV comporta anche sfide comunicative non indifferenti, legate a due tematiche difficili come le malattie sessualmente trasmissibili e i tumori. Alcuni studi evidenziano che, comunque utilizzato, il test HPV tende a indurre un preciso carico d’ansia, aggiuntivo rispetto a quello legato alla diagnosi di Pap-test anormale. Questa consapevolezza ha spinto i ricercatori ad analizzare il fenomeno e far emergere indicazioni utili su come comunicare sul- l’HPV, in particolare cercando di individuare temi e domande chiave sull’HPV.
Come è nato il Progetto 100 domande?
♦ L’Osservatorio Nazionale Screening ha tra i suoi scopi quello di promuovere la qualità della comunicazione. Nel 2003 ha favorito la nascita del Gruppo di lavoro interscreening sulla comunicazione (GDLIS), che raccoglie operatori di GISCi GISMa e GISCoR.
♦ Tra gli obiettivi del GDLIS c’è quello di sviluppare un’informazione di qualità sugli screening oncologici. I primi due progetti realizzati riguardano l’HPV e lo screening del carcinoma del colon retto.
Sono davvero 100 le 100 domande?
♦ No, ma continuano a crescere e potrebbero diventare molte di più.
♦ Inoltre, questo titolo ci piaceva molto. Usarlo è stato anche un modo per riconoscere il contributo dato allo screening da due documenti, che sono stati una risorsa preziosa per molti operatori.

A chi sono destinate?
♦ Due documenti sono destinati sia alle utenti sia agli operatori: uno contiene le informazioni brevi sull’HPVun altro delle informazioni più estese.
♦ Il terzo documento contiene informazioni specifiche per gli operatori.
Quale è l’obiettivo delle 100 domande?
♦ Fornire alle utenti e agli operatori dei programmi di screening citologico, dei consultori e degli ambulatori vaccinali un’informazione di qualità sull’HPV.
Che cosa vuol dire una informazione di qualità?
♦ Una informazione di qualità deve essere chiara, accessibile, aggiornata, basata sull’evidenza, trasparente sui propri limiti e capace di indicare ulteriori fonti di informazione. Deve inoltre identificare chiaramente i propri destinatari e obiettivi, e fornire informazioni coerenti con questi dal punto di vista grafico, dei contenuti e del linguaggio.
♦ Idealmente, dovrebbe essere sviluppata assieme ai destinatari, o comunque aver messo in atto un meccanismo di verifica con questi.
♦ Sottolineiamo però che l’informazione scritta non è mai sostitutiva di una buona comunicazione interpersonale, ma complementare ad essa.
Come sono state sviluppate Alcune informazioni sull’esame per il papilloma virus, le informazioni brevi sull’HPV?
♦ Il documento Alcune informazioni sull’esame per il papilloma virus utilizza i risultati della revisione dei materiali informativi utilizzati nel triage per l’HPV dello screening citologico di Firenze.
♦ L’indagine è stata condotta mediante gruppi focus con utenti, una tecnica di ricerca qualitativa che esamina nel corso di una discussione guidata da un moderatore il maggior numero di aspetti, positivi e negativi, associati a un argomento di cui tutti i partecipanti hanno esperienza specifica.
♦ Tra febbraio e giugno 2006 sono stati effettuati sei gruppi focus della durata di circa 1 ora e mezzo ciascuno.
Quali sono stati i risultati di questa prima fase del lavoro?
♦ L’indagine ha confermato la difficoltà di comunicare sull’HPV. I materiali testati sono risultati scarsamente comprensibili e capaci di provocare ansia e disagio. L’incomprensibilità è risultata collegata al lessico utilizzato, alla lunghezza del testo, al numero dei temi trattati, alla loro sequenza logica e alla frammentazione con cui le informazioni erano fornite nel corso del triage. Il disagio era acuito dal fatto che l’invito a eseguire il test non forniva informazioni sul virus né consentiva di ottenerle tramite un front office telefonico.
♦ L’ansia osservata nelle utenti era provocata dalla difficoltà di capire i punti chiave dell’informazione fornita e di contestualizzare il reale rischio di tumore e le modalità del contagio. Tali risultati sono in linea con quanto sottolineato successivamente da uno studio analogo.
Il nuovo materiale è risultato comprensibile?
♦ Dall’indagine è emerso che le informazioni brevi sull’HPV diventano comprensibili solo quando sono sintetiche e concentrate sugli aspetti essenziali della sequenza infezione-cancro.
♦ E’ anche importante che le informazioni siano fornite assieme all’invito a eseguire il test HPV e che specifichino come se ne possano ottenere altre di più approfondite.
Come sono state sviluppate le informazioni più estese per le utenti e quelle per gli operatori?
♦ La prima fase del lavoro aveva identificato una serie di domande sull’HPV aggiuntive rispetto a quelle contenute nel materiale di base. Le utenti avevano considerato queste domande rilevanti ma ritenevano che le risposte dovessero essere fornite a voce dagli operatori oppure che fossero disponibili in rete.
♦ Nell’autunno del 2006 si è riunito un gruppo di operatori con esperienza diretta del contatto con le utenti degli screening. Il gruppo ha completato la lista delle domande supplementari e ha formulato la prima bozza delle risposte.
♦ Queste risposte sono state testate in due ulteriori gruppi focus che si sono tenuti a Rimini alla fine del 2006.
♦ Il gruppo ha anche sottolineato la necessità di formulare un documento informativo specifico per gli operatori, complementare ma più approfondito rispetto ai due documenti per le utenti.
♦ Nel 2007 sono stati completati il documento esteso per utenti e quello per operatori. Tutti i materiali sono stati rivisti dagli altri membri del gruppo, a cui è stato richiesto un particolare rigore nella verifica della correttezza dei contenuti.
Da chi è formato il gruppo di lavoro delle 100 domande HPV?
♦ E’ formato da operatori con diversi profili professionali: infermieri, ostetriche, biologi, ginecologi, patologi, oncologi, epidemiologi, medici di sanità pubblica, la maggior parte membri del GISCi.
♦ Gli operatori sono coinvolti nello screening con varie modalità: dal contatto diretto con le utenti nei front office telefonici e negli ambulatori di 1° e di 2° livello alla gestione dei programmi di screening e alla partecipazione a studi sull’HPV.
Che tipo di donne hanno partecipato ai gruppi focus?
♦ In totale 62 donne hanno partecipato a otto gruppi focus. L’età media era di 46 anni ( la più giovane e 73 la più anziana). Il 41 % era inferiore ai 45 anni.
♦ Il 3% aveva completato le elementari, il 21% le medie inferiori, il 56% le medie superiori. Il 20% era laureato.
♦ Il 71% aveva un’occupazione, il 25% erano casalinghe, il 2% pensionate, il 2% studentesse.
Come è proseguito il lavoro delle 100 domande HPV?
♦ Dal 2007 abbiamo aggiornato le 100 domande 7 volte. Inoltre, nel 2008 e nel 2009 abbiamo ritestato le informazioni brevi in altri tre gruppi focus con utenti.
Che difficoltà ha presentato questo lavoro?
♦ Abbiamo cercato di coniugare la correttezza dei contenuti con la loro rilevanza per i destinatari (utenti e operatori) e la loro comprensibilità da par